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7/9 L’euro e noi / Il discutibile vantaggio dei tassi d’interesse

    il compleanno dell’europa

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    7/9 L’euro e noi / Il discutibile vantaggio dei tassi d’interesse

    di Massimo D'Antoni, docente di Scienza delle Finanze all'Università di Siena

    Si sente spesso richiamare, tra i vantaggi della moneta unica, l'effetto positivo che essa avrebbe avuto sulla sostenibilità del nostro debito pubblico. Con l'euro il nostro paese ha visto infatti una riduzione dei tassi di interesse dai livelli dei primi anni '90 (quando si arrivò a toccare il 14%) a valori compresi tra il 3 e il 6% nel periodo 1999-2008, e ancora più bassi nel biennio a noi più vicino.

    Si tratta tuttavia di un vantaggio discutibile, per diverse ragioni. Per cominciare, la riduzione dei tassi è stato un fenomeno generalizzato, che ha riguardato anche i paesi che non hanno adottato l'euro. Inoltre, sappiamo che la sostenibilità del debito dipende in realtà dal cosiddetto tasso di interesse corretto per la crescita, ovvero dalla differenza tra tasso di interesse e crescita nominale. Negli anni '90 erano alti i tassi di interesse nominali, ma avevamo una maggiore crescita reale e nominale (leggi: inflazione). Il tasso di interesse corretto per la crescita, che si era ridotto nel periodo 1999-2007 rispetto al periodo precedente, nel periodo post-crisi è tornato vicino ai valori pre-euro.

    Le ragioni? La trappola di bassissima crescita reale e inflazione praticamente azzerata dalla quale non riusciamo ad uscire. L'età dell'oro dei primi anni dell'euro sembra tramontata. E forse non è nemmeno auspicabile che ritorni, se è vero quanto molti economisti sostengono: che proprio i bassi tassi di interesse reale nella periferia europea, risultato dell'adozione di una stessa politica monetaria comune per economie così diverse, sarebbero stati una delle cause dell'accumulo di squilibri all'origine della crisi e della stagnazione nella produttività. Occorre infine ricordare che con la moneta unica abbiamo affidato il ruolo di garanzia di ultima istanza sul nostro debito ad un soggetto terzo quale è la Bce. Tale ruolo viene esercitato con condizionalità precise, e questo ha un prezzo salato da pagare in termini di autonomia nella conduzione della politica economica.

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