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In aula alla Camera il ddl sulle toghe in politica

Per il relatore di Maio rafforza le tutele

In aula alla Camera il ddl sulle toghe in politica

Magistrati in Cassazione (Imagoeconomica)
Magistrati in Cassazione (Imagoeconomica)

Le toghe dopo l’esperienza in politica. È iniziata in aula alla Camera la discussione generale sul disegno di legge relativo alla candidabilità, alla eleggibilità e al ricollocamento dei magistrati che abbiano ricoperto incarichi politici. Un testo che è stato modificato in commissione alla Camera rispetto al testo che era stato approvato tre anni fa al Senato. Oggi in Parlamento ci sono nove magistrati su 930 membri, di cui quattro in pensione. «Il principio fondamentale di questo provvedimento - ha sottolineato in aula Marco Di Maio, relatore di maggioranza - è impedire che lo svolgimento di funzioni che attengono alla politica possano essere utilizzate dal magistrato in maniera contrastante con il principio di autonomia e terzietà che deve sempre caratterizzare l'esercizio della funzione di magistrato: una tutela che dobbiamo rafforzare nell'interesse dei cittadini, dei magistrati e della politica».

Le novità
Nel testo è stata allargata la platea dei livelli istituzionali interessanti - dal parlamento europeo fino alle cariche elettive degli enti locali, delle circoscrizioni e degli assessori - e elevato da 6 mesi a 5 anni il periodo in cui il magistrato non deve aver prestato servizio nel territorio di riferimento della circoscrizione elettorale, definendo bene i criteri sia per le candidabilità sia per i ricollocamenti, «trovando un equilibrio tra posizioni di chi voleva nessuna soluzione di continuità e quelle di chi avrebbe voluto norme rigidissime e penalizzanti», ha spiegato Walter Verini, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia di Montecitorio.

Il sottosegretario Migliore: ddl equilibrato
Il testo, «che è frutto della positiva collaborazione » tra tutti i soggetti coinvolti, ha sottolineato il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore al termine della discussione generale sul provvedimento, sarà esaminato «in tempi rapidi» dall’Assemblea di Montecitorio. «Non è un provvedimento che va contro qualcuno ma che va nell'interesse dei principi generali che regolano la nostra Costituzione. Un testo equilibrato sul quale auspico vi sia il massimo consenso».

Sisto (Fi): contenuti peggiorativi
Un provvedimento che ha viaggiato in acque agitate, con Francesco Paolo Sisto (Fi) che si è dimesso dall’incarico di relatore e ha assunto il ruolo di relatore di miniranza. Per lui il passaggio in commissione è avvenuto «a detrimento della qualità dei contenuti, tutti peggiorativi del testo del Senato. Ma c’è di più: quella stessa maggioranza che è da poco intervenuta retroattivamente sui diritti dei magistrati 'operativi', oggi si adopera per salvaguardare le prerogative di quelli che sono già in politica».

Pisicchio(Misto): è giunta l’ora di regolare le toghe in politica
Per il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio, «sembra finalmente che sia arrivata l’ora di una regolazione della presenza dei magistrati in politica. Per anni il 'revolving doors' dei magistrati che entrano ed escono dal ruolo parlamentare e governativo, tornando poi a esercitare le medesime funzioni che svolgevano prima dell’impegno politico, è rimasto oggetto di dibattito teorico e mai di regolazione giuridica». Se si sceglie la carriera magistratuale, «si deve sapere che questa non incrocierà la carriera politica o, se c’è la volonta' di candidarsi, questa scelta escluderà il ritorno alle funzioni originarie.

Roberti: le toghe in politica non tornino indietro
«Non ho nulla contro i magistrati che scelgono di passare in politica, ma dovrebbero non tornare più nell'attività giurisdizionale una volta finita la vita
politica, tornando nel settore pubblico e nella pubblica amministrazione, con ruoli diversi da quelli di giudice o pubblico ministero», ha detto il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, in un'intervista a 'Soul', di Tv2000.

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