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Dossier | N. 8 articoliTrattati di Roma: una storia lunga 60 anni

Gentiloni: Ue a più velocità è dato di fatto. Su bilanci rispettiamo regole

Strada spianata a un percorso di integrazione con livelli differenziati. C’è «il riconoscimento di uno stato di fatto, ovvero che lo slogan che da sempre campeggia sull’edificio dell’Ue - l’Europa deve muoversi verso un’integrazione sempre maggiore - è una prospettiva molto difficile da realizzarsi» a ventotto. «Non è un progetto contro qualcuno ma è una realtà di fatto». È la convinzione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni espressa nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo. «Sia chiaro da subito a Bruxelles che in Italia le riforme non solo non si sono fermate ma non hanno minimamente rallentato il loro corso».

A vertice di Roma impegni su crescita, migranti e sociale
Sì ad una Europa a due velocità ma senza rinunciare a portare avanti politiche condivise. Al Senato, nel pomeriggio, il premier conferma che gli obiettivi auspicati dal Governo per il prossimo Vertice di Roma, in programma il 25 marzo, sono «un'Europa più coesa sul piano della sicurezza e della difesa», capace di promuovere «politiche economiche orientate verso la crescita e verso gli investimenti». Altre priorità sono l’accento sulle politiche sociali, «quel primato di un'Europa che crede in un sistema di welfare che rischiamo si sgretoli sotto i colpi della crisi», e la conferma del principio di libera circolazione dei cittadini, «uno dei risultati più belli raggiunti» dall’Europa unita, attraverso «un impegno comune nelle politiche migratorie».

Italia rispetta vincoli di BIlancio ma Ue punti su crescita
Parlando all’Assemblea di palazzo Madama Gentiloni torna quindi a ribadire la continuità del suo Governo con quello guidato dall’ex premier Matteo Renzi, in particolare sui vincoli di bilancio imposti da Bruxelles: «siamo per rispettare le regole Ue e per contribuire a cambiare le sue politiche». «Far finta che le regole non esistano sarebbe superficiale, aggiunge, e rinunciare a cambiare le politiche sarebbe rinunciare al ruolo Italia». Il desiderio dell’Italia è quindi di avere presto un’Europa «che non deprima una crescita ancora lenta ma che la incoraggi: è questa sarà nostra battaglia, sarà l'impegno nel Def, e del nostro piano nazionale delle riforme».

Il prossimo 15 marzo il premier sarà anche al Parlamento europeo di Strasburgo, assieme al presidente del Consiglio Ue, per un intervento in vista del vertice dei Trattati di Roma.

«Contrapporre interessi nazionali non porta bene»
Il processo di integrazione differenziata è peraltro già prevista da Schengen. Quindi, ragiona il capo del governo alla Camera, «si può ragionare su questa ipotesi senza modificare i fondamenti giuridici dell'Unione». Il premier fa anche riferimento alla Brexit chiarendo che la trattativa sull'uscita della Gran Bretagna deve essere fatta in chiave di «amicizia e collaborazione ma con la consapevolezza che l'uscita dall'Ue non può prevedere il mantenimento dei privilegi previsti dal fatto di essere membro dell'Ue». «Sappiamo che le tentazioni di contrapporre interessi nazionali a quelli europei non hanno mai portato bene», nota ancora Gentiloni ammettendo le «grandi difficoltà» che attraversa il Continente in questo sessantesimo dell'Ue, difficoltà che possono tradursi in una opportunità per «risorgere dalle proprie sconfitte».

«Ancorare futuro Europa a dichiarazione Roma»
«La mia generazione ha molto chiaro il privilegio del lunghissimo periodo di pace, senza guerre, in Europa. Il secondo risultato è che l'Ue è stato straordinario motore di libertà che ha consentito di uscire dalle dittature fasciste, come in Spagna, Grecia e Portogallo, e da quelle comuniste nei paesi dell'Est» , ricorda Gentiloni a Montecitorio. «Bisogna raccontare anche i successi dell'Europa negli ultimi sessant’anni, dal mercato unico che la proietta come superpotenza commerciale, all'Europa della cultura, paladina di democrazia e libertà. Tutto questo è minacciato e bisogna cercare di ancorare la dichiarazione di Roma, del prossimo fine marzo al futuro dell'Ue, indicando una strada con tre direttrici: il terreno della sicurezza e della difesa, la protezione sociale e la libera circolazione delle persone con una politica migratoria comune».

«Problema dei migranti non lo vince Mago Merlino»
Le frontiere e le masse che spingono mosse da guerre e fame, altro tema ineludibile dell’agenda in cima ai pensieri di Gentiloni. Senza giri di parole. «Il problema della immigrazione non lo cancella neanche il mago Merlino. Ma è possibile sostituire quella clandestina irregolare e micidiale per i migranti con flussi e canali. Questo è l'obiettivo della Ue e spero che a Bruxelles si facciano passi in più per aiutare il lavoro di avanguardia dell'Italia». L'aspettativa è di ottenere «un passo in più, in termini di risorse, per aiutare l'Italia» nella gestione dei migranti in particolare provenienti dalla Libia. Sul tema dell'immigrazione, Gentiloni sottolinea che non sono state fatte promesse. «Conosciamo la fragilità della situazione in Libia e la sua complessità, ma sappiamo anche che si è cominciato un lavoro, che nelle ultime settimane le autorità locali hanno cominciato a intervenire con loro mezzi per bloccare i migranti in procinto di partire. Sono segnali della direzione in cui lavoriamo».

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