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Corallo, re delle slot machine, perde la concessione

il dominus delle scommesse

Corallo, re delle slot machine, perde la concessione

Francesco Corallo, il re italiano delle slot machine e video lottery, perde la concessione. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato all’imprenditore catanese - travolto dall’inchiesta della Procura di Roma per riciclaggio assieme all’ex leader di An Gianfranco Fini - il provvedimento di «decadenza della concessione»: ha violato il principio di fiducia. Nelle motivazioni si fa riferimento al presunto intervento politico per veicolare in suo favore il decreto legge 78 del 2009, che gli consentì di diventare il dominus delle scommesse.

57mila slot machine e 10mila vlt
Si riapre, dunque, una grossa fetta di mercato, in quanto entro i prossimi sei mesi la società Global Starnet ltd (la ex Bplus) del gruppo Corallo dovrà spegnere 57mila slot machine e 10mila vlt (video loteries terminal) sparse in tutto il territorio nazionale. Stando a rielaborazioni in corso di conferma, si parla di circa 500 milioni di euro di gettito erariale in meno.

La revoca
La decisione è stata comunicata ieri alla società Global Starnet ltd (la ex Bplus) e oggi alla Prefettura di Roma e all'ente Anticorruzione presieduto da Raffaele Cantone. Il procedimento per «la decadenza della concessione relativa all’attivazione e alla conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento» è stato avviato il 13 dicembre scorso. I Monopoli hanno analizzato anche le controdeduzioni della società. Tuttavia l'Ente ritiene che «valutate approfonditamente le controdeduzioni (...) la scrivente ritiene che sussistano i presupposti per disporre la decadenza della concessione».

Le motivazioni
Secondo i Monopoli di Stato ci sarebbe stata una violazione del principio di fiducia che, secondo giurisprudenza, deve sussistere tra concedente (l’Ente) e concessionario (in questo caso la società del Gruppo Corallo). Nelle motivazioni ci sono diversi esempi, tra i quali spicca il presunto intervento politico sul decreto legge 78 del 2009, che ha materialmente consentito a Corallo di controllare le video lottery in tutta Italia. Una vicenda, questa, che in un primo momento finisce sotto la lente della Procura di Milano. Stando ai magistrati, infatti, c’era stato un interessamento a «condizionare e determinare la disciplina legislativa in materia di Vlt (...) in senso favorevole alla concessionaria». Ciò, si legge negli atti, «grazie agli interventi del parlamenta Amedeo Laboccetta, componente della Commissione Finanze, già rappresentante legale di Atlantis (del gruppo Corallo, ndr); nonché all'onorevole Marco Milanese».

La Procura di Roma
Lo sprint arriva dall’inchiesta della Procura di Roma, che a dicembre scorso ha ottenuto l’arresto di Corallo, al momento in attesa di estradizione dall’isola di Saint Marteen, accusato - in concorso con l’ex deputato Pdl Amedeo Laboccetta - di aver «riciclato» denaro anche attraverso conti correnti offshore riconducibili a Fini, alla moglie Elisabetta Tulliani e al fratello e al padre di lei, Giancarlo (per il quale pende un ordine di arresto) e Sergio. L’inchiesta, infatti, ha consentito di accertare come Fini abbia sostanzialmente stretto un presunto «accordo» per aiutare Corallo a diventare il numero uno in Italia nella gestione di slot e video lottery. In cambio avrebbe ottenuto, tra il 2008 e il 2015, circa 4 milioni 200mila euro erogati attraverso le società del gruppo Corallo. Denaro che in parte proverrebbe dal Preu, il prelievo erariale unico legato alla tassazione sulle vincite delle slot machine.

Denaro sul conto di Tulliani
Tuttavia ci sono due versamenti dalla società di Corallo su conti correnti dei Tulliani a entrare direttamente in connessione con il decreto legge n. 78 del 2009 pubblicato il primo luglio di quell’anno. Il sette luglio successivo «vengono versati a Giancarlo Tulliani 200mila euro», mentre il 24 novembre 2009 sul conto di Sergio Tulliani arrivano 2 milioni 400mila euro. Ed è proprio quest’ultimo versamento ad attirare l’attenzione, perché nella «causale del trasferimento a Sergio Tulliani» si fa «riferimento al decreto 78/2009».

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