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«Sofferenze bancarie sul tavolo Ue»

la questione bancaria

«Sofferenze bancarie sul tavolo Ue»

Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis (Reuters)
Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis (Reuters)

Cresce la consapevolezza che si debba affrontare il problema delle sofferenze creditizie in una ottica comunitaria. I crediti inesigibili pesano sul sistema bancario italiano e indirettamente sulla crescita economica. I ministri delle Finanze ne discuteranno a Malta in aprile. Fatica a farsi strada la proposta dell’Autorità bancaria europea (Eba) di creare un vero e proprio veicolo europeo per gestire le sofferenze, e si predilige invece un coordinamento europeo delle autorità nazionali.

Alla Commissione europea della questione si sta occupando il vice presidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis, 45 anni, che ieri a margine di una riunione dei ministri delle Finanze dell’Unione qui a Bruxelles ha incontrato un gruppo di giornalisti per illustrare loro a grandi linee il contributo che la Commissione europea intende presentare a La Valletta il 7 e 8 aprile prossimo. Tra le altre cose, emerge l’idea di mercati secondari sui quali vendere e comprare crediti inesigibili.

«A livello di Unione europea le sofferenze creditizie ammontano a circa mille miliardi di euro – ha spiegato l'ex premier lettone –. È una importante questione che va affrontata. A questo ritmo, il problema richiederà una decina d'anni perché sia risolto (…) A livello europeo, vi sono evidenti differenze tra i settori bancari nazionali, tanto che la responsabilità primaria nell'affrontare il problema rimane nazionale. Ciò detto, vi è anche una dimensione europea».

La Commissione europea sta valutando la questione sotto vari profili. Tre le direzioni su cui sta lavorando in vista della riunione di Malta. Prima di tutto la sorveglianza bancaria, che può e deve incitare le banche a mettere mano alle loro sofferenze creditizie. In secondo luogo, c’è spazio, sempre secondo il vice presidente, per «migliorare il funzionamento dei mercati secondari» sui quali acquistare e vendere crediti in sofferenza «anche su base transfrontaliera».

In terzo luogo, Bruxelles crede che sia necessario mettere mano ai diversi quadri fallimentari o di ristrutturazione societaria, in modo da ristrutturare più facilmente i crediti in sofferenza. «Il lavoro prosegue, e anzi vogliamo accelerare il passo per quanto riguarda la creazione di mercati secondari e le riforme legali», relative a insolvenza e fallimento, ha aggiunto il vice presidente. «Crediamo nel coordinamento a livello europeo, ma siamo anche convinti che sia necessario l’impegno serio dei paesi membri».

In gennaio, il presidente dell’Eba, Andrea Enria, aveva proposto la nascita di un nuovo veicolo pan-europeo in cui riversare sofferenze creditizie per metterle successivamente sul mercato (si veda Il Sole 24 Ore del 31 gennaio). Nel parlare di coordinamento europeo, il vice presidente Dombrovskis lascia intendere che non vi sarebbe il consenso necessario per seguire questa strada, troppo federalista in un contesto nel quale sul fronte bancario non manca la sfiducia tra i paesi membri.

«I mercati delle sofferenze creditizie sono eminentemente nazionali – nota ancora l’ex premier lettone in risposta a una domanda sul futuro della proposta dell’Eba –. I prestiti sono emessi secondo una regolamentazione nazionale (…) Sono gestiti e regolati nei tribunali nazionali. La responsabilità è quindi principalmente dei paesi membri. Ciò detto, la proposta dell’EBA sarà tra quelle discusse nella riunione informale dei ministri delle Finanze a Malta».

Sempre sul fronte bancario, proprio ieri la Commissione europea ha avviato una procedura di consultazione sul futuro delle autorità finanziarie europee: oltre all’Eba, c’è anche l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (Eiopa) e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma). La consultazione avviene ogni tre anni, ma con la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione è d’attualità il futuro dell’Eba, che oggi ha sede a Londra.

«Molti paesi si sono detti pronti ad accogliere la sede dell’Eba – ha spiegato il vice presidente dell'esecutivo comunitario –. Prima di prendere una decisione bisogna aspettare i risultati della consultazione pubblica in vista di una decisione che deve avvenire in modo relativamente veloce». Una delle opzioni proposte dalla Commissione europea nella consultazione pubblica è di unire l’Eba all’Eiopa, che ha sede a Francoforte, rafforzando le sinergie tra le due autorità di sorveglianza.

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