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Iva e cuneo, così il costo della manovra sale a 25 mld

L'Analisi|Politica economica

Iva e cuneo, così il costo della manovra sale a 25 mld

Tra neutralizzazione (totale o parziale) delle clausole di salvaguardia del 2018, nuove misure a sostegno della crescita (sono allo studio nuovi tagli al cuneo fiscale diretti alle nuove assunzioni stabili) e spese indifferibili, il conto della prossima manovra di bilancio va crescendo in modo esponenziale. Il conto finale non sarà inferiore ai 25 miliardi. Con quali risorse finanziarlo? Ritorna in campo l’ipotesi di ricorrere in parte all’aumento del deficit. Per il resto è caccia aperta alle risorse. In primo piano la “spending review” incardinata nel processo di bilancio, come previsto dalla recente riforma della contabilità, cui potranno aggiungersi nuove entrate garantite dal potenziamento della lotta all’evasione. Non sarà una passeggiata, ed è per questo che con il Def che vedrà la luce nei dintorni del 10 aprile (cui seguirà verso fine aprile la correzione da 3,4 miliardi chiesta dalla Commissione Ue), si comincerà intanto a tracciare la rotta. Poi spetterà alla manovra vera e propria di ottobre selezionare gli interventi e definire nel dettaglio le relative coperture.

Il ricorso all’aumento del deficit nominale del 2018 – come già emerso nelle scorse settimane – è tra le opzioni allo studio. Si tratterà di fissare la nuova asticella, tenendo conto che il livello indicato nel Documento programmatico di bilancio dello scorso autunno è l’1,2%, in discesa rispetto al 2,1% atteso quest’anno. Qualora il nuovo target si attestasse attorno all’1,8%-1,9%, si libererebbero risorse a beneficio della manovra 2018 (si tratta di una somma variabile tra i 10 e i 12 miliardi). Opzione che al momento è praticabile sulla carta, ma tutta da verificare. Occorrerà affrontare una trattativa serrata con Bruxelles, che dovrebbe avallare un nuovo scostamento dagli obiettivi programmati, a pochi mesi dalla richiesta di ridurre il deficit strutturale dello 0,2% del Pil. Condizione, quest’ultima, ritenuta essenziale per evitare l’apertura di una procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, causata dal mancato rispetto della “regola del debito”. L’aumento del deficit nominale non dovrebbe nuovamente modificare il timing in direzione dell’obiettivo di medio termine. In sostanza, il pareggio di bilancio andrebbe comunque garantito nel 2019, e dunque spetterebbe alla successiva manovra (che sarà varata nell’ottobre del 2018) assicurare il rispetto dell’obiettivo. A quel punto, non potranno essere ammessi ulteriori scostamenti. La si potrà spuntare, probabilmente con una soluzione di compromesso, ma solo a patto di garantire già con il Def di aprile che il debito pubblico effettivamente avvierà la sua traiettoria di discesa in rapporto al Pil a partire da quest’anno. Operazione tutt’altro che agevole, se letta alla luce della frenata dei giorni scorsi di esponenti autorevoli del governo e del Pd sulla nuova tranche di privatizzazioni prospettata dal Mef.

E qui siamo all’altra ipotesi in campo. Si potrebbe decidere di disinnescare solo in parte le clausole di salvaguardia, intervenendo sull’aliquota intermedia, ma è ipotizzabile far scattare l’aumento dell’Iva sia pure di un solo punto (al momento l’aliquota del 22% passerebbe al 25% e quella del 10% salirebbe al 13%) quando ormai si sarà a ridosso delle elezioni? La manovra comincerebbe a dispiegare i suoi effetti da gennaio, un mese prima della fine della legislatura. Controindicazioni? Il governo offrirebbe alle opposizioni una potente arma in campagna elettorale. Ecco perché la decisione sarà tutta politica, e verrà assunta solo a ridosso della presentazione della manovra.

Poi c’è il capitolo spending. Poiché il processo è ormai formalmente stabilizzato nel ciclo della programmazione triennale di bilancio, basterà sulla carta indicare in sede di legge di Bilancio i relativi saldi. Non per questo l’operazione si annuncia più agevole rispetto al passato, perché comunque si tratterà di agire sui budget delle amministrazioni centrali, attraverso tagli selettivi con limitato effetto recessivo. Di certo, si ricorrerà anche all’aumento delle entrate. Quanto basta per concludere che il percorso per la prossima manovra si annuncia tutto in salita.

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