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Dossier Maxi-comprensorio «in fase preliminare»

    Dossier | N. 3 articoliRapporto Valle d’Aosta

    Maxi-comprensorio «in fase preliminare»

    Oltre che alle questioni giudiziarie legate all’arresto del procuratore capo di Aosta, Pasquale Longarini, all’inchiesta sulla presenza della ’ndrangheta nella Valle e a quella sui fondi per la politica (appena sfociata nella condanna in appello di 15 consiglieri regionali, fra cui l’assessore Raimondo Donzel), in Valle d’Aosta si guarda a nuovi progetti nel settore turistico. A partire da quello di un maxi-comprensorio sciistico con 440 km di piste, 85 impianti di risalita e una portata oraria di 150mila persone. È il sogno - avversato dagli ambientalisti - che sin dagli anni 70 ha coinvolto prima abitanti e turisti di Ayas, poi, con la creazione del Monterosa Ski, anche quelli della Valle del Lys e di Alagna, in Piemonte. Sino a riguardare anche Valtournenche-Cervinia e Zermatt. Un anello, incompleto, intorno al Monte Rosa, realizzabile con un investimento iniziale di poco più di 50 milioni di euro. Qualche segnale del risveglio di interesse su questo fronte c’è. A dicembre il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno che ha impegnato la giunta a presentare entro 90 giorni una relazione tecnica, economica e finanziaria di due proposte di collegamento intervallivo.

    «In realtà – precisa Augusto Rollandin, presidente della Regione Valle d’Aosta – siamo ancora in una fase preliminare. I problemi non sono pochi e occorre valutarli con estrema attenzione». L’idea è di un collegamento con una telecabina, diviso in due tronconi, che partirebbe da Frachey, in Val d’Ayas, e raggiungerebbe le Cime Bianche da dove sarebbe possibile congiungersi con il domaine skiable di Cervinia e di Zermatt. Frachey è già in collegamento con Champoluc (sempre in Val d’Ayas) e con Alagna attraverso la Valle del Lys (Gressoney). Occorrerebbe dunque ridurre al minimo l’impatto ambientale sul vallone di Cime Bianche, uno dei più affascinanti dell’arco alpino. Inoltre, per rendere omogenea l’offerta dell’intero comprensorio evitando di favorire solo Zermatt, servirebbero interventi per ammodernare gli impianti di Orsia e Punta Jolanda a Gressoney e per eliminare l’imbuto provocato dalla funivia di Alagna per raggiungere il passo dei Salati in direzione di Gressoney.

    Romina Obert, presidente degli albergatori di Ayas, è convinta che le ricadute sarebbero estremamente positive: «Garantendo un maggior flusso di turisti nell’intero arco dell’anno – spiega – sarebbero ipotizzabili investimenti per l’apertura di nuovi negozi di alto livello. Ma anche per l’apertura di nuovi hotel, visto che i posti letto sono ora concentrati soprattutto nelle seconde case». Nuovi alberghi stanno comunque sorgendo, proprio vicino agli impianti di Frachey (un’operazione voluta dall’imprenditore Silvio Scaglia).

    In attesa di arrivare ad una decisione sul grande comprensorio, che sarebbe uno dei maggiori a livello mondiale (e l’iter non sarà breve neppure per il collegamento tra Pila e Cogne, per un comprensorio da oltre 100 km), la Regione sta investendo molto per rinnovare e potenziare impianti di risalita e piste da sci. Rollandin ricorda gli interventi a Courmayeur, a Torgnon, a La Thuile. D’altronde l’attuale stagione turistica invernale sta offrendo notevoli soddisfazioni – con un incremento delle presenze in pista del 24% rispetto alla media dei 3 anni precedenti – e la Regione ha deciso di investire sempre di più su quello che resta un settore trainante dell’economia della Vallée. Ancora penalizzata, però, dall’inadeguatezza delle infrastrutture legate ai trasporti. L’autostrada sempre più cara ha spinto molti automobilisti a un maggior utilizzo della viabilità ordinaria, insufficiente per reggere un flusso sostenuto. L’attraversamento di Aosta in auto è un ostacolo, proprio mentre la città offre maggiori attrattive turistiche soprattutto in ambito culturale. Il sogno di un aeroporto con collegamenti di linea è svanito. Quanto alle ferrovie, sono soltanto fonte di polemica continua per l’inadeguatezza rispetto alle esigenze dei turisti, dei pendolari, degli studenti che, da altre regioni, arrivano per frequentare l’Università della Vallée. Ferrovie insufficienti nella quotidianità e in crisi quando, il 30 e 31 gennaio di ogni anno, devono affrontare picchi di traffico legati allo straordinario successo (una costante da anni) della millenaria Fiera di Sant’Orso.

    In prospettiva, sono stati annunciati miglioramenti con l’arrivo dei primi treni bimodali che permetteranno di collegare Aosta a Torino senza necessità di un cambio del convoglio a Ivrea o Chivasso. Ma saranno solo pochi minuti di percorrenza in meno su tempi comunque eccessivamente lunghi. Nessuna speranza sul raddoppio dei binari né sull’elettrificazione della linea. In Valle si spera che si possa arrivare ad un bando per la gestione della linea, con Arriva (che fa capo ai tedeschi di DB) pronta a partecipare dopo aver già rilevato la principale compagnia di trasporto su gomma che operava in regione.

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