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Locri, in migliaia contro le mafie. Don Ciotti: «Siamo tutti…

l’iniziativa di «libera»

Locri, in migliaia contro le mafie. Don Ciotti: «Siamo tutti sbirri»

Sono stati 25 mila i partecipanti al corteo organizzato da Libera a Locri per la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie. Cinquecentomila le presenze nei quattromila luoghi italiani in cui, in contemporanea a Locri, si è svolta la giornata. A riferirlo è stata la stessa associazione antimafia. «Oggi a Locri siamo tutti sbirri. Ricordiamo tanti nomi di esponenti delle forze dell’ordine che hanno perso la vita e nessuno li può etichettare e insultare» ha don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, dopo le scritte offensive («Don Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri») comparse ieri a Locri sui muri del Vescovado, una scuola media e il centro di aggregazione giovanile .

Don Ciotti: oggi a Locri siamo tutti sbirri
Il corteo a Locri è partito in mattinata con in testa i familiari delle vittime che reggevano due striscioni di Libera con lo slogan della Giornata di quest’anno: «Luoghi di speranza, testimoni di bellezza». Dietro di loro una grande bandiera della pace portata da ragazzi migranti minorenni giunti in Calabria a bordo di barconi nei mesi scorsi. A seguire i gonfaloni, le autorità e migliaia di persone giunte da tutta Italia. Il corteo si è snodato dalla zona nord del lungomare della cittadina fino alla piazza centrale.

Presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, i vertici della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e il Vescovo di Locri monsignor Francesco Oliva. «Orgogliosa di avere sposato uno sbirro» è la scritta che la vedova del brigadiere Antonino Marino, ucciso a Bovalino il 9 luglio del 1990, ha scelto di apporre sulla camicia bianca (vedi foto) indossata durante la marcia. A conclusione del corteo in piazza dei Martiri sono stati ricordati gli otre 950 nomi delle vittime innocenti delle mafie: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, agenti di polizia, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali.

Grasso: scritte hanno prodotto effetto contrario
Le scritte di ieri a Locri (“Don Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri”) «se volevano ottenere un effetto hanno ottenuto quello contrario, cioè di una piena solidarietà da parte di tutta Italia a Libera, a don Ciotti e a questo movimento che è un movimento per la legalità e per l'affermazione della cultura della legalità, che non è solo rispetto delle leggi ma la possibilità di andare avanti con principi di solidarietà, e per dare un futuro migliore soprattutto ai nostri giovani» ha rimarcato il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Messaggi di solidarietà a don Ciotti
Messaggi di solidarietà sono arrivati al fondatore di Libera don Luigi Ciotti da tutta Italia, dopo le scritte contro di lui. Una sfida lanciata dalla 'ndrangheta allo Stato all’indomani della visita del presidente Mattarella a Locri e del suo duro monito lanciato contro le cosche. Mattarella ha telefonato personalmente a don Ciotti per esprimergli la sua vicinanza.

Procuratore Locri: necessarie opportunità lavoro
Un messaggio in stile tipicamente 'ndranghetista, è la lettura del procuratore antimafia di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, che ha definito «ignoranti quelli che interpretano queste scritte come una verità e non come un'enorme truffa della 'ndrangheta» perché «sono le cosche a far fuggire le imprese che il lavoro lo danno». «La 'ndrangheta crea solo sottosviluppo e miseria, le loro aziende si reggono sui soldi della cocaina, non sulla libera concorrenza» gli ha fatto eco il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervistato da Repubblica. L’emergenza lavoro, ad ogni modo, in queste terre è una realtà innegabile. «Il lavoro in questo territorio è una cosa seria. C'è assolutamente la necessità, anche come contrasto alle organizzazioni criminali, di creare opportunità di lavoro e occupazione giovanile» ha evidenziato il Procuratore della Repubblica di Locri, Luigi D'Alessio, che ha partecipato alla manifestazione antimafia organizzata da Libera.

Le indagini in corso
Il messaggio del Capo dello Stato - è la lettura che viene data in ambienti inquirenti - è stato molto forte ed ha colpito nel segno. E con le scritte - subito cancellate dal Comune - le cosche cercano di riaffermare il loro dominio sul territorio. I carabinieri stanno cercando di dare un nome alla mano anonima che ha vergato i messaggi, ma soprattutto di capire chi sia il mandante. Al vaglio degli investigatori le immagini degli impianti di videosorveglianza della zona - dove si vedrebbero due persone a bordo di un’auto - ma anche quelle della visita di Mattarella. Una delle ipotesi prese in considerazione è che proprio a quella manifestazione possa avere assistito qualcuno a cui potrebbe essere riconducibile il gesto della notte scorsa.

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