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Così il rilancio degli investimenti pubblici: 11,5 miliardi fino…

L'Analisi|la strategia

Così il rilancio degli investimenti pubblici: 11,5 miliardi fino al 2020

Il rilancio degli investimenti pubblici è da mesi ormai la priorità del governo, da Palazzo Chigi al Mef, dal ministero delle Infrastrutture al ministero dello sviluppo economico. Ma, oltre le buone intenzioni e l'attività di sblocco di singoli programmi e singole opere, in cosa si sostanzia oggi la spinta forte che il governo vuole mettere in campo per accelerare davvero gli investimenti pubblici dopo il clamoroso fallimento del 2016, quando avevamo chiesto 5 miliardi di flessibilità aggiuntiva all'Unione europea (che ce li ha accordati) ma bbiamo fatto un risultato negativo del 4,4%?

Al centro della strategia per il rilancio c'è il “fondo del Presidente” fortemente voluto da Matteo Renzi nella legge di bilancio 2017 e ora a disposizione di Paolo Gentiloni. In questi giorni, in effetti, parte la corsa ai primi 11,55 miliardi disponibili fino al 2020 del fondo unico per gli investimenti di Palazzo Chigi (1.900 milioni nel 2017, 3.150 nel 2018, 3.500 nel 201, 3 miliardi nel 2020). In rampa di lancio – non è escluso già oggi o nei prossimi giorni – c'è il primo Dpcm che assegna una prima tranche delle risorse del nuovo strumento finanziario per rilanciare gli investimenti pubblici. Si tratta di un fondo unico con cui il governo intende finanziare tutti gli investimenti, nei settori più disparati, erogando un totale di 47,5 miliardi fino al 2032. Ma, aldilà della pianificazione di lungo periodo, quel che maggiormente conta è l'assegnazione della “cassa” per i primi 4 anni, dal 2017 al 2020 che può dar vita da subito a impegni contrattuali.

Il meccanismo di ripartizione delle risorse prevede tanti decreti per quanti sono i settori che ne benficiano, con l'indicazione in ogni provvvedimento della somma totale cui il programma di intervento ha diritto fino al 2032 ma anche con una scansione della cassa anno per anno. Detto per inciso, cassa e impegnabilità in questo strumento coincidono e non è quindi possibile impegnare (cioè appaltare con contratti vincolanti) oggi le risorse che saranno concretamente disponibili fra 2-3 anni. Questo rende meno fluido e frena anche un po' il percorso che dalla programmazione porta ai cantieri, ma è chiaro che l'obiettivo di questo fondo è la certezza della programmazione finanziaria per facilitare e rendere stabile il percorso successivo. Al tempo stesso, in linea con la riforma del bilancio statale disposta dal Dlgs 93/2016, si vuole gestire in modo più flessibile i capitoli di spesa spostando di anno in anno le risorse (competenza e cassa) a chi ha più gambe per correre.

Ma quali sono i settori interessati? La parte del leone vorrebbe farla il ministero delle Infrastrutture (Mit) che, con l'allegato infrastrutture al Def, si candida a metà delle risorse del fondo, poco meno di 23 miliardi di euro, orientati sulle priorità che Graziano Delrio ha indicato da tempo: Anas, Fs, cura del ferro per le città, piste ciclabili, trasporto pubblico locale.

A Rete ferroviaria italiana andrebbero 9,8 miliardi di euro per la prima tranche del contratto di programma 2017/2021. Non è l'unico investimento sulle ferrovie, perché tra le richieste rientreranno anche 400 milioni per la sicurezza delle reti regionali. Per l'Anas, invece, la richiesta è per 5,6 miliardi per il contratto di programma 2016-2020. All'Anas andranno anche 580 milioni per la viabilità delle zone terremotate 850 per la manutenzione di strade regionali e provinciali che passeranno sotto il suo ombrello.

Il Def infrastrutture anticipa anche la costituzione con 800 milioni di un maxifondo progettazione previsto dal Codice appalti per tutte le Pa (centrali e locali). Avrà due obiettivi: progettare nuove opere ma anche fare la project review di opere già programmate. Ancora, alle metropolitane sarà dedicato un miliardo e, sempre sul fronte delle città, ci sarà un “piano buche” da 1,6 miliardi con fondi ai Comuni.

Sempre su proposta Mit ci saranno poi: 370 milioni per l'edilizia popolare, 150 per la rimozione di barriere architettoniche, 320 per i porti, 300 per nuovi traghetti.

Circa 500 milioni dovrebbero poi andare al ministero dell'Ambiente, per prevenzione del dissesto idrogeologico e opere idriche. Sicuramente ci saranno poi i promessi 800 milioni per il Piano periferie 2016 (altri 800 milioni sono in arrivo dopo il Cipe del 1° marzo). Su proposta del ministero dello Sviluppo arriveranno poi fondi per investimenti industriali ad alta tecnologia, sostegno all'export, ricerca. Altre risorse (da definire) andranno all'informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria, alla prevenzione sismica nel progetto “Casa Italia”, all'edilizia pubblica e scolastica.

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