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Dossier Moto, una raffica di novità tra naked e «medie»

    Dossier | N. 4 articoliRapporto Moto & scooter

    Moto, una raffica di novità tra naked e «medie»

    Da anni non si vedeva un così generoso carico di novità nel campo moto, segno indiscutibile di una ripresa del settore due ruote. Le anteprime per il 2017 sono moltissime e alcune cominciano già a circolare sulle nostre strade. Se il filone delle vintage e neo rétro, declinato in mille salse, si è ormai affermato, con la nuova stagione si è rivitalizzato il segmento delle naked, ovvero le moto per antonomasia. È il caso ad esempio della Kawasaki Z900, modello completamente nuovo nella gamma di Akashi, che punta senza mezzi termini alla leadership della categoria: è mossa da un 4 cilindri in linea di 948 cc capace di erogare 125 cv e fa della regolarità di erogazione e della maneggevolezza i suoi punti di forza. Il propulsore è imbrigliato in un telaio inedito: un traliccio in tubi di acciaio particolarmente performante e leggero, abbinato ad un forcellone in alluminio e sospensioni regolabili. Telaio a traliccio e prestazioni di rilievo (140 cv) anche per un'altra novità in campo naked: la MV Agusta Brutale 800 Re, massima espressione della tecnologia della Casa varesina. In questo caso, rispetto alla giapponese, c'è maggior utilizzo di elettronica per tenere a bada la straripante potenza del tre cilindri in linea.

    Se le maxi fanno sognare, non mancano fresche proposte anche nelle medie cilindrate, indirizzate a neofiti e motociclisti di ritorno, ma anche a biker esperti desiderosi di naked più fruibili in città. Ducati, Kawasaki e Triumph hanno proposte eccellenti in questo senso. La più innovativa è la pepata inglese: la Street Triple mantiene l'esclusività del frazionamento a 3 cilindri, ma cresce di cilindrata fino a 765 cc. È declinata in tre versioni: S, R e Rs, con allestimenti diversi a livello di sospensioni e freni, oltre che con prestazioni crescenti. La base S ha 113 cv, la più vivace R sale a 118 cv mentre la sportiva Rseroga ben 123 cv. Da Bologna invece arriva la Monster 797: il motore, lo stesso della ormai collaudata Scrambler, è il bicilindrico a L di 803 cc raffreddato ad aria, in grado di esprimere 75 cv di potenza. Sua vicina concorrente è la Kawasaki Z650, erede della apprezzatissima ER-6n. Mossa da un bicilindrico parallelo di 650 cc, bialbero raffreddato a liquido, è facile da gestire in ogni situazione, è maneggevolissima e adeguatamente dotata di potenza: sono 68 i cv a disposizione. Tutto nuovo il telaio a traliccio in acciaio e le sospensioni, con quella posteriore dotata di link progressivo.

    Parallelamente alle naked, anche il mercato delle carenate si è rinvigorito con proposte per tutte le tasche e per tutti i gradi di esperienza e le giapponesi primeggiano con race-replica supertecnologiche. Il segmento delle medie vede la rinascita di un mito, la Yamaha Yzf-R6. La supersport di Iwata prende ispirazione dalla sorella maggiore R1 nel look come nei contenuti: fari a Led annegati nella carenatura, presa d'aria dinamica, codino sfuggente non fanno passare in secondo piano un'elettronica di eccellenza, che comprende controllo di trazione regolabile su 6 livelli, cambio elettronico e acceleratore Ride-by-wire. Salendo di cilindrata e potenza, lo scontro è tra Honda Cbr1000Rr e Suzuki Gsx-R1000 R. La prima, declinata in versione standard, Spe SP2, dichiara potenze comprese tra i 192 e gli oltre 200 cva seconda dell'allestimento, tenuti a bada da una elettronica di riferimento: piattaforma inerziale, tre riding mode, traction control su 9 livelli, sistema anti-impennamento, Abs cornering. Anche la Suzuki, che adotta soluzioni mutuate dalla Gsx-Re che corre in MotoGp, dichiara una potenza da capogiro (oltre 200 cv) e elettronica allo stato dell’arte.

    Tra tutte le sfumature del mondo moto 2017 però, una più di altre sembra avere avuto una vera e propria iniezione di novità, alimentata anche e soprattutto dalla crescita dei mercati attualmente più in espansione: il Sud-est asiatico e il Sudamerica. Se è vero che l'Europa è il regno delle maxienduro, la rincorsa a cilindrate e prestazioni sempre maggiori sembra aver saturato il mercato, così da lasciare spazio a modelli più semplici, economici e alla portata di tutti. Tra le piccole cilindrate è stato un fiorire di crossover e globetrotter. Benelli Trk 502, Honda Crf250 Rally, Royal Enfield Himalayan, Suzuki V-Strom 250. Le proposte più interessanti e più prossime alla commercializzazione sono però la Bmw G 310 GS e la Kawasaki Versys-X 300. La bavarese attinge al layout della affermata sorella maggiore R 1200 GS, con carena sfaccettata, convogliatori in alluminio e “becco” prominente. Nel telaio a traliccio in acciaio è ingabbiato un monocilindrico che è un gioiellino di tecnologia: 313 cc, raffreddamento a liquido, distribuzione bialbero a 4 valvole e iniezione elettronica. La potenza a disposizione è di 34 cv, buoni anche per la patente A2. La discreta altezza della sella e il peso contenuto la rendono una facile entry-level. Altrettanto poliedrica, ma con un raggio d'azione a più ampio spettro in virtù di un motore più elastico, la Kawasaki si atteggia a endurona utilizzando robuste ruote a raggi (in luogo di quelle in lega più stradali) e con misure che promettono tanta agilità. Il cuore della Versys-X è il bicilindrico parallelo già utilizzato sulla Ninja 300, omologato Euro 4: cilindrata di 298 cc, distribuzione a doppio albero a camme in testa, iniezione elettronica e frizione antisaltellamento. Rispetto alla Bmw è una moto più matura, con una potenza leggermente superiore (40 cv, comunque facilmente gestibili) e un piano di seduta a 845 mm da terra, che disegna un'ergonomia confortevole anche sulle lunghe distanze.

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