Italia

Voucher, ora disciplinare il lavoro occasionale, altrimenti è boom…

IL DECRETO

Voucher, ora disciplinare il lavoro occasionale, altrimenti è boom di lavoro nero

Stop ai voucher, che non potranno più essere utilizzati da nessuno, famiglie, imprese e Pa; e in alcun settore produttivo (dall’agricoltura, al turismo, al commercio, e piu' in generale, nei servizi industriali e non).

Il decreto legge
Con un tratto di penna, e senza dialogo con le parti sociali, il governo cancella tre articoli del Dlgs attuativo del Jobs act abrogando, così, completamente la disciplina del lavoro accessorio. In questo modo si recepisce interamente il quesito referendario promosso dalla Cgil che, appunto, chiede la soppressione tout court dei voucher. Si prevede comunque una fase transitoria fino a fine anno per consentire a chi ha comperato voucher prima dell’entrata in vigore del Dl di poterli “spendere”. È corsa all'acquisto dei buoni.

Gli effetti
Il Dl abrogativo rende quindi inutilizzabili i voucher per i lavoretti saltuari e occasionali: da quando scatterà lo stop si creerà un vuoto regolatorio e tanta confusione tra gli operatori. Una famiglia per utilizzare qualche ora una colf, per esempio, dovrà rivolgersi a un consulente del lavoro e regolarizzare la prestazione domestica con un contratto a termine o con uno a chiamata, se si rispettano gli attuali limiti d'età previsti dalla legge vigente. Anche in agricoltura regnerà il caos (si pensi come sarà più complesso regolarizzare prestazioni per raccolte nei campi, o vendemmie - l’ex ministro Cesare Damiano, Pd, aveva previsto una sperimentazione dei voucher, appunto, per pagare questi lavoretti stagionali). Da domani, bisognerà mettersi al lavoro per offrire a famiglie e imprese strumenti normativi adatti a disciplinare, nel rispetto delle regole, piccoli lavori e lavoretti. Se non si vorrà spalancare le porte al nero.

Il reale impatto dei voucher
Purtroppo si è scelta la linea di evitare a tutti i costi il referendum del 28 maggio, con il Pd, e in primis Matteo Renzi, preoccupati di un secondo stop (dopo la sconfitta del 4 dicembre). E così, facendo vincere l'ideologia, è stato buttato il bambino con l’acqua sporca. Anche perché le oltre 130 milioni di ore di voucher acquistate nel 2016 corrispondono a circa 60mila lavoratori equivalenti, lo 0,23 per cento del costo del lavoro totale. E anche il boom registrato nei mesi scorsi, si sta sgonfiando con l’introduzione della tracciabilità (ottobre 2016): nel gennaio 2017, infatti, ultimo dato Inps, le vendite dei voucher pari a 8,9 milioni si sono stabilizzate su livelli sostanzialmente analoghi a quelli di gennaio 2016 (8,5 milioni, con un modesto +3,9 per cento), a dimostrazione che la nuova tracciabilità sta(va) funzionando.

A rischio un nuovo balzo del nero
Una ultima riflessione: nei dati Inps, Istat e ministero del Lavoro emerge che i voucher sono utilizzati in prevalenza nel terziario, e che il reddito annuo del lavoratore oscilla, essenzialmente, tra i 2-3mila euro (il tetto massimo è - era - 7mila). Peraltro, il 55 per cento dei percettori di buoni-lavoro si divide tra chi ha un altro lavoro e percettori di ammortizzatori sociali; il 10 per cento sono pensionati; il 14 per cento giovani inoccupati. Che cosa dicono questi numeri? Che era sacrosanto stanare e prevenire gli abusi; ma che abolire i buoni vorrà dire, purtroppo, condannare quasi tutto coloro che oggi li percepiscono al lavoro nero. Con buona pace di oltre 20 di riforme del lavoro che da Biagi in poi hanno cercato di porre un argine alla piaga del sommerso, bilanciando interessi di imprese e lavoratori.

Colpo di spugna sui voucher, ora rischio esplosione lavoro nero

© Riproduzione riservata