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Le norme in favore delle donne passano più per emendamento che per legge

L’8 MARZO in parlamento

Le norme in favore delle donne passano più per emendamento che per legge

Milano, un momento della manifestazione flash mob organizzata da m'Arte contro la cultura della violenza e per i pari diritti (Fotogramma)
Milano, un momento della manifestazione flash mob organizzata da m'Arte contro la cultura della violenza e per i pari diritti (Fotogramma)

Parlano di imprenditorialità femminile, rappresentanza politica, discriminazioni di genere, aumento delle pene per i femminicidi, ma anche di promozione del parto, prevenzione del tumore mammario, cura dell'endometriosi. Sono 166 i provvedimenti in Parlamento che parlano, a vario titolo di donne: 102 proposti alla Camera, 64 al Senato. Per due terzi proposti da donne (92 da parlamentari donne, 43 da parlamentari uomini, 28 di iniziativa governativa, 2 di iniziativa popolare, una del Cnel).

Ben 140 sono di natura ordinaria, 10 di bilancio, 10 sono disegni di legge di conversione di decreti legge e 6 ddl costituzionali. I provvedimenti all'esame delle Camere in prima lettura sono 141, in ultima lettura in 137, in letture successive 25. Ma le norme in favore delle donne passano più per emendamento che per legge, come dimostra il numero dei ddl che parlano di donne approvati definitivamente: solo 15. Le maggior parte delle altre difficilmente raggiungeranno il traguardo prima del termine della legislatura. Poi si ricomincia nuovamente da capo nella successiva. Se si viene eletti, ovviamente.

Le norme in “rosa” approvate per emendamento
Le altre proposte in favore delle donne non sono restate tutte nei cassetti del Parlamento, ma sono entrate come emendamenti nelle leggi di bilancio o, comunque di iniziativa governativa, spesso grazie al lavoro dell'Intergruppo su questioni di genere costituito alla Camera da 80 deputate di tutti i gruppi, fortemente voluto dalla presidente della Camera Laura Boldrini. «Cerchiamo - spiega la deputata Anna Rossomando (Pd) – di avere tutte insieme uno sguardo sull’ottica di genere, travalicando le rispettive appartenenze partitiche». Grazie all'attività delle parlamentari sono stati approvati alcuni emendamenti importanti nel percorso verso la parità di genere e nella lotta contro la violenza sulle donne.

Per esempio l'emendamento proposto a nome dell'intergruppo da Caterina Pes (Pd) che destina agli orfani delle vittime di femminicidio un maggior ristoro a valere sulle risorse del Fondo per le vittime di reati violenti. Al Fondo, grazie a un emendamento di Antonio Misiani (Pd) sono stati destinati gli introiti delle sanzioni pecuniarie civili. Un emendamento a prima firma Chiara Gribaudo (Pd) ha esteso alle lavoratrici autonome vittime di violenza di genere il congedo nella misura massima di tre mesi, con diritto a una indennità giornaliera dell'80 per cento. Un emendamento a prima firma Titti Di Salvo (Pd) conferma a 2 giorni il congedo obbligatorio di paternità per il 2017, lo porta a 4 giorni nel 2018 (nel 2018 il padre può fruire di un ulteriore giorno di congedo in sostituzione della madre e in suo accordo). L'emendamento di Pia Locatelli (gruppo Misto) finanzia con un milione per il 2017 e 500mila euro per il 2018 e il 2019 il terzo piano d'azione previsto dalla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza Onu su donne, pace e sicurezza. L'emendamento di Adriana Galgano (Civici e innovatori) destina 5 milioni di stanziamenti aggiuntivi dal 2017 al 2019 al Fondo per le politiche di pari opportunità, finalizzati al piano antiviolenza, servizi territoriali e centri antiviolenza.

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Leggi di stabilità con un occhio alle donne
Emendamenti delle parlamentari hanno introdotto nella legge di stabilità 2016 la norma che stabilisce che il periodo obbligatorio di congedo di maternità è computato ai fini della determinazione dei premi di produttività. È stata estesa , in via sperimentale per il 2016 e nel limite di 2 milioni di euro, alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici la possibilità di richiedere, in sostituzione (anche parziale) del congedo parentale, un contributo economico da impiegare per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l'infanzia. Reso cumulabile il riscatto della laurea con quello dei periodi corrispondenti al congedo parentale (astensione facoltativa per maternità) o per motivi familiari concernenti l'assistenza e cura di disabili purché non coperti da assicurazione. Sono stati stanziati 2,5 milioni di euro per la promozione e garanzia dei diritti e delle pari opportunità nel 2016. Per le donne che hanno subito violenza è stato istituito nelle aziende sanitarie e ospedaliere un percorso “rosa” di protezione denominato “Percorso tutela vittime di violenza” .

