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Il «muro» del Colle sul voto anticipato e la priorità della…

L'Editoriale|IL FOCUS

Il «muro» del Colle sul voto anticipato e la priorità della legge elettorale

Dietro alle parole di Renzi, che ieri archiviava le ipotesi di crisi di Governo, alcuni raccontano ci sia stata una telefonata con Sergio Mattarella. Niente di insolito, al Colle fanno notare che i contatti sono piuttosto frequenti, ma, certo, quel colloquio non ha avuto toni e contenuti di routine. Perché è avvenuto all’indomani dell’incidente in commissione Affari Costituzionali del Senato – dove la maggioranza e il Pd sono andati sotto – e che era stato usato politicamente per sollecitare ipotesi di voto anticipato, magari già prima dell’estate o in autunno. E dunque in quella telefonata di questo si è parlato, di quegli scenari di crisi rappresentati dagli stessi esponenti del Pd. Scenari su cui si è alzato il “muro” del Colle.

E il messaggio sembra essere stato recepito dall’ex premier che infatti ieri diceva: «Non si può tornare al linguaggio della prima repubblica. La parola crisi non la vogliamo sentire, il lavoro del Governo va difeso». Frasi che riecheggiano il pensiero di Sergio Mattarella che contrasta la corsa verso le urne per la stessa ragione con cui oppose un “no” a Renzi quando, dopo la sconfitta al referendum, voleva andare subito al voto. Quella ragione è la legge elettorale. In quei giorni di dicembre, che erano assai più concitati di questi, la traiettoria del Quirinale è sempre stata una: non si sciolgono le Camere se non c’è un sistema elettorale omogeneo tra Camera e Senato. E questo risultato ancora non c’è perché le forze politiche non hanno ancora toccato palla sull’argomento. Se l’intervento debba essere minimo – la semplice armonizzazione dei due sistemi – o massimo è compito che spetta ai partiti ma da questo punto Mattarella non si muove.

Molti hanno interpretato questa sua rigidità come una “svolta” nei suoi rapporti con Renzi. Rapporti che i rumors del Transatlantico raccontano siano arrivati ai ferri corti. Prova ne è – dicono – proprio quel rifiuto di Mattarella di aprire il portone del Palazzo a Orfini e Guerini che, dopo l’incidente al Senato, avevano chiesto un incontro al Colle che non gli è stato concesso. Insomma, un “no” a brutto muso, che sarebbe il primo detto all’ex leader Pd. Ricostruzioni che al Quirinale trovano forzate soprattutto perché c’era stato già lo stop a elezioni anticipate all’indomani della sconfitta al referendum e, quindi, sarebbe almeno il secondo.

Il gelo che i vertici Pd hanno sentito dal Quirinale riguardava – piuttosto – quello che è apparso come il tentativo di trasformare l’incontro con Mattarella in una cassa di risonanza dello uno scontro parlamentare. Un modo per alzare la tensione ed evocare la crisi. Ma a questo ruolo di mescolarsi con le dinamiche politiche - dicono al Colle - lui non si è mai prestato, né con il Pd, né in passato con i 5 Stelle (sul caso Minzolini) o con Forza Italia. E tantomeno si presta se sullo sfondo appare il voto.

È chiaro che un capo dello Stato punti alla scadenza naturale della legislatura ma l’autunno potrebbe non trovare ostacoli se prima le forze politiche si sono misurate in Parlamento e siano intervenute sulle regole elettorali. Un passo indispensabile per il Colle che è chiaro anche a Renzi.

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