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Crescita e taglio permanente del cuneo per ripartire

Istat occupazione

Crescita e taglio permanente del cuneo per ripartire

Il 2016 ha chiuso con 293mila occupati in più (+281mila dipendenti a tempo indeterminato - male ancora gli autonomi); un tasso di disoccupazione in lieve calo all'11,7 per cento; e una forte contrazione degli inattivi (tra cui moltissimi scoraggiati), -410mila unità.

Parabola discendente
La vivacità dei primi mesi dello scorso si è tuttavia presto spenta: nell’ultimo trimeste 2016 l’occupazione a tempo indeterminato, nel confronto congiunturale, è addirittura calata (-17mila unità) e il tasso di disoccupazione è tornato all'11,9 per cento, confermando una maggiore partecipazione al mercato del lavoro che però, purtroppo, non riesce più a tradursi in occupazione stabile. Peraltro gli oneri sociali che pesano sulle imprese sono tornati a crescere rispetto al trimestre precedente (ciò mostra il graduale esaurimento dell’effetto della riduzione contributiva iniziata nel 2015 dal governo Renzi).

Il mercato del lavoro oggi
Le imprese stanno riducendo l’uso della cassa integrazione (anche perché, con il Jobs act, è divenuta più onerosa); una larga fetta dell’industria è ancora alle prese con crisi aziendali difficili. Le costruzioni sono in grande affanno. Va un po' meglio nei servizi, in particolare nel commercio e nel turismo. Ma l’incremento dell’occupazione è ancora legato prevalentemente agli over50 per via dell'innalzamento dell'età pensionabile.

Crescita e cuneo
Il punto è che con una crescita che stenta a decollare e la fine, da gennaio, della decontribuzione generalizzata targata Jobs act il mercato del lavoro, dopo una fase di crescita, si sta fermando: e le aziende, prima di fare nuove assunzioni, fanno tornare a lavorare a tempo pieno i dipendenti messi a orario ridotto a causa della crisi. Ecco perché servono subito misure strutturali per la crescita e la competitivita.

A partire dal taglio permanente del cuneo: a prescindere dai mal di pancia interni al Pd, elettorali o meno, serve una forte azione di riduzione del peso del fisco sui fattori produttivi. Ci aspettiamo che il premier Paolo Gentiloni mantenga l'impegno a sforbiciare il cuneo. Se non si liberano infatti le imprese da questa “zavorra”, e non si tornerà a crescere a ritmo sostenuto, l’occupazione tornerà stagnante, bruciando gli effetti positivi del Jobs act. E soprattutto non ci sara' quello scatto di reni in innovazione e ricerca, ora con l’avvento di Industria 4.0, sempre piu' urgente e necessario.

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