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Anac avvia il commissariamento delle società di Romeo: «Metodo…

dopo l’arresto dell’imprenditore

Anac avvia il commissariamento delle società di Romeo: «Metodo corruttivo e camorra»

L’arrivo a Regina Coeli di Alfredo Romeo (Ansa)
L’arrivo a Regina Coeli di Alfredo Romeo (Ansa)

L’Anac ha avviato la procedura per il commissariamento della Romeo Gestioni spa e del Consorzio Stabile Romeo Facility service 2010, entrambe sotto il controllo dell’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo, arrestato a marzo dalla Procura di Roma per corruzione nell'inchiesta sugli appalti Consip.

Le verifiche di Cantone
Le verifiche del presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, sono state avviate sulla base del presunti illeciti commessi da Romeo per l’aggiudicazione di appalti con la Pubblica amministrazione, per i quali la Procura della Repubblica di Roma è in procinto di chiedere il giudizio immediato. Al momento alcun atto è stato formalizzato, ma a breve Cantone potrebbe fare una istanza di commissariamento al prefetto di Napoli, anche sulla base delle pronunce del Tribunale del Riesame di Roma, che ha indicato Romeo come un imprenditore «privo di scrupoli», che «da circa 25 anni utilizza il metodo corruttivo (...) come “scelta di campo” (...) per esercitare la sua impresa».

La corruzione in Consip
In questo procedimento istruito alla Procura di Napoli e stralciato, a dicembre scorso, a Roma, si ipotizza che Romeo abbia stretto un patto illecito con Marco Gasparri, dirigente di Consip (Centrale acquisti della Pubblica amministrazione), che avrebbe ottenuto circa 100mila euro di tangenti per «comunicare informazioni riservate nonché nel suggerire il contenuto delle offerte e dei successivi chiarimenti che le società riconducibili a Romeo avrebbero inoltrato alla Consip per l’assegnazione di appalti pubblici nel settore del Facility management».

Camorra nella società
A Napoli, invece, Alfredo Romeo resta sotto inchiesta per l’appalto all’ospedale Cardarelli. In particolare, «come titolare e “dominus” della Romeo Gestioni spa aggiudicataria dell’appalto avente ad oggetto il servizio di pulizia del Cardarelli di Napoli, offriva un contributo significativo e duraturo alle associazioni di stampo camorristico, in particolare provvedendo all'assunzione (o comunque al mantenimento in essere del rapporto di lavoro) di alcuni soggetti intranei ai suddetti clan camorristici, o comunque legati da rapporti di parentela con gli stessi, ai quali veniva garantita una regolare retribuzione pur non adempiendo gli stessi regolarmente alle prestazioni lavorative dovute». Secondo le indagini si tratta di lavori fasulli per «la Romeo Gestioni spa» al Cardarelli.

I lavori al Cardarelli
Gli inquirenti partenopei hanno anche accertato come gli stessi interventi aggiudicati dalla Romeo Gestioni spa siano stati viziati da corruzione. In particolare il direttore generale dell'ospedale Cardarelli, «Ciro Verdoliva (responsabile unico dell'appalto), in concorso con Gennaro De Simone (medico chirurgo)» avrebbe omesso di «rilevare e di segnalare i gravi e fraudolenti inadempimenti contrattuali da parte della Romeo Gestioni spa nell'esecuzione del servizio di pulizia dell'ospedale Cardarelli » ottenendo in cambio «utilità varie, tra le quali la promessa di assunzione presso la medesima società (Romeo Gestioni spa, ndr)».

L'appalto Fm4 da 2,7 miliardi
Intanto alla Procura di Roma si procede parallelamente anche sulle modalità di aggiudicazione del maxi appalti Facility management 4 da 2,7 miliardi di euro, che allo stato è stato bloccato. Stando ai documenti investigativi, risultano delle presunte macchinazioni politiche per consentire ad alcune società di aggiudicarsi le commesse. Sotto monitoraggio ci sono le posizioni di Romeo, ma anche della società Cofely (controllata dal colosso francese Gdf Seuz) e Manutencoop. Su questo fronte risultano indagati anche l'imprenditore Carlo Russo e Tiziano Renzi, accusati di traffico di influenze: avrebbero mosso pressioni sull'ad di Consip, Luigi Marroni, affinché creasse un vantaggio a Romeo. Con l'accusa di rivelazione del segreto d'ufficio, invece, sono indagati anche il ministro Luca Lotti e il generale della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia, che avrebbero rivelato allo stesso Marroni l'esistenza dell'indagine della Procura di Napoli. Verso l'archiviazione, invece, la posizione del comandante generale dell'Arma, Tullio Del Sette.

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