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Lista sessista sulle donne dell’Est, vertici Rai chiudono…

viale mazzini: «scuse non bastano»

Lista sessista sulle donne dell’Est, vertici Rai chiudono «Parliamone sabato»

La Rai ha deciso la chiusura di “Parliamone sabato” il programma - all’interno di “La vita in diretta” - condotto il sabato pomeriggio da Paola Perego. Lo ha annunciato una nota ufficiale di Viale Mazzini, dopo le polemiche sollevato dalla puntata in cui si è discusso delle presunte ragioni per i quali gli uomini dovrebbero scegliere una fidanzata dell'Est, con tanto di grafica esplicativa dai contenuti sessisti (tra i motivi addotti: «Sono disposte a far comandare il loro uomo», ma anche «perdonano il tradimento», «non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio») . «Gli errori si fanno, e le scuse sono doverose, ma non bastano», ha dichiarato il direttore Generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, parlando di «contenuti che contraddicono la mission di servizio pubblico».

Dg Rai: Parliamone sabato chiude
«Occorre agire ed evolversi» ha spiegato Campo Dall’Orto, che ha aggiunto: «La decisione di chiudere “Parliamone sabato” non è infatti solo la semplice e necessaria reazione ai contenuti andati in onda lo scorso sabato, contenuti che contraddicono in maniera indiscutibile sia la mission del servizio pubblico che
la linea editoriale che abbiamo indicato sin dall’inizio del mandato. È anche - ha proseguito il dg - una decisione che accelera la revisione del daytime di Rai1 sulla quale peraltro stavamo già lavorando da tempo. Questo al fine di rendere i contenuti Rai sempre più coerenti ai valori che ne ispirano la missione». Il direttore di Rai1, Andrea Fabiano, ha aggiunto: «Rinnovo le mie scuse più sincere per quanto accaduto e ribadisco l'impegno per un’offerta sempre ispirata ai valori del servizio pubblico».

Le critiche sui social
Non sono bastate insomma le scuse. Scuse del resto subito offerte dalla presidente della Rai Monica Maggioni che si è detta «coinvolta come donna» e ha parlato di «errore folle». La vicenda ha infiammato il web e i social tra incredulità e insulti. È stata la scrittrice Silvia Ballestra a rilanciare tra le prime sui social network il caso della puntata del 18 marzo di “Parliamone sabato” scatenando un’onda di riprovazione. «È un caso osceno gravissimo - ha dichiarato Ballestra - è normale che la gente si arrabbi». Critiche bipartisan sono arrivate dalle forze politiche che hanno chiesto sanzioni adeguate per i responsabili.

Presta: Rai1 è salva, politici tornino a lavorare
«Programma chiuso! Raiuno salva e salva ora accanitevi su altro! Buona giornata della felicità. Ai politici che hanno urlato purtroppo ora tocca a ritornare a lavorare per davvero». È stata questa, invece, la reazione polemica affidata a Twitter da Lucio Presta, agente e marito di Paola Perego, conduttrice del programma. Sulla vicenda Presta era intervenuto già in mattinata: «Spero che @peregopaola sia cacciata da @raiuno anche a malo modo, così tutte le donne dell'Est-Ovest- scrittrici e giornaliste saranno salve». Un tweet caustico che aveva a sua volta sollevato altre polemiche.

Boldrini: servizio inaccettabile, lista vergognosa
Indignata la presidente della Camera Boldrini per la quale «è inaccettabile che in un programma televisivo le donne siano rappresentate come animali domestici di cui apprezzare mansuetudine, accondiscendenza, sottomissione». Una lista definita «vergognosa» e «sicuramente offensiva nei confronti delle donne».

Fico: «Parliamone sabato non è servizio pubblico»
«Quanto è avvenuto ed è stato raccontato nella trasmissione di Rai1 “Parliamone sabato” è esattamente la negazione di servizio pubblico. I responsabili di ciò che è successo devono dimettersi. Il direttore di Rai1 e la presidente Maggioni si sono scusati per l'accaduto, ma non basta. Sono necessari provvedimenti seri» aveva incalzato su Facebook il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico. In un comunicato l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai ha parlato di «siparietto disgustoso di cui come dipendenti, come donne e uomini della Rai ci vergogniamo», stigmatizzando la «lista di luoghi comuni, violenti, beceri e umilianti».

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