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Effetto Fornero: giù le pensioni. Ma crescono gli assegni di…

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Effetto Fornero: giù le pensioni. Ma crescono gli assegni di invalidità

Continuano a viaggiare sopra quota 18 milioni le pensioni erogate in Italia e ancora più di sei su dieci (il 63,1%, ossia 11,3 milioni) sono sotto i 750 euro al mese. Percentuale che sale al 76,5% per le donne. Ma calano le pensioni previdenziali mentre continuano a crescere gli assegni di invalidità civile e le indennità di accompagnamento. Negli ultimi sei anni, per effetto delle riforme previdenziali che hanno innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per l’uscita dal mercato del lavoro, l’insieme delle pensioni vigenti è calato del 2,7%, passando da 18,364 milioni circa del 2012 a 17 milioni e 863mila registrate a gennaio di quest’anno, quando la spesa per queste prestazioni ha raggiunto i 194,3 miliardi (186 nel 2012).

La frenata delle nuove pensioni di vecchiaia
Tra il 2015 e il 2016, in particolare, la frenata delle nuove pensioni di vecchiaia e anticipate liquidate è stata significativa: si è passati da 1 milioni e 120mila circa a 1 milione e 48mila (-6%). Nello stesso passaggio d’anno l’età media alla decorrenza della pensione è invece aumentata, passando da 62 anni e 7 mesi a 63 anni e 2 mesi, sempre considerando nel loro insieme le pensioni di vecchiaia e quelle anticipate. L’età media dei pensionati è di 73,7 anni, con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (75,7 anni per le donne e 71,1 anni per gli uomini).

L’aumento delle prestazioni assistenziali
A fronte di questa lenta ma progressiva tendenza al calo dei pensionamenti, segnalato dall’ultimo Osservatorio statistico pubblicato dall’Inps, s’è appunto registrato un aumento delle prestazioni assistenziali. Le invalidità civili e le indennità di accompagnamento sono passate, nel loro insieme, da 2 milioni 734mila del 2012 a 3 milioni e 60mila del gennaio scorso (+1,2%), per una spesa annua che sale da 13,7 miliardi a 15,8. Il fenomeno è legato, tra l’altro, all’invecchiamento dei pensionati e all’ingresso di molti di loro nelle condizioni di non autosufficienza che fanno scattare l’accompagnamento, un assegno quest’ultimo svincolato da requisiti di reddito.

Il trend delle pensioni sociali
L’altra dinamica importante che emerge dai numeri dell’Osservatorio e dalla serie storiche riguarda le pensioni sociali, vale a dire l’assegno assistenziale riconosciuto agli over 65enni privi di reddito. Si passa dalle 828mila pensioni del 2012 (assegno medio 389 euro) alle 854mila del gennaio 2017 (425,3 euro di assegno medio), con un incremento del 3,14 per cento. Nella nota diffusa ieri l’Inps segnala anche che da tre anni il rapporto tra spesa pensionistica e Pil cala, arrivando all’attuale 11,3% (dal 2004 al 2014 si è registrato invece un andamento crescente, passando dal 9,5% all’11,8%).

Slittano i decreti attuativi dell’Ape
Dai dati sulle pensioni alle nuove misure del Governo in piena fase di implementazione. Ieri si è appreso che servirà ancora qualche giorno per il varo dei decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) previsti per l’attivazione dell’Ape (social, volontaria e aziendale), la riduzione dei requisiti contributivi per lavoratori precoci, nonché per il via libera al decreto ministeriale Lavoro-Mef per la revisione dei criteri di anticipo per i lavori impegnati in attività usuranti. I testi non dovrebbero passare per un Consiglio dei ministri ma, una volta chiusi, subito ai pareri di Consiglio di Stato e Corte dei conti.

Confermato il debutto dell’Ape il 1° maggio
I tecnici impegnati in questo complesso dossier hanno assicurato che il debutto delle nuove misure il 1° maggio prossimo sarà garantito. E una volta chiusi i Dpcm dovrebbero seguire le convenzioni con Abi e Ania per fissare i termini per accedere al finanziamento bancario assicurato per l’Ape volontaria. Il tasso di riferimento (Tan) dovrebbe essere attorno al 2,75%, cui si aggiungerebbe, oltre al premio assicurativo unico, la commissione di accesso al Fondo di garanzia che attiverà il ministero dell’Economia per coprire fino all’80% i tre rischi legati al finanziamento dell’Ape: il mancato rispetto dei pagamenti rateizzati in 20 anni con la pensione, la morte prematura del beneficiario e il caso di fallimento dell’assicurazione. Questa commissione dovrebbe avere un valore upfront compreso tra 1% e 2% (tra lo 0,05% e lo 0,1% l’anno). Per l’Ape social - ovvero l’indennità ponte di durata massima di 3,7 anni e valore massimo di 1.500 euro lordi mensili prevista per 63enni con 30 anni di contributi, disoccupati o appartenenti a categorie svantaggiate - dovrebbe essere confermata la possibilità di ottenere la certificazione Inps tra il 1° maggio e il 30 giugno per accedere alla prima graduatoria utile.

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