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Attuazione Ape e «fase 2»: riparte il cantiere-pensioni

Previdenza

Attuazione Ape e «fase 2»: riparte il cantiere-pensioni

ROMA- La partita sulle pensioni ricomincia. Anche se l’evoluzione del quadro politico potrebbe provocare nelle prossime settimane un repentino stop. Oggi Governo e sindacati si rivedono per fare il punto sullo stato della fase attuativa delle misure contenute nell’ultima legge di bilancio: dall’attuazione dell’Ape fino al rafforzamento delle quattordicesime. Ma al tavolo si comincerà a parlare di un altro snodo chiave dell’accordo siglato nel settembre dello scorso anno: la cosiddetta “fase 2” da far decollare a partire dal 2018. Un capitolo sensibile per i sindacati. Che in prima battuta chiederanno che non ci siano restringimenti delle platee concordate per il decollo delle misure previste dalla fase 1 (a cominciare da quelle sull’Anticipo pensionistico) e che venga rispettata in modo preciso la tempistica per il varo dei decreti attuativi.

Tre i Dpcm in rampa di lancio, da mettere comunque nero su bianco entro il 1° marzo: decollo dell’Anticipo pensionistico; Ape sociale per lavoratori impegnati in attività usuranti o disoccupati; accesso agevolato alla pensione per i lavoratori precoci. A questi provvedimenti si dovranno aggiungere un decreto ministeriale del ministero del Lavoro di concerto con quello dell’Economia sui nuovi criteri di accesso alla pensione anticipata per gli “usuranti” e un ulteriore decreto del Mef. Il tutto accompagnato dagli accordi quadro con Abi e Ania, che sono in via di perfezionamento, e dalla convenzione Inps–Mef sul Fondo di garanzia da 70 milioni sugli eventuali mancati rimborsi degli “apisti” diventati pensionati.


Ma Cgil, Cisl e Uil incalzeranno l’esecutivo anche sul rispetto del secondo capitolo dell’intesa raggiunta nello scorso autunno. Soprattutto su tre versanti: defiscalizzazione e rafforzamento della previdenza integrativa; nuove regole di riforma del sistema contributivo per rafforzarne l’equità e la flessibilità (con l’adeguamento alla speranza di vita che tenga conto della diversità di lavori/lavoratori); l’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui.

Sullo sfondo della discussione ci sarà anche un altro tema toccato dall’accordo di settembre, ovvero la possibilità di introdurre una pensione contributiva di garanzia per fasce di anni di contribuzione (con il concorso della fiscalità generale) anche in previsione del taglio strutturale del cuneo. Un taglio che il Governo Renzi aveva annunciato di voler realizzare a partire dal prossimo anno e che ora dovrà essere confermato o meno dall’esecutivo Gentiloni nel Def in arrivo ad aprile, sempreché il quadro politico lo consenta.

Nell’intesa dello scorso autunno Palazzo Chigi si era anche impegnato a rivedere il meccanismo di indicizzazione targato Letta che scade nel 2018 facendo leva su un meccanismo basato su scaglioni di importo, e non più per fasce d’importo. Il Governo Renzi aveva anche assunto l’impegno di individuare un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni a partire dal 2019.

Uno dei piatti forti della “fase 2” resta comunque quella della riforma della previdenza complementare partendo da una riduzione dell’aliquota fiscale (scendendo almeno a quota 14-15%)e adottando alcune misure per rendere più appetibile l’accesso alle forme integrative.

E non è da escludere che il prossimo Documento di economia e finanza possa già contenere qualche indicazione su questo fronte.

Chiaramente il primo punto nell’agenda dell’incontro di oggi resta quello dell’attuazione dell’Ape. Gli ultimi dettagli ai quali ha lavorato negli ultimi giorni l’unità di missione di Palazzo Chigi, coordinata da Marco Leonardi (v. Il Sole 24 Ore del 12 febbraio), riguardano anzitutto la definizione del primo tasso fisso d’ingresso e del premio assicurativo per l’anticipo finanziario dell’Ape volontaria, il cui costo complessivo non dovrà far sfondare al futuro pensionato la soglia del 30% dell’assegno Inps a regime. Tra i temi del confronto anche i le intese con i patronati che dovranno gestire il grosso delle domande per l’Ape

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