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Dossier Ue, Prodi: sì alla doppia velocità ma senza escludere nessuno

Dossier | N. 13 articoliTrattati di Roma: una storia lunga 60 anni

Ue, Prodi: sì alla doppia velocità ma senza escludere nessuno

Le «cooperazioni rafforzate» possono servire a ridare slancio al progetto europeo ma solo se «si lascia aperta la porta a tutti gli altri Stati membri». Così l’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi immagina il futuro dell’Unione europea parlando questa mattina a Montecitorio nel corso del primo evento celebrativo per i 60 anni dei Trattati di Roma che ha riunito i presidenti dei Parlamenti europei. Nell’introdurre i lavori la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha riaffermato la necessità di contrastare la «letteratura antieuropeista» e incoraggiare una svolta sociale attraverso una vera «tripla A sociale».

Tra gli interventi di questa mattina anche quello di Maria Romana De Gasperi, Presidente onoraria della Fondazione De Gasperi che ha rievocato i rapporti politici e personali di de Gasperi con Adenauer e Schumann. Hanno portato le loro testimonianze anche i rappresentanti dei Parlamenti degli altri Paesi fondatori firmatari insieme all'Italia il 25 marzo del ’57 i Trattati di Roma: Siegried Bracke, presidente della Chambre des Representants belga; Claude Bartolone, presidente dell'Assemblè Nationale francese; Norbert Lammert, presidente del Bundestag tedesco; Mars Di Bartolomeo, presidente della Chambre des Depute's lussemburghese; Khadija Arib, presidente del Tweede Kamer olandese. Interventi anche da parte dei Presidenti degli altri Parlamenti nazionali dei Paesi Ue.

Prodi: no a più velocità con chiusure
Per uscire dall’irrilevanza e dalla marginalizzazione l’Europa deve «ricercare, anche se non nella totalità dei Paesi europei, una cooperazione comune, purchè sia aperta la porta a tutti». Così l’ex presidente dell’esecutivo comunitario Romano Prodi immagina lo sviluppo dell’architettura europea. «Non vogliamo un'Europa a piu' velocità con chiusure - ha tenuto a precisare Prodi - ma un'Europa con piu velocità che sia esperimento del nuovo e che con il suo successo renda possibile a tutti, in un momento successivo, di parteciparvi». Secondo Prodi è «la nuova, e strana, attitudine americana nei confronti dell'Europa che ci obbliga a una maggiore attenzione alla difesa comune e a una nuova politica energetica e dell'ambiente». Da qui discende la necessità di ricercare soluzioni comuni in quei settori tra gruppi ristretti di Paesi europei ma senza escludere nessuno.

Prodi: «La Ue accetti sfida globalizzazione»
L’Europa gigante economico, a giudizio di Prodi, non ha accettato appieno la sfida della globalizzazione. Non esistono in Europa colossi come Apple, Google, Alibaba. «Abbiamo forse bisogno di altre umiliazioni, di essere emarginati ancora di piu' per reagire? - si domanda Prodi - abbiamo bisogno di altre sconfitte per capire che solo uniti possiamo essere protagonisti della nuova globalizzazione? Nessun paese europeo da solo può essere protagonista della nuova globalizzazione. Non può l'Italia, non può la Francia e nemmeno la grande Germania». Prodi osserva che «abbiamo perso tante occasioni». Questa «non è l'Europa che vogliamo: era un modello di innovazioni e welfare, oggi non è piu' modello di riferimento. Vogliamo essere irrilevanti?». Non sarà un cammino breve nè facile - avverte Prodi - ma già nel passato abbiamo dimostrato con l'euro e tanti altri esperimenti, di sapere trasformare le stesse fondamenta dello Stato moderno che il Trattato di Westfalia (nel 1648 pose fine alla cosiddetta guerra dei trent'anni, ndr) ci aveva lasciato in eredità.

Boldrini: combattere la letteratura antieuropeista
E’ un invito a non tornare indietro ma a rafforzare le radici dell’Unione europea quello lanciato dalla presidente delal camera Laura Boldrini. «E' paradossale - osserva la presidente della Camera - prospettare oggi, in piena globalizzazione, la disgregazione dell'Unione e il ritorno ad assetti istituzionali ottocenteschi! Senza una risposta comune il nostro continente è condannato ad una progressiva e pericolosa marginalizzazione». Il rischio è che si crei «una vera e propria letteratura antieuropeista alimentata da forze populiste e xenofobe che hanno come obiettivo quello di minare il progetto europeo. In alcuni dei nostri Paesi, in vista di prossime scadenze elettorali, viene esplicitamente evocata - per
guadagnare consensi - la prospettiva di una fuoriuscita dall'euro o addirittura dall'Unione europea». Posizioni che alimentano la disaffezione dei cittadini nei confronti dell'Europa senza prospettare soluzioni alternative . Ecco perchè, secondo la Boldrini, «spetta a chi come noi riveste cariche istituzionali testimoniare concretamente il valore dell'integrazione europea. Spetta a noi contrastare chi ne svilisce l'importanza e ricordare ai cittadini, soprattutto ai più giovani».

Boldrini: «Una tripla A sociale»
La presidente delal Camera invita tutti a interrogarsi sulle ragioni per le quali il progetto europeista sta progressivamente perdendo la sua spinta propulsiva. «Bisogna prendere atto - afferma la Boldrini - che, nonostante i traguardi raggiunti, l'Europa attuale non funziona. Sembra una macchina con il freno a mano tirato, costretta a procedere a velocità ridotta». La presidente osserva che «ne sono prova la disoccupazione e le diseguaglianze crescenti, così come l'incapacità di gestire in modo solidale i flussi migratori e di parlare con un'unica voce nelle numerose aree di conflitto ai nostri confini esterni. Si tratta di problemi ai quali, per la loro scala globale, solo l'Unione potrebbe dare risposta. Nessun Paese europeo può affrontare da solo queste ed altri grandi sfide. Nel tempo che viviamo nessun Paese è un'isola». Occorre orientare le politiche economiche alla crescita e alla riduzione delle diseguaglianze e «occorre un'Europa che abbia una tripla A sociale e non solo finanziaria. Insomma, l'Europa sociale non può più attendere».

Tajani: ridare fiducia ai cittadini Ue
L'Ue deve puntare a un “rilancio politico” per dare risposte ai cittadini su tre grandi temi: immigrazione, terrorismo, lavoro per i giovani, e l'occasione può essere il vertice del 25 marzo a Roma per celebrare il 60° anniversario dei trattati fondativi dell'Europa. E’ la ricetta del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani inrtervenuto oggi a UnoMattina. «Oggi la fiducia dei cittadini verso le istituzioni europee sembra calare in modo vertiginoso e dobbiamo le riscoprire le ragioni di stare insieme proprio nel momento delle difficoltà», ha spiegato Tajani. «Se daremo tali risposte tutti insieme, come Parlamento, Commissione e Stati membri, allora l'Europa avrà fatto un passo in avanti» per «confrontarsi meglio» con gli altri grandi attori come Cina, Stati Uniti, Russia. «E l'occasione dell'anniversario dei trattati- può esser un momento per un rilancio politico, ideale, non burocratico, che permetta all'Europa di essere protagonista».

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