Lifestyle

Nella stagione trionfale dello sci azzurro brilla l’oro di Pellegrino

il campione del fondo

Nella stagione trionfale dello sci azzurro brilla l’oro di Pellegrino

Ansa
Ansa

Il record di 43 podi stagionali, la coppa di discesa di Peter Fill, le vittorie di Federica Brignone, Sofia Goggia, Dominik Paris e Manfred Moelgg. Lo sci azzurro, reduce dalla trionfale stagione appena conclusa sulle nevi di Aspen col “botto” della tripletta sul podio del gigante femminile, si prepara a far passerella in tarda mattinata, alla Terrazza Martini di Milano. Eppure, nella celebrazione di un'annata trionfale, a brillare sarà un oro solo, e non arriverà – ahinoi – dalla sfortunata rassegna iridata di St.Moritz; ma da più su, quasi ai limiti del circolo polare artico, da quella Lathi, in Finlandia, che quest'anno è ritornata ad essere, come tante volte in passate, la capitale dello sci di fondo nostrano.

Oro che brilla – Quell'unico oro dell’inverno azzurro, infatti, sarà al collo di Federico Pellegrino, il 26enne aostano che da almeno due stagioni ha riportato l’Italia nella mappa geografica del fondo mondiale, dopo l’inevitabile ricambio organizzativo seguito all'esaurirsi della seconda Generazione dei Fenomeni (Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer, Christian Zorzi, solo per citare i più noti) che aveva vissuto il suo zenith a Torino2006. Lo scorso anno la coppa di specialità nelle prove sprint, il bis sfiorato in questa stagione, impreziosita dall’oro individuale e dall'argento nella staffetta in coppia con Noeckler ai mondiali finlandesi. «Quando ho iniziato a mettermi in luce nelle nazionali giovanili – confessa il campione iridato – rimanevo sempre sorpreso, e anche infastidito, dalla convinzione diffusa per cui i grandi fondisti cominciano a vincere dopo i 30 anni. Diciamo allora che ho voluto sfatare il luogo comune, avvantaggiandomi sul calendario; insomma, le vittorie vere devono ancora arrivare…», sottolinea divertito.

Computer sugli sci stretti – Una battuta che non deve portare a fraintendimenti sul carattere di Pellegrino: basti vedere i festeggiamenti sul podio di Lathi, per capire che il ragazzo, quando vuole, sa divertirsi, eccome! Ma ecco, a ben vedere “quando vuole”, o meglio, quando i risultati lo giustificano. Altrimenti, l'atleta delle Fiamme Oro è un vero laptop sugli sci stretti: metodico, attento al dettaglio, meticoloso fino all'inverosimile: «È la strada più diretta per arrivare a centrare gli obiettivi – racconta Federico, fidanzato con la “collega” fondista Greta Laurent -: a me tocca finalizzare il lavoro di un team straordinario, che va dal direttore tecnico agli skiman: solo se ognuno, nei diversi ruoli, riesce a dare il 110%, i risultati arrivano».

Filo rosso - «Pellegrino? È un robot, ma capace anche di vivere e regalare grandi emozioni – gli fa eco Christian Zorzi, che proprio a Lathi nel 2007 fu oro in coppia con Renato Pasini, dopo i fasti di Torino2006 ed esservi già stato argento nel 2001 nell'individuale -. Ai miei tempi, eravamo molto più istintivi: aprivi la finestra la mattina, ti facevi un'idea della neve, ti infilavi il pettorale, e via a darci dentro!! Oggi, gli atleti di questa nuova generazione sono molto più attenti a meteo, percorso, particolari tecnici; senza dimenticare che Internet fornisce una mole di informazioni che già solo poche stagioni fa erano ignote ai più», evidenzia “Zorro”, che oggi è skiman della squadra azzurra. È un ruolo diverso, certo – spiega – ma che mi offre l'occasione di mettere a frutto la mia esperienza e di essere a contatto con gli atleti di oggi, trasmettendo loro almeno un pizzico delle sensazioni che ho vissuto io, delle competenze che ho maturato». E Pellegrino conferma convinto: «In pochi anni il fondo ha vissuto una profonda rivoluzione – spiega l'aostano, che quest'anno ha ceduto solo all'ultima gara la Coppa dello sprint al norvegese Klaebo -; diventa difficile voltarsi indietro e trovare parametri di riferimento tecnici nei campioni di appena pochi anni fa; ma il patrimonio di esperienze ed emozioni, davvero, quello è il filo rosso che ci unisce a chi ci ha preceduto». «Un consiglio a Fede ? – chiosa “Zorro”: non farsi distrarre ora dalla popolarità. Aspetti un annetto per festeggiare la sera: adesso è bello farlo, ma magari fra 12 mesi, con una medaglia olimpica al collo, potrebbe esserlo ancora di più!», ride sornione Zorzi.

Obiettivo Corea – Emozioni, sensazioni, esperienza. Ma a legare quella generazione a quella odierna, per quanto riguarda il fondo, sono anche e soprattutto gli uomini. Se Christian Zorzi è nel team dei maghi di cere e paraffine, col compito di trasformare gli sci di Pellegrino e soci in missili capaci di volare su ogni tipo di neve, ancor più centrale è il ruolo di Giuseppe “Sepp” Chenetti, uomo chiave per i successi olimpici della nostra squadra a Torino e ora tornato in sella nel ruolo di direttore tecnico degli azzurri: «Lathi ci regala coraggio e fiducia in vista dei Giochi di Pyeongchang del prossimo anno – sottolinea Chenetti -, perché abbiamo dimostrato una volta di più di riuscire a finalizzare il lavoro sui momenti-chiave dell'annata». Ma un campione come Pellegrino, ha ancora margini di miglioramento? «Certo! – risponde convinto il dt -, proprio perché Federico ascolta moltissimo, apprende rapidamente, mette in pratica i suggerimenti. Questo ci permette di affinarne continuamente la tecnica, quindi di sposare quantità e qualità del lavoro. Le sue gambe sono impressionanti, il lavoro fatto per migliorare in salita ha pagato. Ma le nuove sfide sono già dietro l'angolo: basti pensare che alle Olimpiadi in Corea del Sud la prova sprint individuale sarà in passo classico, e allora dovremo darci dentro su tecnica e forza delle braccia; e non trascurate che in Corea avremo altre carte da giocarci, come De Fabiani e le donne, che pure stanno attraversando una fase di inevitabile ricambio».

Sogno a cinque cerchi -«Le Olimpiadi? Certo che le sogno! – sottolinea Federico – Ci penso spesso, e d'altra parte gli avversari che affronterò sono gli stessi che incrocio in ogni tappa di Coppa del Mondo, quindi… Ma si sa come sono i Giochi: devi far bene quel periodo, quel giorno, quell'ora, perché poi quell'attimo ripasserà solo quattro anni dopo, e già solo quest'idea ti mette addosso pressione. Come ci si prepara? Io di metodo ne conosco solo uno: lavorare, lavorare, e poi lavorare. E allora adesso riposo un attimo, poi da metà aprile si torna ad allenarsi: le vittorie sulla neve cominci a costruirli a Ferragosto, non dimenticatevelo».

© Riproduzione riservata