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Canone fissato per cinque anni e meno spot sui canali Rai

audizione del presidente Agcom

Canone fissato per cinque anni e meno spot sui canali Rai

Il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani (ANSA/CLAUDIO PERI)
Il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani (ANSA/CLAUDIO PERI)

Il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, promuove diverse parti dello schema di concessione messo a punto dal governo per la Rai. Per esempio la previsione che la Rai, in quanto servizio universale, dovrà garantire la ricezione gratuita di tutti i suoi contenuti televisivi e radiofonici al 100% dei cittadini. Aggiunge però la proposta di prevedere un obbligo alla ritrasmissione del servizio pubblico «su tutte le piattaforme»,valevole quindi, a quanto sembra, anche per Sky. Accordo dell’Agcom anche su un forte sostegno della Rai all’industria nazionale dell’audiovisivo ipotizzato dalla bozza di convenzione, sulla quale la Vigilanza dovrà dare un parere entro trenta giorni.
I punti qualificanti dell’intervento di Cardani riguardano però il finanziamento del servizio pubblico, ovvero il canone e la pubblicità.

Canone stabilito per cinque anni
Sul canone, il presidente dell’Agcom ha ribadito quando proposto dal parere inviato dall’Autorità al Ministero, ma ignorato nella bozza di convenzione approvata in Consiglio dei ministri: il canone va fissato su base quinquennale,

per permettere alla concessionaria di programmare le proprie politiche industriali e produttive, dando certezza di risorse, senza le oscillazioni, come la riduzione da 113,50 a 90 euro in due anni che, insieme a una quota del gettito recuperato all’evasione trattenuta dallo Stato (il 50% dal 2017) , «rischiano di andare in controtendenza rispetto all’obiettivo», quelli di dare risorse pubbliche superiori al passato senza oscillazioni anno per anno. Cinque anni, del resto, equivalgono alla durata di quel contratto di servizio che dovrà dettagliare gli obblighi contenuti nella convenzione per il concessionario pubblico.

Più chiarezza sul costo del servizio pubblico
In cambio, però, le attività di servizio pubblico, che dovranno essere le sole finanziate dal canone, secondo la convenzione, dovranno essere «distinguibili e verificabili» rispetto a quanto accaduto finora e i costi di tali contenuti dovranno essere dettagliati così come l’utilizzo della risorsa pubblica. Il canone, insomma, deve essere utilizzato secondo la contabilità separata, come non è accaduto finora.

Meno spot nelle trasmissioni di “servizio”
La pubblicità invece non deve «alterare la natura del servizio pubblico»: non basta vietarla nei canali tematici per i bambini (cosa che la Rai ha già deciso e attuato) ma va ridotta, «quantomeno in tutti i canali di servizio», «nelle news e nei programmi educativi» e «rigorosamente contingentata, anche con limiti più vincolanti».
La concessione, insomma, è una sorta di ultima occasione per cambiare la Rai e il sistema televisivo, data la difficoltà di varare una nuova legge con un quadro politico così incerto. Saranno giorni di fuoco.

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