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Padoan difende le nomine Etica, il Tesoro riscrive la direttiva Saccomanni

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Padoan difende le nomine Etica, il Tesoro riscrive la direttiva Saccomanni

Il ministero dell’Economia ha riscritto in zona Cesarini la direttiva Saccomanni del 2013 sulle nomine dei cda delle società controllate dallo Stato eliminando i requisiti rafforzati di onorabilità, che prescrivevano tra l’altro l’ineleggibilità per chi fosse rinviato a giudizio tra l’altro per reati finanziari o per corruzione e la decadenza in caso di condanna anche non definitiva.La sorpresa è emersa ieri sera nell’audizione del ministro Pier Carlo Padoan in sei commissioni riunite di Camera e Senato. Padoan ha detto che c’è una direttiva del 16 marzo 2017, due paginette, rintracciabili ieri sera anche sul sito del Mef, di cui finora però nessuno si era accorto. È curiosa la data, a mano e non in stampatello, 16 marzo 2017: cioè solo due giorni prima che il Mef ufficializzasse le candidature ai nuovi cda di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Enav.

Sembra un direttiva creata su misura quando il Mef aveva già scelto i suoi candidati e voleva uscire dall’imbarazzo potenziale creato da due candidature. In base alla direttiva Saccomanni del 24 giugno 2013, il rinvio a giudizio di Alessandro Profumo per usura bancaria, risalente al primo marzo, ma divenuto di pubblico dominio solo il 22 marzo, avrebbe potuto creare ostacoli per la nomina di Profumo, anche se la «clausola etica» non è nello statuto di Leonardo. Così come l’eventuale futuro rinvio a giudizio di Claudio Descalzi, accusato di concorso in corruzione internazionale per una presunta tangente in Nigeria, avrebbe potuto comportare il rischio di decadenza da a.d. Eni.

La direttiva Padoan non fa alcun riferimento a requisiti di onorabilità, né ineleggibilità o decadenza. Valgono quindi i criteri generali, solo in caso di condanna definitiva per reati finanziari o societari. La direttiva si limita a dire che per individuare «i soggetti da nominare» il Tesoro si avvale del supporto di una o più società specializzate nella ricerca di top manager, dice che «entro il mese di gennaio di ciascun anno» il Tesoro pubblica sul sito «le posizioni in scadenza» (domanda: se la direttiva è del 16 marzo 2017, come poteva applicarsi nel gennaio 2017?), fa un’istruttoria per individuare potenziali candidati, infine sottopone al ministro dell’Economia una lista di nominativi. A Stefano Fassina, che chiedeva se la direttiva Saccomanni «sia applicata ad intermittenza», riferendosi «a Luigi Marroni alla Consip per il quale non è stata utilizzata», Padoan ha risposto: «Non è intermittente, solo che la direttiva Saccomanni è stata superata da un’altra direttiva». I cacciatori di teste che hanno supportato il Mef, ha detto Padoan, sono Eric Salmon, Korn Ferry e Spencer Stuart e «il loro costo è stato pari a zero a valle di una specifica gara». Perché avrebbero accettato di lavorare a costo zero non è stato spiegato.

Su Profumo Padoan ha detto che «una delle qualità è di avere non solo un’esperienza internazionale ma anche una visione internazionale. È quella che forse potrebbe dare quel qualcosa in più a Finmeccanica, che in questo periodo ha raggiunto ottimi risultati nel core business, forse a scapito di una visione più strategica che ha portato a ridurre la posizione internazionale di Leonardo anziché a espanderla». Su Poste, ha spiegato così la sostituzione di Francesco Caio con Matteo Del Fante: «l’orientamento delle attività della società verso ambiti operativi di tipo bancario e assicurativo ha suggerito di ridefinire la struttura del cda, con figure ad esperienza specifica in tali settori e anche per imprimere un’accelerazione al proseguimento della strategia di crescita».

«Per Eni ed Enel (...) si è ritenuto importante valorizzare la continuità dei lavori attraverso la conferma delle figure presenti». Infine, ha detto Padoan, «le privatizzazioni devono continuare».

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