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Renzi avanti, più vicina la scissione

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Renzi avanti, più vicina la scissione

  • –Emilia Patta

Roma

Matteo Renzi, lasciandosi volutamente alle spalle i “maneggi” delle varie correnti, avvia di fatto la campagna congressuale con due gesti simbolici: un blitz a Milano per un incontro con il Pd che ha sostenuto le scelte vincenti di Giuliano Pisapia prima e di Giuseppe Sala dopo (accomagnato, si sottolinea nell’entourage renziano, da due pezzi della nuova calsse dirigente del partito come Tommaso Nannicini e il segretario milanese Pietro Bussolati); e una e news agli iscritti e agli elettori per una chiamata alle armi: «Quando si è votato in direzione per fare il congresso è finita 107 a 12 per quelli che vogliono fare il congresso. Venite, amici. Dico anche a chi sta fuori dal Pd “venite e iscrivetevi”». E ancora, riferendosi a Massimo D’Alema e a tutta la minoranza sull’uscio: «Fare il congresso toglie ogni alibi a chi cerca ogni pretesto per alimentare tensioni interne… Mi domando come sia possibile fare una scissione sulla data di convocazione del congresso e non sulle idee».

In realtà Pier Luigi Bersani continua a chiedere un congresso più ponderato proprio per discutere di idee. Anche se poi la conclusione per l’ex segretario è sempre la stessa: le primarie si devono tenere dopo giugno, ossia dopo il voto amministrativo che coinvolgerà molte città. Mentre Renzi non ha alcuna intenzione di scavallare giugno: vuole rafforzare la sua leadership prima del voto nelle città proprio per gestire al meglio candidature e campagna elettorale. La data delle primarie aperte per l’elezione del nuovo segretario, atto che conclude il congresso, nello schema di Renzi vanno fatte entro aprile. Anche se i suoi “emissari” (dal numero due del Pd Lorenzo Guerini al ministro Graziano Delrio), e soprattutto Dario Franceschini, stanno proponendo alle minoranze il 7 o il 14 maggio in modo da chiudere definitivamente la finestra elettorale di giugno e rassicurare i contrari al voto subito. Ma uno slittamento di 2 o 3 settimane non basta a Bersani, come ha spiegato lui stesso. Motivo in più per Renzi per insistere sulla sua dead line: «E che, fanno la scissione per 15 giorni?». Insomma il braccio di ferro tra primarie entro aprile (che terrebbero aperta la finestra elettorale di giugno) o primarie a maggio (che la chiuderebbero definitivamente) non è con Bersani e i suoi ma interno alla stessa maggioranza che sostiene la leadership di Renzi, dal momento che Franceschini è da sempre contrario a un ritorno frettoloso alle urne. Della maggioranza al momento fa ancora parte il ministro Andrea Orlando, che in direzione lunedì si è distanziato dal leader proponendo una convenzione programmatica prima del congresso e su questo ha raccolto ieri attorno a sé tutti i parlamentari della corrente “giovani turchi. Tuttavia le parole di Orlando sulla leadership di Renzi sono inequivocabili: «Dopo la sconfitta del referendum dobbiamo riposizionare il partito. Ma Renzi è la persona che ancora e nonostante tutto può parlare con più forza all’Italia». Una candidatura del Guardasigilli potrebbe essere in campo solo se nei prossimi giorni dovesse emergere che è utile ad evitare la scissione. Ipotesi, per altro, non sgradita allo stesso Renzi.

Se apertura da parte della segreteria del Pd c’è in queste ore è sulla questione della convenzione programmatica, sostenuta anche da un big come il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. La proposta, che inserisce il confronto programmatico all’interno del percorso congressuale, è stata avanzata non a caso da due nomi della sinistra come l’ex leader dei Ds Piero Fassino e il ministro ex bersaniano Maurizio Martina: «Proponiamo che la Convenzione nazionale - prevista dalle attuali regole del Congresso dopo la fase dei congressi di circolo dedicata agli iscritti e prima del coinvolgimento degli elettori - divenga pienamente “Convenzione Programmatica” consentendoci così di rafforzare ulteriormente il nostro comune impegno di analisi, confronto e discussione». Una mediazione tesa non tanto a recuperare i bersaniani – che comunque saranno presenti all’assemblea di domenica assieme a Michele Emiliano ed Enrico Rossi – quanto a compattare attorno a un percorso condiviso tutto il resto del Pd.

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