Italia

Costo del debito giù di 20 miliardi

VERSO LA MANOVRA CORRETTIVA

Costo del debito giù di 20 miliardi

Il risanamento condotto negli anni della grande crisi e il calo dei tassi propiziato dalla politica monetaria “espansiva” della Bce consentiranno a fine 2017 di ridurre la spesa per interessi di circa 19,6 miliardi rispetto al 2012 (erano 17,1 miliardi a fine 2016).

Le stime sono in corso di elaborazione da parte dei tecnici del ministero dell’Economia, e verranno definite nel dettaglio all’interno del Documento di economia e finanza che il Governo presenterà entro il 10 aprile. Si sconta fin d’ora un quadro tendenziale, sul versante del costo di finanziamento del debito, meno favorevole rispetto allo scenario ipotizzato in settembre con la Nota di aggiornamento del Def, con la spesa per interessi stimata a quota 64 miliardi quest’anno, contro i 66,4 miliardi del 2016.

È l’effetto dell’aumento dello spread evidenziatosi dall’inizio dell’anno. Pur tuttavia la tendenza al ribasso di quella che resta una componente decisiva per i saldi di finanza pubblica dovrebbe consolidarsi. A patto naturalmente che si metta in campo con il Def di aprile e con il Programma nazionale di riforma un percorso credibile di rientro dal debito, sostenuto da un contestuale cronoprogramma di riforme strutturali, da completare come nel caso della Pa o da riformulare come nel caso delle liberalizzazioni. Non va sottovalutato – e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan non a caso vi ha fatto esplicito riferimento – l’impatto implicito sulle politiche di bilancio delle tensioni politiche in un anno preelettorale come il 2017. Difficoltà che del resto stanno plasticamente emergendo per quanto riguarda la definizione degli interventi correttivi (3,4 miliardi) chiesti dalla Commissione europea. E tuttavia, questo è il percorso per molti versi obbligato che attende il Governo. Il segnale sul debito è indispensabile, per i mercati prima ancora che per Bruxelles. Si potrà far conto su un livello di inflazione più sostenuto, considerato che il valore del debito è espresso in termini nominali. Ma la partita decisiva la si giocherà sul versante della crescita, e dunque sulle azioni di politica economica da indicare nel Def e realizzare con la prossima legge di bilancio.

In quest’ottica il Governo sta valutando di azionare due leve: gli interventi post-terremoto per la messa in sicurezza del Paese (il piano Casa Italia), che non saranno comunque sottoposti ai vincoli della Patto di stabilità Ue, e un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale-contributivo. Un’ipotesi, quest’ultima, che sarà affrontata oggi al tavolo Governo-sindacati al ministero del Lavoro sull’attuazione dell’Anticipo pensionistico (Ape) e sulla definizione della cosiddetta “fase 2” del pacchetto previdenziale.

“Resta da sciogliere il nodo della dote da circa 1 miliardo da recuperare dopo lo stop di Matteo Renzi a un aumento delle accise sui carburanti ipotizzato a via XX settembre.”

Le ipotesi allo studio del Mef 

Qualche misura pro-imprese potrebbe trovare posto anche nella manovrina correttiva pari a 0,2 punti di Pil che il Governo conta di varare dopo la presentazione del Def, ma comunque prima della fine di aprile, come ha assicurato lo stesso ministro Padoan. I tecnici del ministero dell’Economia sono al lavoro da settimane, ma resta da sciogliere il nodo della dote da circa 1 miliardo da recuperare dopo lo stop di Matteo Renzi a un aumento delle accise sui carburanti ipotizzato a via XX settembre.

La decisione sulla definitiva composizione della “manovrina” sarà presa dal premier Paolo Gentiloni insieme con Padoan nel momento in cui sarà nero su bianco il Def. La scelta sarà effettuata sull’ampia griglia di opzioni elaborata al Mef. Del menù fa parte anche l’ipotesi di puntare maggiormente sull’estensione dello split payment Iva anche ai rapporti commerciali con le società pubbliche oltre che a quelli con la Pa in senso stretto. Fin qui si è parlato di un intervento nel 2017 per circa un miliardo, ma secondo alcuni tecnici l’asticella potrebbe anche salire a quota 1,3-1,4 miliardi. Anche se proprio al ministero dell’Economia c’è chi nutre più di una perplessità sulla possibilità di ottenere questo risultato in corso d’anno perché la misura sarebbe operativa per non più di 7-8 mesi. A salire, da 900 milioni a 1,3-1,4 miliardi, potrebbero essere pure i tagli alla spesa in versione semi-lineare. I 5-600 milioni mancanti potrebbero arrivare dall’aumento delle accise su tabacchi e alcolici e da un mini-intervento sul settore dei giochi.

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