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Nella manovra-bis spunta un pacchetto crescita

verso il def

Nella manovra-bis spunta un pacchetto crescita

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Nella correzione da due decimali di Pil chiesta dall’Europa che il governo sta preparando insieme al Def spunta anche un pacchetto-sviluppo. Si punta così a rispondere a una doppia esigenza: quella economica di rilanciare e rafforzare una serie di misure pensate per l’attrazione del capitale umano e la spinta agli investimenti, e quella politica di non esaurire il decreto in una correzione dei conti fatta di tagli e tasse (sotto forma di lotta all’evasione e, se necessario a far quadrare i conti, di ritocco alle accise).

In cantiere c’è prima di tutto una regola “acchiappa-fondi”, da leggere all’interno degli sforzi per portare in Italia una fetta delle attività finanziarie che possono uscire da Londra con la Brexit. Sotto la lente c’è il «carried interest», la remunerazione distribuita a professionisti e gestori di fondi di investimento che scatta, oltre determinate soglie, in sede di disinvestimento della partecipazione. L’idea è di tassarla non più come reddito da lavoro dipendente, con aliquota Irpef al 43%, ma come capital gain, che sconta un’aliquota del 26%. Per sfruttare l’agevolazione i manager dovrebbero sottoscrivere almeno l’1% del capitale del fondo. In pista ci sarebbe anche il rilancio, attraverso norme correttive, del direct lending per l’erogazione diretta del credito da parte di assicurazioni, società di cartolarizzazione, Oicr e fondi alternativi di investimento.

Nel pacchetto potrebbe rientrare anche un intervento sulle cartolarizzazioni, per rilanciare l’utilizzo dello strumento anche nella gestione degli Npl delle banche. Il tema dei crediti deteriorati è stato ieri al centro dell’incontro a Via XX Settembre fra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis. «La questione dei crediti inesigibili va affrontata prima di tutto a livello nazionale – ha spiegato Dombrovskis – ma alcuni aspetti possono essere gestiti a livello europeo». Tra Roma e Bruxelles, prima di tutto, è in corso il confronto sulla proroga delle Gacs, le garanzie pubbliche sulle tranche senior delle cartolarizzazioni, che scadono ad agosto ma, con il «sì» della Ue, potrebbero essere tenute in campo per altri 18 mesi. Sempre in fatto di scadenze, a giugno dovrebbe uscire di scena anche la tassa piatta da 200 euro che sostituisce le imposte di registro, ipotecarie e catastali per gli acquisti di immobili dalle aste giudiziarie, altra misura che facilita lo smaltimento dei crediti bancari e che quindi potrebbe essere prorogata dal decreto.

Un altro obiettivo è quello di accelerare investimenti pubblici già pianificati e finanziati a livello centrale e locale. Un occhio di riguardo per le strade: manutenzione della rete provinciale e locale, ma anche norme per accelerare le opere dell'Anas, a partire dalla norma che dovrebbe sgonfiare un contenzioso superiore a 10 miliardi. Una norma, questa, che favorirebbe anche la fusione Fs-Anas che il Tesoro vuole comunque rilanciare anche nel Def. Senza trascurare la liberalizzazione del trasporto pubblico locale e il rilancio degli investimenti in autobus: potrebbero essere varati con la manovrina, nello stesso decreto o in un decreto infrastrutture ad hoc.

L’obiettivo di questo insieme di misure è politico, certo, ma anche e soprattutto economico, all’interno delle linee guida di politica economica che saranno dettagliate nel Def e di conseguenza nel decreto con la manovrina dovranno trovare la prima declinazione pratica. Nel mirino di questa strategia c’è il tentativo di ridurre il peso del debito agendo prima di tutto sul denominatore, cioè sulla crescita. «La spinta principale per affrontare il debito è quella della crescita e dell’inflazione», ha confermato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan parlando ai giornalisti ieri mattina dopo l’incontro con Dombrovskis; e lo stesso vicepresidente della commissione ha spiegato che oggi l’Italia «ha ancora una crescita modesta, ed è molto importante che si mantenga in rotta rispetto alla traiettoria fiscale e delle riforme».

Tappa essenziale di questo passaggio è appunto la correzione in arrivo entro il 30 aprile (ma attesa qualche giorno prima di questa scadenza), sulla cui composizione si discute ancora fra governo e maggioranza. Il conto ufficiale parla di 3,4 miliardi, ma si punta ancora ad alleggerirlo di qualche centinaio di milioni nel gioco dei decimali. In quest’ottica, si ragiona sulla possibilità di far salire fino a 1,3-1,4 miliardi le entrate attese dall’estensione dello split payment alle società pubbliche, su cui si attende il via libera da Bruxelles, e di spingere sui tagli semi-lineari ai ministeri per chiudere la partita senza toccare le accise. Sulla possibilità effettiva di far salire il conto dei tagli, però, si incontra qualche perplessità tecnica all’Economia, perché un menu troppo ambizioso rischia di tradursi in un rallentamento dei tempi di pagamento alle imprese (su cui è già aperta una procedura Ue) o in un freno agli investimenti: due ricadute anti-crescita che a Via XX Settembre si vogliono evitare.

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