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Dossier Ue a più velocità, testo alla stretta finale

Dossier | N. 8 articoliTrattati di Roma: una storia lunga 60 anni

Ue a più velocità, testo alla stretta finale

Dieci anni fa, in occasione del 50° anniversario della firma dei Trattati europei, la dichiarazione finale fu firmata solo dai presidenti delle istituzioni europee tanto erano profonde le divisioni tra Stati membri. Un rischio che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il premier, Paolo Gentiloni non vogliono correre questa volta per la dichiarazione che dovrà concludere, sabato prossimo in Campidoglio, il Consiglio europeo straordinario per la celebrazione dei 60 anni della firma dei Trattati Ue. Il mandato affidato alla sherpa italiana (l’ambasciatore Mariangela Zappia) che domani a Bruxelles dovrà negoziare il testo finale della “Dichiarazione di Roma” è molto chiaro: venire incontro alle richieste dei Paesi dell’Est, soprattutto la Polonia (che ha due obiezioni marginali sul testo) senza annacquare eccessivamente il concetto di “doppia velocità”.

Il testo che i rappresentanti permanenti presso la Ue sottoporranno agli sherpa dei capi di Stato e di governo fa stato dei risultati raggiunti in questi ultimi 60 anni. «Noi, i rappresentanti dei 27 stati membri e delle Istituzioni della Ue – reciterebbe l’incipit della dichiarazione - siamo orgogliosi dei risultati dell’Unione Europea. Abbiamo costruito un’Unione con istituzioni comuni e forti valori, una comunità unica di pace, diritti democratici e stato di diritto». Si riconosce che gli Stati membri «presi individualmente sarebbero emarginati dalle dinamiche globali» mentre «stare insieme è la nostra migliore opportunità di influenzarle e difendere i nostri comuni interessi e valori». Sulla “doppia velocità” si afferma: «Agiremo insieme ogni qualvolta possibile, a diversi ritmi e intensità laddove necessario, come abbiamo fatto in passato nel quadro del Trattato e lasciando la porta aperta a chi vuole unirsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile». Nella prima versione della Dichiarazione si leggeva anche che gli Stati membri «lavoreranno insieme per promuovere il bene comune, nell’intesa che alcuni di noi possono avvicinarsi, andare più lontano e più velocemente in alcune aree, tenendo aperta la porta a chi vorrà unirsi successivamente». Una sottolineatura scomparsa nell’ultima versione.

Guardando poi al futuro si rileva: «Nei prossimi 10 anni vogliamo una Unione che sia sicura, prospera e sostenibile, con una aumentata dimensione sociale e con tutta la volontà e capacità di giocare un ruolo chiave nel mondo globale».

Eccezionali misure di sicurezza sono previste a partire da domani nella capitale dove è previsto l’arrivo di 40 capi di stato e di Governo. Non si esclude neppure (ove le informazioni su possibili infiltrazioni nei cortei previsti di black block dall’estero dovessero essere confermate) che possano essere sospese le libertà di circolazione alle frontiere previste da Schengen. Nelle celebrazioni il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricoprirà un ruolo di primo piano. Dopo avere incontrato venerdì i presidenti dei Parlamenti Ue, mercoledì 22 Mattarella parlerà alle Camere riunite sul tema del rafforzamento delle radici democratiche dell’Europa. Mattarella ospiterà poi sabato prossimo al Quirinale i 28 capi di Stato e di Governo dopo la riunione del vertice in Campidoglio. Tra gli appuntamenti della vigilia venerdì il summit straordinario “tripartito” con le parti sociali europee e sull’agenda digitale. E sempre venerdì i leader europei saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco.

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