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Sprint italiano a Bruxelles sui «fondi diretti»

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Sprint italiano a Bruxelles sui «fondi diretti»

  • –Chiara Bussi

A passo lento nella spesa per i fondi strutturali, ma a un ritmo decisamente più veloce nell’intercettare le opportunità di quelli a gestione diretta per la ricerca, l’innovazione e la competitività delle imprese. È la doppia faccia dell’Italia come beneficiario delle risorse europee.

Così, se uno dei (tristi) primati del nostro Paese è legato alla capacità di spesa del Fondo sociale europeo o del Fondo europeo di sviluppo regionale, migliorata solo negli ultimi anni, per quelli gestiti direttamente dalla Commissione Ue per il periodo 2014-2020 la musica cambia. Secondo i dati elaborati da Assocamerestero, l’Associazione delle Camere di commercio italiane all’estero, sui dati più aggiornati dell’esecutivo Ue riferiti al 2015, l’Italia si situa al quarto posto con oltre 3.600 bandi vinti nell’arena europea, dove, a differenza dei fondi a gestione indiretta, non esistono quote ripartite a monte per Paese, ma tutti giocano contro tutti e la qualità è ancora più decisiva.

Il primo beneficiario - ironia della sorte - è la Gran Bretagna, che proprio la scorsa settimana ha ottenuto il via libera di Westminster per avviare i negoziati di divorzio dalla Ue. Seguono la Francia e la Germania. In totale i primi dieci Paesi si sono aggiudicati 29mila progetti per un valore complessivo di 41 miliardi. Se il focus si sposta, invece, sulle risorse ottenute, è la Germania che stacca tutti e si aggiudica il 17% della torta (circa 6,9 miliardi), seguita da Gran Bretagna, Francia e Spagna, mentre l’Italia passa alla quinta posizione, con circa il 12% delle risorse (pari a 4,8 miliardi).

«I dati - sottolinea Gaetano Fausto Esposito, segretario generale di Assocamerestero - sfatano un falso mito e dimostrano che l’Italia non solo sa utilizzare i programmi europei, ma è anche tra i principali beneficiari».

A catalizzare l’attenzione del nostro Paese sono soprattutto tre programmi. Il primo è Horizon 2020, che finanzia progetti di ricerca e innovazione per consentire all’Europa di tornare a essere un attore globale più forte. Per il periodo 2014-2020 Horizon raccoglie l’eredità del settimo Programma quadro di ricerca e lo abbina al Programma quadro per la competitività e l’innovazione (Cip) e all’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (Iet) con un budget complessivo di oltre 77 miliardi di euro.

Le imprese italiane guardano con interesse anche a Cosme, il programma per la competitività delle imprese che punta a migliorare l’accesso ai finanziamenti per le Pmi e l’accesso ai mercati al di fuori della Ue. Con queste risorse viene finanziato anche il cosiddetto “Erasmus per giovani imprenditori”, il programma di scambio transfrontaliero che offre ai nuovi o aspiranti imprenditori l’opportunità di imparare i segreti del mestiere da professionisti già affermati che gestiscono Pmi in un altro Paese.

In Italia l’attenzione è alta anche per Erasmus+, che proprio nel 2017 compie trent’anni. Per il 2016 le linee di finanziamento sono legate alla mobilità di studenti, insegnanti, apprendisti o centri di ricerca per favorire l’integrazione europea.

«Se si scompongono i dati sui principali programmi - osserva Chiara Sumiraschi, economista del Gruppo Clas - emergono altre sorprese: secondo i dati riferiti al 2015, il 20% dei beneficiari di Horizon è italiano, a pari merito con la Francia, mentre per i bandi legati a Cosme il nostro Paese conta il 17% dei beneficiari complessivi, come Germania e più della Francia».

I margini di miglioramento riguardano, invece, Creative Europe, il programma quadro dedicato al settore culturale e creativo. Qui, spiega Sumiraschi, «l’Italia si è aggiudicata solo il 5% dei progetti». E ci sono ancora spazi per Connecting Europe, che punta ad accelerare i finanziamenti per la creazione di nuove infrastrutture per migliorare la crescita e l’occupazione, dove l’Italia riesce ad aggiudicarsi appena il 3-4% dei progetti.

Vietato, dunque, adagiarsi sugli allori. «Spesso le imprese italiane - conclude Esposito - hanno scarsa conoscenza dei programmi europei, e quindi delle opportunità offerte, o faticano nell’individuare il programma adatto alle proprie esigenze. Essere in possesso di strumenti di orientamento, formazione, rete di contatti e relazioni è dunque essenziale per cogliere tutte le opportunità».

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