Italia

Comunali, le grandi manovre dei partiti tra scissioni, primarie e…

amministrative 2017

Comunali, le grandi manovre dei partiti tra scissioni, primarie e ritardi

Partiti alle grandi manovre, in vista delle amministrative di primavera. Mentre il Movimento cinque stelle macina primarie online per la scelta dei candidati e appare spesso diviso tra ortodossi e delusi, il Pd è in netto ritardo sulla scelta di molti candidati e fa i conti anche al livello locale con la recente scissione di Mdp. Quanto al centrodestra, si presenta in alcuni casi diviso, in altri ancora privo di candidato.

Quando si vota
La data non è ancora stata fissata dal consiglio dei ministri ma le amministrative dovranno tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno nei comuni con scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel primo semestre del 2012 e in quelli alle elezioni anticipate perché commissariati o per motivi diversi.

Dove si vota
Andranno alle urne gli elettori di 1.021 comuni (anche se il dato definitivo del Viminale arriverà sono nelle prossime settimane). Si voterà in 4 comuni capoluogo di regione (Catanzaro, Genova, L'Aquila e Palermo) e in 21 comuni capoluogo di provincia (Alessandria, Asti, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Trapani e Verona). Le città che superano i centomila abitanti sono: Genova, Monza, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Taranto e Verona.

Le sfide principali

A PalermoLeoluca Orlando ci riprova cinque anni dopo. Lo fa rivendicando i risultati della sua amministrazione. Un’esperienza, tiene a sottolineare, «senza un partito alle spalle». Ma intanto si sa che il Pd gli darà il suo appoggio. Tra i competitor Fabrizio Ferrandelli, l’ex deputato regionale del Pd che però punta ad un consenso trasversale e rifiuta di avere alle spalle qualunque simbolo di partito. Quanto al M5s, Ugo Forello è il candidato vincitore delle comunarie, di fatto però «sfiduciato» dal parlamentare palermitano Riccardo Nuti. Dopo le inchieste sulle firme false, il M5S a Palermo è infatti attraversato da faide e lotte intestine violentissime. Il centrodestra non ha ancora espresso un candidato.

Atmosfera effervescente a Genova dove il sindaco uscente, Marco Doria, indipendente vicino a Sel non si ricandida. I pentastellati anche qui si impongono agli onori della cronaca con la bocciatura da parte di Grillo della candidata uscita vincitrice dalla comunarie, Marika Cassimatis, la cui candidatura aveva suscitato polemiche tra la parte più “ortodossa” del Movimento in quanto ritenuta troppo vicina agli ex militanti che hanno lasciato il M5S di recente. Il candidato M5S sarà quindi il secondo votato online dalla base Luca Pirondini. Quanto al Pd, naviga ancora in alto mare. Unica decisione presa: non si deciderà con le primarie. Idem per il centrodestra: la scelta del candidato è di là da venire.

Situazione già definita invece a Lecce, dove i principali schieramenti hanno già ufficializzato i rispettivi candidati: Carlo Salvemini è il candidato di centrosinistra; il centrodestra ha candidato il giornalista Mauro Giliberti; i Cinque stelle hanno scelto Fabio Valente e un quarto candidato è il 34enne Alessandro Delli Noci.


A Parma il sindaco uscente Federico Pizzarotti, eletto nelle fila del Movimento 5 stelle e poi fuori dal partito dopo le note polemiche con Beppe Grillo, ha annunciato la sua candidatura ad un secondo mandato, con la lista civica “Effetto Parma”. E i Cinque stelle? Tentano la ricostruzione, ma il rischio è di arrivare separati al voto: da una parte i fedeli a Grillo, dall’altra i pentastellati rimasti nel movimento ma fedeli a Pizzarotti. Per quanto riguarda il centrosinistra, sono state le primarie del 5 marzo a decretare il candidato sindaco: si tratta di Paolo Scarpa, l'outsider non iscritto al Pd che a sorpresa ha battuto Dario Costi. Luigi Alfieri, ex giornalista e scrittore, è il candidato sindaco con la lista civica “Parma non ha paura”. Non ancora pervenuta la candidatura del centrodestra.


Padova è chiamata alla urne anzitempo, dopo la caduta lo scorso novembre dell’amministrazione del sindaco leghista Massimo Bitonci, eletto nella primavera del 2014. Forza Italia e Lega confermano il loro sodalizio. Di nuovo tutti uniti ufficialmente nel segno di Massimo Bitonci, dunque, tre mesi dopo la sfiducia notturna che prese forma con le dimissioni di 17 consiglieri comunali, tra i quali due esponenti proprio di Forza Italia. Una rinnovata unione determinata dalla volontà di collezionare più voti e vincere, all’insegna dello slogan: «Quel che è accaduto non accadrà più». Il centrosinistra si presenta invece diviso. I tentativi di celebrare delle primarie di coalizione non sono andati a buon fine e così il Pd (con Ncd) sosterrà Sergio Giordani e la Coalizione civica (il movimento in cui convergono Padova 2020, Sinistra Italiana, ReteDem, Possibile e Rifondazione comunista) proporrà Arturo Lorenzoni. Almeno fino al primo turno. Di eventuali alleanze se ne potrà riparlare in caso di ballottaggio. Quanto al M5S, il candidato è Simone Borile. Ma anche qui i pentastellati si sono divisi e i delusi sono confluiti nel neonato movimento Riscossa Italia che presenta per la corsa al candidato sindaco della città del Santo Alessio Farinella.

Anche a Piacenza il fronte grillino avrà due liste e due candidati: una del Meet Up con Rosarita Mannina, una legata ai consiglieri comunali uscenti. Spetterà poi allo staff della Casaleggio Associati decidere se una delle due liste potrà presentare il simbolo del Movimento alle amministrative. E il centrodestra? Nella confusione che regna in Forza Italia c’è una certezza: ben pochi vogliono come candidato a sindaco del centrodestra Massimo Trespidi. L’ex presidente della Provincia – ex Forza Italia e Pdl – gode della stima di tanti militanti della Lega Nord e sarebbe visto con favore dai civici, oltre che da tante persone orientate verso il centrodestra. Ma è proprio il suo ex partito che chiude la porta in faccia a una sua possibile leadership. Il Partito Democratico, nel frattempo, ha visto uscire di scena – a causa della scissione – alcuni esponenti di spicco come l’ex vicesindaco Francesco Cacciatore. Con lui sono già una decina le persone che hanno deciso di abbandonare il partito per entrare in “Democratici e Progressisti” dei piacentini Pierluigi Bersani e Maurizio Migliavacca. L’uscita di scena faciliterà la scelta del candidato a sindaco per il Pd: sarà quasi sicuramente una figura vicina ai renziani. Ancora incerto il futuro del centrosinistra. Da vedere se si potrà organizzare una coalizione insieme tra Pd e Dp già al primo turno, oppure se le due compagini faranno la propria corsa con i rispettivi candidati, per poi trovare una possibile intesa all’eventuale ballottaggio.

L.elettorale scalda primarie. Orlando, no larghe intese


© Riproduzione riservata