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Fermo in Senato il ddl sul segreto del parto per chi lascia di figli in ospedale
È stato approvato alla Camera nel giugno 2015 ed è fermo al Senato il ddl sul segreto del parto per le donne che fanno nascere in ospedale, ma non riconoscono i figli. «Dopo un lungo dibattito alla Camera legato alla grande delicatezza del tema e alle diverse visioni, il ddl approvato dalla Camera nel giugno 2015 e ora all’esame del Senato prevede che la madre possa revocare la scelta fatta alla nascita, che la madre debba confermare la volontà di mantenere l'anonimato al compimento del 18° anno d'età del figlio. Dopo una lunga discussione e pareri discordi è anche stabilito che il figlio abbia accesso ai dati dopo il decesso della madre». Rossomando ha anche appena depositato (ma non è stato ancora annunciato in aula) il ddl che vuole dare la possibilità alle avvocate di avvalersi del legittimo impedimento nelle udienze nei mesi precedenti e successivi al parto.

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Nel cassetto misure fiscali a sostegno del lavoro delle donne
La stragrande maggioranza delle proposte sono, però, ferme in Parlamento. E ci sono misure importanti sul fronte del lavoro al femminile, molto penalizzato in Italia. Pietro Ichino (Scpi) all'inizio della legislatura, nel 2013, ha presentato un ddl che prevede misure fiscali a sostegno della partecipazione delle donne al lavoro. Mira ad aumentare la quota femminile di lavoratrici in Italia, ferma al 47% contro una media nei 28 Paesi dell'Unione europea pari al 60%. La norma, a parità di reddito percepito, introduce il prelievo Irpef per la lavoratrice donna significativamente inferiore a quello esercitato sul reddito identico del lavoratore uomo, per cinque periodi d'imposta successivi all'avvio dell'attività lavorativa, estesa anche alle donne che riprendono a lavorare dopo almeno tre anni di inattività. «Per rompere - spiega il professor Ichino - un circolo vizioso che crea discriminazione sistemica. La promozione del tasso di occupazione femminile è non soltanto un obbligo che la Repubblica si è assunta verso l'Unione europea a Lisbona dieci anni or sono, ma anche una leva di importanza cruciale per la crescita civile ed economica del nostro Paese». Sempre sul fronte del lavoro Cesare Damiano (Pd) chiede una promozione del lavoro autonomo femminile, mentre Nunziante Consiglio (Lega) vorrebbe norme per favorire l'imprenditoria al femminile. Daniela Sbrollini (Pd) disposizioni per la promozione della soggettività femminile. Titti Di Salvo (Sel) chiede l'anticipo dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia in favore delle lavoratrici madri. Secondo la senatrice leghista Emanuela Munerato bisognerebbe istituire un'autorità garante della parità per l'accesso ai massimi livelli delle cariche pubbliche, oggi occupate per lo più da uomini.

Si chiede un cambio di passo per le madri in carcere
Si chiede un cambio di passo con la sospensione della pena per le donne madri o in gravidanza in carcere (Sergio Lo Giudice del Pd). Vanna Iori (Pd) vorrebbe favorire i rapporti fra detenute e figli minori. Per Emma Fattorini (Pd) sono necessarie case famiglia protette a Roma e a Napoli e misure per favorire l'accesso agli asili nido dei figli delle detenute madri. Molte le iniziative contro la violenza sulle donne. Per esempio Renata Bueno (gruppo Misto-Maie) chiede l'estensione degli ammonimenti del questore nei casi di violenza domestica e chiede dispositivi mobili di allarme e localizzazione delle vittime. Chiesta da più parlamentari anche l'istituzione di una commissione di inchiesta sulla prevenzione della violenza contro le donne e contro la violenza domestica. Elena Centemero (Fi-Pdl) suggerisce l'istituzione di una commissione di indirizzo per la promozione della condizione femminile in Italia.

Le malattie che penalizzano le donne
Ci sono malattie che penalizzano le donne. Romina Mura (Pd) auspica l'istituzione del congedo per le donne che soffrono di dismenorrea, Marialucia Lorefice (M5S) e Dorina Bianchi (Pdl) chiedono misure per la cura dell'endometriosi. Pino Pisicchio (Gruppo misto-Cd) vorrebbe il riconoscimento dell'endometriosi come malattia sociale. C'è un ddl che chiede maggiori azioni di prevenzione del tumore mammario (Gian Marco Centinaio della Lega). Emanuele Prataviera (Lega) vorrebbe dispositivi per adattare le cinture di sicurezza allo stato di gravidanza. Giuseppina Castiello (Fi-Pdl) chiede sostegno allo sport femminile e tutela per le atlete in maternità.

