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Per Dj Fabo suicidio assistito in Svizzera

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Per Dj Fabo suicidio assistito in Svizzera

  • –Marzio Bartoloni

Ha morso un pulsante che ha attivato l’immissione del farmaco letale, ponendo fine al suo calvario. Così si è dato il suicidio assistito in una clinica svizzera Dj Fabo, l’artista 40enne, tetraplegico e cieco dall’estate 2014 dopo un incidente stradale. Con lui i genitori, la fidanzata e alcuni amici. Ad assisterlo Marco Cappato, il radicale dell’associazione Coscioni che ieri mattina ne ha annunciato la scomparsa: «Fabo è libero, la politica ha perso, il vuoto normativo porta all’illegalità». Poco prima l’ultimo post del Dj (il vero nome era Fabiano Antoniani) su Facebook: «Sono finalmente arrivato in Svizzera, purtroppo con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato». Poi il grazie a Cappato per «avermi sollevato da questo inferno di dolore». L’esponente radicale tra l’altro ha annunciato che questa mattina si andrà ad autodenunciare «dando conto dei miei atti e assumendomene tutte le responsabilità»: Cappato rischia di essere incriminato per agevolazione al suicidio.

L’addio di Fabo ha ovviamente rinfocolato le polemiche sul fine vita in Italia. Con la Camera che già il 6 marzo potrebbe far arrivare in aula, dopo un anno di esame in commissione Affari sociali, un Ddl sulle «Dichiarazioni anticipate di trattamento» che potrebbe conquistare il via libera già entro marzo anche grazie a una inedita maggioranza composta da Pd (area cattolica permettendo) e Cinque stelle. Per essere varato poi entro l’autunno se il Governo Gentiloni durerà abbastanza. Con le forze politiche che potrebbero usare un tema così delicato anche in campagna elettorale.

Il caso di Fabo, come tanti altri prima di lui, è esemplare: dopo anni di terapie senza esito aveva chiesto alle istituzioni di intervenire per regolamentare la materia, permettendo a ciascun individuo di essere libero di scegliere fino alla fine. Ne era nato anche un video-appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, realizzato grazie all’aiuto della sua fidanzata e dell’associazione Luca Coscioni, dal nome del leader politico radicale morto nel 2006 che si era battuto per l’uso nelle cure delle cellule staminali e per l’eutanasia anche grazie alla battaglia di Piergiorgio Welby morto sempre 11 anni fa dopo essersi fatto staccare il respiratore che lo teneva in vita.

Appelli per le regole che in Italia non sono mai stati ascoltati dal Parlamento, mentre sono diversi i Paesi europei che hanno disciplinato il biotestamento, il suicidio assistito o l’eutanasia. Il Parlamento in realtà arrivò vicino ad approvare una legge sul biotestamento - il Ddl presentato da Raffaele Calabrò (Ncd) - dopo il caso forse più eclatante: quello di Eluana Englaro, la giovane accompagnata alla morte nel 2009 dopo 17 anni in stato vegetativo grazie anche alla battaglia di suo padre Beppino che chiedeva di interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiale per rispettare le volontà che la ragazza aveva espresso ai genitori prima di ammalarsi. Volontà che fu riconosciuta dalla Corte di appello di Milano nel luglio del 2008.

Ora il Parlamento ha una nuova occasione per legiferare, anche se il Ddl sulle «Dat», va chiarito, vieta esplicitamente ogni forma di eutanasia (attiva o passiva) e di suicidio assistito (quello appunto del Dj Fabo). Le Dat in particolare intervengono sul punto delicatissimo della sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale. Giovedì in commissione Affari sociali è atteso il primo banco di prova con il voto: in quella sede si verificherà subito quale maggioranza si potrà formare dietro questo ennesimo tentativo di scrivere una legge.

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