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“Expat” italiani a quota 5,2 mln, il 50% con laurea o…

rapporto idos-ocse 2016

“Expat” italiani a quota 5,2 mln, il 50% con laurea o diploma

Dei 5 milioni e 200mila dei nostri connazionali ufficialmente registrati come italiani residenti all'estero dalle anagrafi consolari, oltre il 50% ha in tasca una laurea o un diploma. A fare il quadro del fenomeno “fuga dei cervelli” è il Rapporto sulle migrazioni curato per conto dell'Ocse dal Centro Studi e Ricerche Idos (spin off del gruppo di ricerca che ha ideato e per anni realizzato il “Dossier Statistico Immigrazione” della Caritas diocesana di Roma). Nel 2015, il numero delle cancellazioni dall'anagrafe verso l'estero sono state 145mila, l'8% in più rispetto al 2014. L'aumento è legato principalmente all'emigrazione di cittadini italiani (da 89mila a 102mila unità, pari a +15%), mentre i trasferimenti dei cittadini stranieri si riducono dai 47mila del 2014 alle 45mila unità (-6%).

Oltre un milione di italiani di origine straniera
Tra i dati messi in evidenza dal Rapporto - presentato oggi alla Stampa estera a Roma - spiccano i 178mila cittadini stranieri che nel 2015 hanno acquisito la cittadinanza italiana, portando a 1 milione e 150mila i cittadini italiani di origine straniera. Se continuerà questo trend, entro il 2050 arriveranno a 6 milioni, incidendo per oltre il 10% sul totale della popolazione. In particolare i “nuovi italiani” hanno origine albanese (20,4%) e marocchina (18,4%), le due comunità che sono state protagoniste dei flussi di ingresso già dagli anni '90. Sempre nel 2015, i cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia (compresi quelli di nazionalità Ue) ammontavano a 5.498.000 unità; di questi i cittadini di extra Ue regolarmente soggiornanti al gennaio 2016 erano 3.931.133.

Residenti stranieri a quota 14 mln nel 2065
Quella migratoria è una dinamica inevitabile, che attuerà una «transizione demografica senza precedenti», rileva il report, ma «non pone solo problemi», assicurando anche dei vantaggi: la popolazione residente straniera aumenterà di quasi 10 milioni, passando dai 4,6 milioni del 2011 a 14,1 milioni nel 2065. E in qualche modo terrà vivo il nostro Paese, visto che si ipotizza che nello stesso periodo la dinamica naturale della popolazione italiana sarà negativa per 11,5 milioni (differenza tra nuove nascite e decessi) mentre quella dei migranti positiva per 12 milioni.

Gli effetti positivi sui conti pubblici previdenziali
Il ruolo attivo dei migranti si rispecchia in positivo anche sui conti previdenziali nazionali. Nel 2015 gli immigrati hanno infatti versato 10,9 miliardi di euro alla previdenza pubblica, di cui sono fruitori solo marginali, e circa 6 miliardi di gettito fiscale. In termini di spesa pubblica, le entrate complessive che arrivano dagli immigrati presenti in Italia (16,9 mld di euro) superano ampiamente le uscite (14,7 mld di euro), con un surplus di 2,2 mld di euro. Quanto al mercato del lavoro, i lavoratori stranieri occupati rilevati dal Rapporto superano i 2 milioni e 300mila unità (+65mila in un anno), mentre i disoccupati si mantengono a quota 450mila. È straniero il 10,5% del totale dei lavoratori italiani, concentrati soprattutto nel terziario e nei lavori manuali dequalificati: il 16,1% degli occupati nelle costruzioni, il 18,3% negli alberghi e ristorazione, il 74,7% nei servizi domestici. Ma le imprese a gestione immigrata sfiorano ormai le 100mila unità (+5% nel 2015).

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