Più donne in politica
Elena Centemero (Fi- Pdl) vorrebbe equilibrio di genere nella rappresentanza politica, nei partiti, nell'accesso alla comunicazione politica. C'è la richiesta di istituzione di una giornata nazionale del diritto di voto alle donne (Roberta Agostini del Pd). Ma si parla anche di riacquisto della cittadinanza per le donne che l'hanno perduta a seguito di matrimonio con uno straniero. L’ultimo in ordine di tempo è stato presentato il 1° marzo dall'onorevole leghista Paolo Grimoldi che chiede circostanza aggravante per alcuni delitti commessi nei confronti di donne. Si chiede anche l’istituzione della Giornata nazionale del diritto di voto delle donne.

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I provvedimenti approvati
Nella XVII legislatura solo 15 provvedimenti con all’interno norme che riguardano le donne, però, sono stati approvati definitivamente. Solo due sono di iniziativa parlamentare: la ratifica della convenzione del Consiglio d’Europa contro la violenza nei confronti delle donne (prima firmataria Federica Mogherini, all'epoca deputata del Pd) e le disposizioni per garantire l'equilibrio nella rappresentanza nei consigli regionali (prima firmataria Giuseppina Maturani del Pd). Gli altri sono provvedimenti governativi. Debutta in questi giorni il bonus “mamme domani” da 800 euro previsto nella legge di stabilità 2017. Fra i decreti legge convertiti in legge spicca la nuova legge contro il femminicidio (legge 119/2013) che ha introdotto per la prima volta in Italia misure concrete per tutelare le donne vittime di violenza. Fra le pieghe della legge di stabilità 2014 (la 14/2013) è stato aumentato di 10 milioni l'anno, dal 2014 al 2016, il Fondo per le politiche delle pari opportunità. Il decreto legislativo di attuazione del Jobs act (Dlgs 80/2015) ha introdotto un congedo di tre mesi per lavoratrici dipendenti e Cococo vittime di violenza di genere. Come accennato prima, la legge 208/2015 ha previsto in Asl e ospedali il Codice Rosa, un percorso di protezione delle vittime di violenza. I congedi parentali (Dlgs 80/2015) sono ora utilizzabili per più tempo: fino agli 8 anni dei bambini quelli pagati al 30%, fino ai 12 quelli non retribuiti. Il divorzio breve (legge 55/2015) ha ridotto il tempo che deve passare fra separazione e divorzio. La legge sulle unioni civili ha riconosciuto i diritti delle coppie dello stesso sesso. La legge 190/2016 ha istituito il registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive per la procreazione eterologa per garantire alle donne e alle coppie trasparenza e tracciabilità.

Il congedo obbligatorio di maternità vale per il calcolo del premio di produttività
Uno dei decreti legislativi attuativi della riforma del lavoro (Dlgs 151/2015) ha introdotto la procedura telematica e su modulista del ministero del Lavoro per le dimissioni dei lavoratori. L'obiettivo della norma è superare la pratica odiosa delle cosiddette dimissioni in bianco, che hanno colpito spesso le donne, penalizzando la maternità. In base alla legge 208/2015, poi, il congedo obbligatorio di maternità vale per il calcolo del premio di produttività. La stessa legge prevede “Opzione donna”, che permette alle lavoratrici l'accesso alla pensione “anticipata” (con penalizzazioni). La stessa legge consente di cumulare il riscatto di laurea con i congedi parentali fuori dal rapporto di lavoro.

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Maternità estesa alle lavoratrici della gestione separata
L'indennità di maternità è stata estesa alle lavoratrici iscritte alla gestione separata Inps (Dlgs 80/2015). La legge 190/2014 ha previsto il bonus bebè, 960 euro l'anno per i bambini nati o adottati tra il 2015 e il 2017 per famiglie o mamme single, sia lavoratrici che disoccupate (per redditi fino a 25mila euro).
L'Italicum (legge 52/2015), ha previsto nuove norme per favorire la parità di genere: nelle liste nessun sesso può essere rappresentato in misura superiore al 50%. I capolista dello stesso sesso non possono essere più del 60% del totale in ogni circoscrizione. La legge elettorale per le elezioni europee (legge 65/2014) ha inserito la tripla preferenza di genere (chi esprime tre preferenze deve farlo per candidati di sesso diverso). Per le elezioni regionali la legge 20/2016 ha previsto che i candidati nelle liste dello stesso sesso non eccedano il 60% del totale e che siano consentite due preferenze (ma a candidati di sesso diverso). La legge 56/2014 ha stabilito che nelle giunte dei comuni con popolazione oltre i 3mila abitanti nessun sesso può essere rappresentato in misura inferiore al 40%. Idem per l’elezione dei consigli metropolitani. Nel collegato agricolo alla legge di stabilità 2014 è stato previsto che lo statuto dei consorzi di tutela debba assicurare l'equilibrio fra i generi. La disciplina del due per mille ai partiti – legge 13/2014 - prevede meno soldi se non c'è parità: se un sesso è rappresentato meno del 40%, scatta un taglio dello 0,50% per ogni punto percentuale di differenza tra 40 e la percentuale dei candidati del sesso meno rappresentato, nel limite massimo complessivo del 10%.

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