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Locri, scritte sul muro del Vescovado in «risposta» alla giornata…

dopo la visita del capo dello stato

Locri, scritte sul muro del Vescovado in «risposta» alla giornata anti-mafia

«Don Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri», si legge in una scritta a Locri,   (Ansa)
«Don Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri», si legge in una scritta a Locri, (Ansa)

La risposta - vigliaccamente - è arrivata il giorno dopo la visita del capo dello Stato a Locri. La regia mafiosa che in Calabria detta legge in ampi strati della popolazione, dell'economia e della società, ha aspettato che si spegnessero i riflettori dello Stato e di Libera in occasione della giornata della memoria per le vittime di mafia, per accendere i propri.

Le scritte apparse nella notte sulle mura di cinta del Vescovado di Locri, di alcune scuole e in giro per le strade della cittadina reggina contro don Ciotti “sbirro” e che richiamano la necessità di più lavoro e meno Stato, ripropongono un vecchio cliché che (purtroppo) al Sud esercita ancora qualche fascino.

Il filone è ripetitivo: la mafia dà lavoro, lo Stato e la Chiesa no.

A ben guardare - però - era tempo che la regia mafiosa della Locride non si affacciava così : senza ritegno di far vedere la propria filosofia criminale, certa che i media avrebbero studiato la mossa sulla scacchiera.

Perché lo fa? Per paura e per sfida. Mai lo Stato aveva assestato negli ultimi anni così tanti colpi contro la 'ndrangheta e contro la massomafia (come la chiama anche il capo della Procura di Catanzaro, Nicola Gratteri).

L'intervento del presidente Mattarella a Locri

Da tempo - inoltre - non si assisteva a una Chiesa così solerte nel raccogliere le istanze di trasparenza e legalità, al punto di sostituire pochi mesi fa il Rettore del Santuario di Polsi, inseguito dalla Dda di Reggio Calabria per presunti legami con le cupole criminali che governano la Calabria.

Paura per la quale la regia mafiosa è costretta a contrapporre la chiamata alle armi di quella parte di società calabrese che ha timore di alzare la testa. E che - anche solo con l'indifferenza e l'omertà - continua ad assicurare un riparo alle mosse criminali della cupola mafiosa.

Il dado - con le presenze di Sergio Mattarella e don Luigi Ciotti - è stato nuovamente tratto nel segno del riscatto e della rinascita. Ora sta ai calabresi e al Sud intero raccogliere - senza paure e timori - gli appelli.

r.galullo@ilsole24ore.com

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