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Lo stop di Renzi sull’Iva: prime tensioni sul Governo tra Def e…

L'Analisi|politica 2.0

Lo stop di Renzi sull’Iva: prime tensioni sul Governo tra Def e manovrina

Più si avvicinano le scadenze di Def e manovrina, più si incrociano con il congresso Pd e più emergono le prime tensioni del dopo-Renzi. Ieri l’ex premier ha lanciato un nuovo “stop” a Gentiloni: alzare l’Iva è un errore politico, ha detto. Si sa invece che nel menù di Palazzo Chigi c’è anche questa misura nonostante il «no» renziano. Segno che la presa sul Governo non è più così salda?

L’importante è fare le cose», diceva ieri Matteo Renzi a Porta a Porta confermando che la scadenza della legislatura arriva al 2018. Certo, sembra un cambio di programma di un qualche rilievo visto che fino a qualche settimana fa tutto il mondo renziano spingeva per elezioni subito, addirittura ad aprile, poi a giugno e infine a settembre. Ora, viste anche le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il padre, l’ex premier cambia copione e si mette perfino a pungolare Paolo Gentiloni sulle riforme da fare «per non parlarsi addosso». In questo calendario si incastra anche la data del congresso, il 30 aprile, che sta condizionando quella tabella di marcia che Renzi vorrebbe fattiva e celere.

Risulta però che non sia affatto così. Sulla legge elettorale, per esempio, la capigruppo della Camera (in cui il Pd ha un peso rilevante sulle decisioni) ha ingolfato la commissione Affari costituzionali di tutta una serie di provvedimenti rendendo praticamente impossibile la discussione sulle proposte lì incardinate. Dalle misure contro la radicalizzazione dell’estremismo islamico, al Ddl sui minori non accompagnati, alle legge sui magistrati in politica, al distacco di due Comuni emiliani, alla commissione sulla Shalabayeva, fino al decreto sicurezza – l’unico urgente – si è praticamente ridotto ogni spazio temporale per la discussione della legge fino a tutto il mese di aprile. Insomma, non c’è traccia di un tentativo per modificare in senso maggioritario – come invece promette Renzi – le regole uscite dalla Consulta ma si avverte - invece - l’attesa fino all’ora X del congresso Pd.

Stesso schema anche sui provvedimenti economici che incombono e che, però, hanno scadenze piuttosto tassative per Bruxelles: il Def e la manovra correttiva. Anche qui il pungolo di Renzi sembra scontrarsi con la realtà perché si sono fatte insistenti le voci di un braccio di ferro tra renziani ed Economia per far slittare la correzione dei conti dopo il 30 aprile, per dare - poi - mano libera all’ex premier che si annuncia come il vincitore. Sempre ieri e sempre a Porta a Porta, Renzi alla domanda sul rinvio della manovrina in vista delle primarie non ha risposto ma ha rimandato la palla a Gentiloni che - a questo punto - dovrà decidere tra l’Economia, che vuole rispettare le scadenze europee, e la spinta dei renziani al posticipo.

Dove lo scontro è più forte, però, è sulle ricette. E se n’è avvertita l’eco da quella frase tranchant dell’ex premier: «Alzare l’Iva è un errore politico». Uno stop chiaro che segnala - invece - il tentativo di Gentiloni e Padoan di provare una ricetta economica alternativa a quella renziana alleggerendo il carico fiscale del lavoro per spostarlo sui consumi. Un tentativo impensabile fino a qualche settimana fa quando era escluso concepire una misura senza il preventivo assenso dell’ex leader. In pratica non si muoveva dossier senza aver incassato prima il suo via libera. Tra l’altro è il secondo fronte di conflitto che si apre tra Governo e Renzi: il primo è stato quell’altolà dei “suoi” parlamentari all’aumento delle accise che l’Economia aveva messo nel menù della manovrina. Segno dei tempi che cambiano sotto i colpi giudiziari e congressuali e che allentano la presa renziana sul Governo.

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