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Cei all’attacco del ddl sul biotestamento: «Medico diventa un…

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Cei all’attacco del ddl sul biotestamento: «Medico diventa un notaio»

Il presidente della Cei Angelo Bagnasco
Il presidente della Cei Angelo Bagnasco

«La legge sul fine vita, di cui è in atto l’iter parlamentare, è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato. In realtà, la vita è un bene originario: se non fosse indisponibile tutti saremmo esposti all’arbitrio di chi volesse farsene padrone». Interviene sul tema caldo (anche se ignorato come si è visto in Parlamento) della legislazione sul fine vita il cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio Permanente della Cei, l’ultimo nella sua veste di presidente visto che a maggio sarà nominato il suo successore dopo un decennio di presidenza. «Si rimane sconcertati anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile».

Bagnasco: medico ridotto a notaio
Il porporato ricorda che «è acquisito che l’accanimento terapeutico - di cui non si parla nel testo - è una situazione precisa da escludere, ma è evidente che la categoria di “terapie proporzionate o sproporzionate” si presta alla più ampia discrezionalità soggettiva», distinguendo tra intervento terapeutico e sostegno alle funzioni vitali. «Si rimane sconcertati - aggiunge - anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile, che prende atto ed esegue, prescindendo dal suo giudizio in scienza e coscienza; così pure, sul versante del paziente, suscita forti perplessità il valore praticamente definitivo delle dichiarazioni, senza tener conto delle età della vita, della situazione, del momento di chi le redige: l'esperienza insegna che questi sono elementi che incidono non poco sul giudizio». Inoltre «la morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia: il malato deve essere accompagnato con le cure, la costante vicinanza e l’amore. Ne è parte integrante la qualità delle relazioni tra paziente, medico e familiari», conclude Bagnasco.

Il dramma del lavoro e le distrazioni della politica
«Il popolo vuole vedere il mondo politico piegato su questo prioritario dramma», il lavoro, «mentre invece lo vede continuamente distratto su altri fronti, nonché chiuso in una litigiosità dove non entra per nulla il bene del Paese» aggiunge Bagnasco, che a maggio accoglierà il Papa nella visita a Genova. «L’affanno della gente permane: è l'affanno per mantenere la propria famiglia ogni giorno», denuncia. «La prima e assoluta urgenza resta ancora il lavoro: sono ormai lunghi anni che il problema taglia la carne viva di persone - adulti e giovani - e di famiglie». «La vita della gente urla questa sofferenza insopportabile: deve avere la sicurezza nei fatti che questo grido è ascoltato e preso in seria e diuturna considerazione. Sarebbe nefasto che nei luoghi della responsabilità la voce dei disoccupati e dei poveri arrivasse flebile e lontana». Per Bagnasco «senza lavoro non c'è dignità personale, non c'è sicurezza sociale, non c'è possibilità di fare famiglia, non c'è futuro».

Nell’agenda Cei sempre la famiglia “tradizionale”
«La bellezza e la necessità della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, non verranno mai meno, anche se un certo pensiero unico continua a denigrare l’istituto familiare e a promuovere altri tipi di unione, che non sono paragonabili in ragione delle peculiarità specifiche della famiglia, a partire dalla valenza educativa per i figli e dall'importanza vitale che la famiglia costituisce per il tessuto sociale», rimarca ancora il cardinale. «Veramente non si comprende, al di fuori di una visione ideologica, la costante e crescente azione per screditarla e presentarla come un modello superato o fra altri, tutti equivalenti», aggiunge, sottolineando «il diritto dei figli ad essere allevati da papà e mamma, nella differenza dei generi che, come l’esperienza universale testimonia, completa l’identità fisica e psichica del bambino. Diversamente, si nega ai minori un diritto umano basilare, garantito dalle Carte internazionali e riconosciuto da sempre nella storia umana. Tale diritto non può essere schiacciato dagli adulti, neppure in nome dei propri desideri».

L’elezione del successore alla presidenza
Infine Bagnasco ringrazia Papa Francesco «per la fiducia che ha mostrato con la proroga alla mia presidenza (tre mesi, ndr)» in modo da giungere alla prossima Assemblea Generale, che sarà chiamata a eleggere la terna relativa alla nomina del nuovo Presidente. «Prepariamoci con una più intensa preghiera allo Spirito Santo, perché illumini i nostri cuori: presiedere la nostra Conferenza è certamente un compito, ma è innanzitutto una grazia. Richiede l'umiltà che non si compiace, ma serve e rende capaci di ascoltare veramente i Confratelli, nel segno della stima sincera e della reciproca fiducia, per tentare delle sintesi limpide e alte. Per questo - prosegue - chi presiede non ha bisogno di avere un proprio programma, ma, in spirito di cordiale obbedienza, accoglie prontamente le indicazioni del Papa, Primate d'Italia, e, insieme ai Confratelli e al vissuto delle Comunità, le declina al meglio per le nostre Chiese. Sapendo anche che, quanto più la Comunità cristiana è viva e vitale, tanto più è fermento benefico per la società intera».

Secondo la riforma varata tre anni fa – su sollecitazione del Papa – il presidente della Cei sarà scelto da Francesco all’interno di una terna votata dall’assemblea dei vescovi, e non più scelto personalmente dal Papa, come accaduto sin dalla costituzione della Conferenza Episcopale (caso unico al mondo, dato dallo speciale legale del Pontefice con l'Italia).

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