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Riorganizzare e qualificare guardando ai risultati

L'Analisi|L’ANALISI

Riorganizzare e qualificare guardando ai risultati

La sfida che la pubblica amministrazione di oggi si trova davanti e deve vincere - in fretta se vuole essere una componente importante della crescita del Paese - è avvicinare la sua organizzazione (intesa come macchina, complesso di procedure, strumenti digitali, ma anche comunità di persone con qualità e caratteristiche professionali specifiche) all’output che deve garantire.

Nella definizione delle funzioni, della mission, del perimetro di azione, per esempio, molto si è detto in questi anni e qualcosa si è fatto: serve una Pa meno estesa, meno “di massa”, più professionale, è il modello generale che si è proposto e vale per l’esercito, ma anche per la macchina degli appalti o quella dei servizi pubblici. Con risultati alterni, in mezzo a tante resistenze, come quella dei servizi in house. Servono più trasparenza, più innovazione digitale, più attenzione ai cittadini.

Alcune riforme capaci di avvicinare la vacchia e lenta organizzazione della Pa ai suoi obiettivi sono state messe in cantiere, faticosamente: nella riforma Madia sul pubblico impiego c’è, per esempio, l’ambizione di passare dalle obsolete piante organiche ai fabbisogni proprio per garantire quella flessibilità che è il corollario fondamentale di una Pa moderna ed efficiente.

Un eseprimento interessante è quello previsto dall’articolo 38 del nuovo codice degli appalti che supera l’idea che tutte le amministrazioni debbano fare tutto. La qualificazione di «stazione appaltante» spetterà non a tutti, anche al piccolo comune di mille abitanti, ma amministrazioni che abbiano il personale qualificato e l’organizzazione per farlo. C’è una qualificazione che impone nuovi obiettivi organizzativi misurabili, ma al tempo stesso c’è l’idea che a fare gli appalti resteranno in Italia cento o mille stazioni appaltanti e non le 30mila attuali. Un salto di qualità che si potrebbe estendere - almeno in termini programmatici - a tutta la Pa.

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