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Perché si deve puntare sull’educazione finanziaria

L'Analisi|risparmio

Perché si deve puntare sull’educazione finanziaria

Ieri i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo per l'esito delle elezioni olandesi ma non c'è dubbio che numerosi fattori d'incertezza continueranno a farci compagnia nel 2017: il round elettorale appena iniziato in Europa, le scelte dell'amministrazione americana, l'effettiva consistenza di una prospettiva di rialzo dei tassi negli Stati Uniti, le scelte di Draghi alla prevista scadenza di dicembre del Qe. Tutti elementi che, da soli, consiglierebbero chi risparmia a realizzare un supplemento di riflessione e/o di studio al momento di investire i frutti dei propri risparmi, che nel complesso sono ancora assai cospicui: basti pensare che nel 2015 la ricchezza complessiva delle famiglie era stimabile in 10 mila miliardi di euro, 4 dei quali investiti in attività finanziarie. Questi ultimi equivalgono all'incirca a 160 mila euro per famiglia.

Ma c'è un motivo più generale che suggerisce al paese di fare un investimento serio in educazione finanziaria ed è stato spiegato dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Il motivo è connesso all'evoluzione storica dell'allocazione del risparmio in Italia. Quarant'anni fa i depositi bancari e postali superavano il 50 per cento del totale della ricchezza finanziaria degli italiani. Tutt’al più si investiva in titoli di Stato: meno dell'uno per cento delle famiglie, infatti, possedeva azioni od obbligazioni diverse dai titoli di stato. Quest'Arcadia (da non rimpiangere, perché corrispondeva a un mondo ingessato) cominciò a cambiare soltanto con il 1983 (data di nascita dei fondi comuni d'investimento) e con la progressiva lievitazione del debito pubblico italiano.

Così la quota dei titoli di Stato passò dall'11 per cento del 1980 al 19 del 1995. Poi, tra il 1995 e il 2000, con il rialzo in borsa guidato dalla diffusione della new economy i fondi comuni videro crescere il loro peso dal 6 al 17 per cento . Naturalmente, in qualche caso i rischi degli investimenti diretti dei risparmiatori comportarono perdite rilevanti ( argentina , Parmalat, Cirio).

Nasce proprio di qui, del resto, di qui l'esigenza di tutelare i risparmiatori inconsapevoli dai rischi connessi alle nuove opportunità di investimento. Insomma, diversificare il portafogli rende gli investimenti molto più efficienti ma occorre essere pienamente consapevoli dei rischi: tanto più oggi, quando la percentuale degli strumenti finanziari con percentuale di rischio consistente (quote di fondi comuni, azioni, altre partecipazioni e riserve assicurative) è pari al 55 per cento.

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