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Bocconi: legalizzare i migranti riduce il tasso di criminalità

studio pubblicato in america

Bocconi: legalizzare i migranti riduce il tasso di criminalità

Il riconoscimento del permesso di soggiorno ai migranti può dimezzare il loro tasso di criminalità, grazie al crollo di reati economici compiuti nel mercato del lavoro nero. Lo ha rilevato Paolo Pinotti, professore al dipartimento di analisi delle politiche e management pubblico della Bocconi, in un paper sul tema («Clicking on Heaven's Door: The Effect of Immigrant Legalization on Crime») pubblicato dalla American economic review. L'indagine ha evidenziato che la legalizzazione riduce dello 0,6% il tasso di criminalità dei migranti regolari, a fronte di un tasso di criminalità complessivo dell'1,1%.

In altre parole, chi ottiene il permesso è del 50% in meno propenso a delinquere rispetto a chi non ha potuto o voluto mettersi in regola: «La spiegazione più plausibile è che entrare nel mercato del lavoro legale fa da deterrente a invischiarsi in situazioni criminose. Il problema, appunto, è ottenere il permesso» spiega Pinotti al Sole 24 Ore.

“Cliccando” per lavorare in Italia

La ricerca di Pinotti ha preso spunto dai cosiddetti “click day”, la procedura telematica per l'assegnazione dei permessi di soggiorno previsti dalle quote annue. Istituiti circa 10 anni fa per snellire una pratica svolta solo su carta, i click day sono delle giornate ad hoc dove i datori di lavoro possono inviare una domanda online per la regolarizzazione dei propri dipendenti: colf, badanti, ma anche lavoratori di aziende di varie dimensioni. L'elaborazione delle domande avviene per ordine cronologico, nel senso che vengono accettate le pratiche fino all'esaurimento dei posti disponibili. Nel 2007, l'anno preso ad analisi da Pinotti, il click day è scattato alle 8 di mattina: l'ultima domanda accettata risale a meno di mezz'ora dopo (8:27) e dalle 9:40 in poi il traffico sul sito risulta pressoché nullo. Sulle circa 610mila richieste pervenute, solo il 28% (170mila) sono state accolte.

Risultato? Secondo l'analisi di Pinotti, il tasso di criminalità dei 170mila migranti legalizzati è calato di oltre la metà nel corso dell'anno successivo (il 2008), mentre il tasso di criminalità di chi è rimasto escluso non ha subito variazioni. «Quindi, il 70% che non ce l'ha fatta è rimasto esposto al lavori illegali e quindi a reati economici – dice Pinotti – Con ricadute anche nei “crimini violenti”, visto che sono spesso una conseguenza delle situazioni di illegalità sul

lavoro». Insomma, un effetto domino che aumenta l'insicurezza. «Per dire, anche una rapina può essere un reato economico – spiega Pinotti – Lo status legale impatta su tutto il resto, perché se c'è una fonte di sussistenza diminuisce la propensione a commettere reati». L'analisi sembra confermata anche dalla quota schiacciante (80%) di migranti senza permesso di soggiorno sul totale di migranti arrestati nell'anno precedente al primo click day, il 2006. Come si legge nell'articolo, «il principale vantaggio del permesso di soggiorno è la possibilità di lavorare in un'economia legale, cosa che migliora l'occupabilità e le prospettive di guadagno».

La soluzione? Un incontro più efficace tra domanda e offerta
Secondo Pinotti, una via di uscita dal meccanismo dei click day sarebbe un canale di matching più efficace tra la domanda e l'offerta dei lavori proposti ai (e dai) migranti. In linea teorica, l'assegnazione dei permessi di soggiorno dovrebbe essere destinata a stranieri residenti all'estero. Nei fatti, la realtà è quella che emerge dai click day: una calca improvvisa di domanda per mettere in regola chi già lavora e risiede in Italia. «Bisognerebbe favorire l'incontro con permessi di soggiorno temporanei per cercare un lavoro legale – dice Pinotti - Invece ora si pretende questo “match a distanza” che non si verifica mai». Gli impieghi cercati e assunti dai migranti rientrano spesso in settori poco coperti dagli italiani, anche se c'è chi parla ancora di un «furto» alla forza lavoro della Penisola e una spinta al ribasso delle retribuzioni. Una tesi che non convince Pinotti: «Mi sembra uno slogan populista. Dai dati emerge semmai una certa complementarità, perché i migranti vanno a coprire segmenti totalmente diversi – dice - I veri problemi possono esserci in paesi come Stati Uniti e Regno Unito, dove il mercato del lavoro è molto meno regolamentato e si crea una competizione con i lavoratori domestici».

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