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Processo rating, tutti assolti gli imputati S&P a Trani

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE

Processo rating, tutti assolti gli imputati S&P a Trani

Il Pm del Tribunale di Trani Michele Ruggiero in aula con una cravatta con il tricolore in occasione della sentenza nel processo a S&P (Ansa)
Il Pm del Tribunale di Trani Michele Ruggiero in aula con una cravatta con il tricolore in occasione della sentenza nel processo a S&P (Ansa)

TRANI -Al vaglio dei giudici di primo grado, il processo alle agenzie internazionali di rating Standard&Poor's e Fitch riserva una doppia bocciatura per l'accusa di manipolazione di mercato mossa dalla procura del Tribunale di Trani. Il collegio giudicante, presieduto da Giulia Pavese, ha infatti assolto 5 tra analisti e manager di Standard & Poor's e la stessa società di rating ex-lege 231.

L'accusa aveva chiesto – al termine di una requisitoria di 8 ore il 20 gennaio scorso - la condanna a due anni per Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l'Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer, mentre per la società in quanto persona giuridica era stata chiesta la condanna al pagamento di una sanzione di 4,647 milioni.

Dunque il collegio non ha fatto sua la tesi accusatoria del pm, Michele Ruggiero, e cioè che le previsioni di S&P, diffuse tra maggio 2011 e gennaio 2012, non contenessero una precisa volontà di alterare i mercati proprio con quei report fuorvianti. Dunque i 4 imputati non avrebbero fornito intenzionalmente al mercato - come aveva sostenuto il pm in avvio di requisitoria - «4 reports contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal Governo per disincentivare l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore».

Rispetto a tutti i 4 reports l'assoluzione è stata piena, ovvero il fatto non sussiste per il taglio dell'outlook del debito sovrano italiano da stabile a negativo del 20 maggio 2011, per la diffusione della nota del 1° luglio 2011 contenente valutazioni negative sulla manovra finanziaria correttiva del Mef e per il credit watch negativo sull'Italia del 5 luglio 2011, mentre l'assoluzione è stata pronunciata perchè il fatto non costituisce reato, cioè non vi è stato alcun elemento psicologico, ovvero dolo, per il declassamento del rating dell'Italia di due gradini da A a BBB+, decretato da S&P il 13 gennaio 2012.

Dunque tutti assolti con soddisfazione dei difensori della società di rating, tra i quali, in particolare, Guido Carlo Alleva, «contento per la decisione del Tribunale: certo poi leggeremo le motivazioni, ma la decisione dimostra che le ipotesi di responsabilità di S&P erano infondate, come abbiamo sempre sostenuto. Sotto questo profilo non abbiamo mai dubitato della serietà dei giudici chiamati ad applicare la legge».

Attendista la reazione del pm su una possibile impugnazione della decisione di primo grado: «Vedremo le motivazioni per decidere se impugnare o no», ha detto Ruggiero subito dopo la lettura del dispositivo. «Ovviamente questa sentenza, come tutte le sentenze, va rispettata e non commentata. È
stata una battaglia difficile, ma abbiamo fatto come sempre la nostra parte anche se c'è amarezza per il risultato. Ma c'è, contemporaneamente, la convinzione di aver detto e fatto con orgoglio tutto il necessario. È stato sicuramente un processo innovativo e perciò difficile».

Vista da S&P l'assoluzione conferma «in modo inequivocabile che in tutti questi anni l'agenzia è stata oggetto di illazioni fantasiose.Finalmente è stata resa giustizia alla società e alle persone che quotidianamente lavorano con onestà e competenza professionale».

Assoluzione con formula piena perchè il fatto non sussiste per l'analista di Fitch, David Riley, accusato di manipolazione di mercato. Il collegio non ha ritenuto fondata la posizione della procura e lo ha assolto con formula piena al contrario del pm che aveva chiesto, in sede di requisitoria finale, nove mesi di reclusione e 16.000 euro di multa per Riley che, all'epoca dei fatti, era capo del rating sovrano della sede londinese dell'agenzia di rating.

Secondo Ruggiero l'analista Riley aveva rilanciato, tra il 10 e il 17 gennaio 2012, «indebiti annunci preventivi di imminente declassamento» dell'Italia, mai però decretato ufficialmente dalla sua agenzia fino al 27 gennaio 2012, divulgando così «a mercati aperti, informazioni che dovevano restare riservate, concretamente idonee a provocare turbolenza, volatilità e negatività per i titoli italiani». Al contrario «nel 2011 l’Italia - aveva detto Ruggiero - stava messa meglio di tutti gli altri paesi Ue» e dunque «non c'erano neppure i presupposti per il doppio declassamento del rating dell'Italia (da A a BBB+) deciso da Fitch nel gennaio 2012». Riley aveva agito con dolo diretto al solo fine «di perseguire l'obiettivo di far restare sul mercato Fitch, in un mercato in cui la concorrenza è forte». Già in sede di arringa i legali di Riley avevano sostenuto che non c'è stata alcuna diffusione di notizie false e che «Fitch ha trasferito al pubblico notizie vere». L'assoluzione decisa oggi è dunque coerente con la richiesta dei legali. Commentando la decisione del collegio, Marco Calleri, difensore di Riley, ha espresso «soddisfazione per il lavoro svolto dai giudici, ma anche amarezza per i 7 anni, tra indagini e processo, che hanno influito sulla vita delle persone. L'esito non ci sorprende: è una questione tutta infondata che ha costituito anche una macchia negativa per Riley per un reato con pene previste da 2 a 12 anni, e per il Sistema Paese e la sua afidabilità».

Le associazioni dei consumatori
Il loro ruolo è stato determinante nel senso che tutto è partito perchè azionato dalle denunce presentate da Adusbef e Federconsumatori sull' operato di Moody's, cui veniva imputato il report del 6 maggio 2010 che definiva l’Italia un Paese a rischio. L'inchiesta poi si è arricchita dei casi relativi a S&P e Fitch e fu Adusbef che definì «storica» la decisione con la quale, il 28 ottobre 2014, il Gup del tribunale decise il rinvio a giudizio dei manager e degli analisti di S&P e Fitch richiesto dal pm, Michele Ruggiero. Poi il processo – nel corso del quale hanno testimoniato personaggi eccellenti del calibro di Mario Monti, Romano Prodi, Giulio Tremonti, Pier Carlo Padoan – con la costituzione come parti civili di Federconsumatori, Acu, Adusbef e di alcune decine di consumatori. Quanto alla doppia assoluzione, secondo l’Associazione Consumatori Utenti (Acu), difesa da Giuseppe Losappio, docente universitario della Aldo Moro di Bari, «non rimane che attendere le motivazioni per valutarle e poi decidere gli eventuali passi successivi. Valutazioni ulteriori in questa fase sono premature.Il processo andava fatto e c'era materia da chiarire. Vedremo - conclude Losappio - se la sentenza chiarirà tutto o se ci saranno altri aspetti su cui intervenire».

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