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Legge elettorale, Orlando: serve la riforma, non voglio larghe…

verso le primarie dem

Legge elettorale, Orlando: serve la riforma, non voglio larghe intese

«Cresce l'impressione, e uso un eufemismo, che in fondo ad una parte del Pd se si vota con questa legge elettorale vada bene. Beh, a me dispiace, perché io non voglio né le larghe intese né le elezioni dopo sei mesi». Nel dibattito verso le primarie dem è stato Andrea Orlando a ribadire oggi la necessità di un percorso di cambiamento delle regole del gioco condiviso. Spunto che suona come un’invocazione rivolta dentro il proprio partito, ma anche al di fuori («non possiamo farcela da soli»), pena il caos che rischierebbe di scaturire da un nulla di fatto nelle urne. Domani il ministro della Giustizia, che non sta risparmiando energie nella campagna per la leadership democratica, incontrerà la stampa estera a Roma per presentare la sua mozione «Ricostruire il Pd. Unire l'Italia».

«Ticket? Rischio trattino in centrosinistra»
Orlando si dice preoccupato di cosa si nasconda «dietro il ticket». Ovvero «una divisione dei ruoli con un pezzo che parla al centro e uno alla sinistra. Noi abbiamo fatto il Pd perché parlasse a tutti. È il rischio del ritorno del trattino tra centro-sinistra e sarebbe una sconfitta per il Pd e della sua vocazione maggioritaria», annota il ministro della Giustizia e candidato con riferimento al duo, suo antagonista, formato da Matteo Renzi e Maurizio Martina. Il partito che ha in testa Orlando vuole essere «un punto di riferimento per chi è in difficoltà e per chi rappresenta i lavoratori nei momenti di difficoltà. Non che questo non sia avvenuto ma si è tutto sempre risolta nella dimensione istituzionale, che è l'ultima ratio in queste vicende».

Martina: nessuna ossessione
Ma a stretto giro arriva la replica di Maurizio Martina, che precisa di non aver alcuna «ossessione» del trattino e della divisione dei ruoli dentro il Pd tra centro e sinistra. Per il ministro dell’Agricoltura si tratta di «una logica a compartimenti che non ci appartiene proprio. Altri pare che leggano le nostre proposte con gli occhi di dieci anni fa ma così facendo sbagliano parecchio». Anche stamattina Andrea Orlando è tornato a tessere gli elogi dell'esperienza politica milanese. Quel modello, fa notare Martina, «è un'esperienza di valore costruita dal basso prima di tutto dal Pd milanese con le altre forze della città e come tale va riconosciuta sempre. Consiglio però di non tirare per la giacca questa esperienza soltanto per logiche congressuali. Io la conosco molto bene e ci ho creduto dall'inizio. Sono contento che oggi se ne rendano conto tutti, ma bisogna riflettere perché se abbiamo fatto bene a Milano, qualcuno che evoca ora il modello dovrebbe riflettere prima di tutto su dove si è sbagliato, come nel caso di Napoli».

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