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Grillo: chi non è d’accordo crei altro partito

MS5 e caso genova

Grillo: chi non è d’accordo crei altro partito

Grillo (Ansa)
Grillo (Ansa)

Beppe Grillo non arretra di un passo. Il «garante» delle regole «sono io» e chi non lo accettapuò accomodarsi fuori dal M5s e farsi «un altro partito», ha detto ieri il leader pentastellato di passaggio alla Camera per partecipare a un convegno sull’acqua pubblica. Grillo ribadisce la linea espressa nei giorni scorsi, che aveva portato all’esclusione della vincitrice delle primarie a sindaco di Genova Marika Cassimatis e della sua lista. «Dobbiamo intenderci su che cos’è la democrazia. Una democrazia senza regole non è una democrazia. Noi abbiamo le nostre regole e io, da garante, le faccio rispettare», ha insistito Grillo, che rivendica il «metodo Genova», definito «giustissimo» rinviando ogni spiegazione a quanto scritto sul suo blog.

Grillo: chi dissente, fondi altro partito

Un vero e proprio diktat quello del leader pentastellato, che non ammette deroghe. «È una decisione presa dal blog. Ha parlato e a noi sta bene così», ha tagliato corto la senatrice Paola Taverna. Anche Grillo vuole chiudere rapidamente il «caso». Nessuna assemblea con i parlamentari nonostante in serata fosse prevista una riunione dei gruppi a Montecitorio . Solo un abbraccio plateale con Alessandro Di Battista (Di Maio invece era accanto a lui durante il convegno) a voler smentire le presunte perplessità del deputato sulla vicenda ligure.

L’avvicinarsi della scadenza elettorale non consente di tergiversare. Anche perché tanto il centrodestra che il centrosinistra sono intenzionati a dare battaglia. A partire da Genova. In particolare nel centrosinistra sarebbe in dirittura d’arrivo la candidatura di Gianni Crivello, attuale assessore alla protezione civile, sostenuto dal movimento di Giuliano Pisapia e sul quale sono pronti a convergere sia il Pd che gli ex dem di Mdp, più varie liste civiche. E la partita genovese potrebbe in prospettiva diventare la cartina al tornasole di quel che potrà avvenire nel 2018 alle politiche. Grillo non può permettersi di perderla. Non solo perché è la sua città ma perché dopo la decisione di cancellare la candidatura della Cassimatis, la responsabilità di un’eventuale sconfitta ricadrebbe in toto sul leader maximo dei pentastellati chiamato a fare i conti con le liste dei dissidenti che, dopo Parma ,si stanno moltiplicando (anche a Piacenza il Movimento è spaccato). Di Maio, sempre accanto a Grillo, ha difeso la linea del leader sottolineando che «in molti territori arrembano personaggi strani che vogliono salire sul carro dei vincitori». Di qui la necessità di «stare molto attenti a selezionare la nostra classe dirigente». Un’attenzione che a maggior ragione vale a livello nazionale per la futura squadra di governo anche se - ammette Di Maio - «un metodo non è stato individuato». C’è ancora un anno di tempo per trovarlo. La conquista di Palazzo Chigi però è tutt’altro che scontata. L’attacco di ieri alla Lega , suo competitor sul fronte populista ne è la conferma: «Il partitino di Salvini si è fatto casta», dice Grillo con riferimento al voto del Carroccio a favore del senatore di Fi Augusto Minzolini.

Chi invece continua ad essere preoccupato del vento populista è il cardinale Angelo Bagnasco. Nella sua prolusione al Consiglio della Cei, oltre a bocciare senza appello la legge sul fine vita in discussione alla Camera, Bagnasco torna a lanciare un monito contro chi semplifica realtà difficili e complesse: «Questo approccio genera populismo facile e superficiale, spesso urlato, a volte paludato, comunque ingannatore e inconcludente, e seriamente pericoloso!».

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