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Libia: il patto in 8 punti tra gli Stati Ue e le nazioni del Nord Africa

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Libia: il patto in 8 punti tra gli Stati Ue e le nazioni del Nord Africa

È la terza mossa per fronteggiare la crisi in Libia. Dopo la comunicazione della Commissione Ue del 25 gennaio e la dichiarazione di Malta del 3 febbraio scorso, tra domenica e lunedì a Roma sarà presentata una dichiarazione d'intenti in otto punti. Alla Scuola superiore di Polizia il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il titolare del Viminale, Marco Minniti, riceveranno il premier libico, al Fayez Serrai. Ma saranno riuniti anche i ministri dell'Interno di Austria, Francia, Malta, Germania, Slovenia, Svizzera, Algeria, Tunisia e Libia, oltre al commissario Ue Dimitrris Avramopoulos.

Obiettivo: dialogo diretto tra Stati Nord-Sud
Una conferenza con un obiettivo politico evidente: il dialogo diretto tra gli Stati del Nord e del Sud, l'impegno ad assumersi la responsabilità di azioni destinate a governare la crisi dei migranti e la cooperazione tra nazioni in ogni forma utile a ridurre il disastro umanitario in atto. Così tra i carteggi in preparazione in vista della due giorni nella capitale emerge il testo del documento finale: una “Dichiarazione d'intenti” firmata da tutti gli stati al tavolo della riunione alla Scuola superiore di Polizia.

Scambio di informazioni e lavoro nei paesi d’origine
Il primo punto del documento impegna i paesi a coordinare, collaborare e intensificare lo scambio di competenze e informazioni per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. Un fronte, infatti, su cui c'è ancora molto da lavorare. Il punto numero due chiede di «affrontare le radici delle cause delle migrazioni», di «potenziare le opportunità di lavoro soprattutto per i giovani nei paesi di origine» e di «investire nel loro sviluppo economico». Di conseguenza - è il terzo punto - diventa necessario «modellare la dimensione economica» del fenomeno dei flussi perché «la migrazione, se ben gestita, può fornire un importante contributo allo sviluppo sostenibile dei paesi di origine, di transito e di destinazione». Del resto gli investimenti legati alle rimesse della migrazione legale e la creazione di posti di lavoro «contrastano il modello del business dei trafficanti». Il quarto punto, così, sollecita gli stati a «mobilitare ulteriormente le risorse» destinate a «promuovere lo sviluppo sociale, istituzionale ed economico nei paesi di origine».

Contra la tratta e gli “attraversamenti irregolari”
I due punti successivi affrontano le facce della stessa medaglia: raccomandano il contrasto alla tratta di esseri umani e la riduzione degli «attraversamenti irregolari via mare e nel deserto»; ma chiedono anche di «migliorare le condizioni di vita dei richiedenti asilo e dei rifugiati». Sul piano più operativo, gli stati firmatari della dichiarazione d'intenti si impegnano - settimo punto - a «rafforzare la protezione delle frontiere con programmi di formazione specifici, scambio di informazioni e fornitura di mezzi». E all'ottavo punto, non ultimo in ordine di importanza, la dichiarazione d'intenti chiede di intensificare «le campagne di informazione» volte ad «aumentare la consapevolezza dei rischi connessi alla migrazione irregolare anche in diversi punti lungo i viaggi dei migranti». Oggi il ministro Minniti illustrerà il vertice in una conferenza stampa al Viminale.

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