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Pensioni, in manovrina mini-correttivo per chi svolge lavori gravosi

martedì il varo con def e pnr

Pensioni, in manovrina mini-correttivo per chi svolge lavori gravosi

Una franchigia fino a 12 mesi per garantire ai lavoratori impegnati in attività gravose e con 36 anni di contributi di accertare che hanno svolto una mansione «particolarmente pesante» anche negli ultimi 6 anni di carriera, requisito indispensabile per accedere all’Ape social. La correzione, che era stata sollecitata dai sindacati già un mese fa per rendere più agevole l’uscita anticipata a una serie categorie individuate nel “pacchetto pensioni”, arriverà con la manovrina di settimana prossima. La scelta è stata confermata nel corso dell’incontro che s’è svolto ieri al ministero del Lavoro sul dossier e al quale hanno partecipato Giuliano Poletti e l’economista Marco Leonardi, a capo del policy unit di palazzo Chigi, con le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil con i segretari confederali e Carmelo Barbagallo.

Fase due al centro del tavolo governo-sindacati
Al centro del confronto la cosiddetta “fase due” degli interventi previdenziali previsti nel verbale d’intesa dello scorso settembre, in particolare il nodo delle pensioni future dei giovani oggi costretti allo slalom di una carriera lavorativa discontinua. Questione che tocca il primo pilastro contributivo e che dovrebbe essere affrontata nell’ultima legge di Bilancio della legislatura: se ne riparlerà il 4 maggio in un nuovo incontro. I sindacati non hanno mancato di manifestare la loro preoccupazione per il ritardo sul calendario previsto per la pubblicazione dei Dpcm che dovrebbero far partire in maggio l’Ape nelle sue tre versioni e la riduzione dei requisiti per i precoci . Ma il ministro Poletti ha rassicurato: «L’Ape partirà il primo maggio».

Manovrina varata martedì
La manovra correttiva, che conterrà anche misure a costo zero per la crescita e la prima tranche da 1 miliardo del fondo triennale per il terremoto, dovrebbe essere varata martedì 11 aprile insieme a Def e Pnr (v. Il Sole 24 Ore di ieri). Il grosso dei 3,4 miliardi della correzione richiesta da Bruxelles sarà garantito dall’estensione dello split payment Iva alle società controllate della Pa (dagli 1 agli 1,3 miliardi). Quasi un miliardo dovrebbe poi arrivare dai tagli semi-lineari alle spese dei ministeri. Risorse per circa 200 milioni dovrebbero essere poi recuperate attraverso un aumento delle accise sui soli tabacchi e per 2-300 milioni da un mini-pacchetto giochi. Possibile con la manovrina anche una prima sforbiciata agli sconti fiscali settoriali considerati non più efficaci.

Riordino delle tax expenditures nel Def
Un riordino delle tax expenditures a più vasto raggio, senza toccare le agevolazioni più “sensibili”, sarà indicato nel Def e nel Pnr . Che punteranno soprattutto su rilancio degli investimenti e produttività con nuovi sgravi per la contrattazione di secondo livello anche per le imprese, come anticipato dalle pagine di questo giornale. Certe indicazioni chiare sulla necessità di ridurre il costo del lavoro e sulla prosecuzione della spending review. Altrettanto certo un riferimento, ma probabilmente più sfumato, sul riavvio del processo di privatizzazioni. Continua invece a rimanere in bilico la riforma del catasto. Nel Def la crescita 2017 sarà rivista al rialzo (dall’1% all’1,1%) mentre quella per il 2018 potrebbe rimanere ferma a quota 1,3 per cento. Sul versante del deficit 2018, attualmente previsto all’1,2%, l’asticella potrebbe salire all’1,5% in attesa dell’esito del negoziato con Bruxelles per arrivare eventualmente all’1,8-2% con la Nota di aggiornamento del Def di settembre.

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