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Calenda: con Renzi rapporto franco. Leader centrodestra? «La…

l’intervista a radio 24

Calenda: con Renzi rapporto franco. Leader centrodestra? «La mia esperienza politica finisce qui»

Il preaccordo firmato nella notte su Alitalia «è positivo». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, a 24Mattino su Radio 24, avvertendo che «se l’operazione dovesse fallire tutti i costi finirebbero sullo Stato», e si tratta di «più di un miliardo». Se l’accordo sarà «approvato dai sindacati, condizione per le banche di mettere le risorse, lo Stato italiano attraverso Invitalia potrà dare una garanzia se le cose dovessero andare male nel 2018», ha aggiunto il ministro. Grazie all’intensa mediazione del governo, il preaccordo trovato da Alitalia e sindacati (ma la firma avverrà dopo il referendum tra i lavoratori) prevede tra l’altro la riduzione degli esuberi tra il personale di terra a tempo indeterminato da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi all’8%, nonché la necessità di accelerare la crescita dei ricavi, in particolare inserendo nuovi aerei per il lungo raggio.

L’amministrazione controllata con no a intesa
Col passo avanti fatto stanotte «da un lato Alitalia avrà, se i sindacati approveranno l’accordo col referendum, una struttura di costo del lavoro e una struttura di contratto che sarà capace di renderla più competitiva e dall'altro lato abbiamo cercato di evitare il più possibile le esternalizzazioni, che in alcuni casi sono sbagliate e abbiamo chiesto di mettere più risorse sulla parte del medio e lungo raggio», ha spiegato ancora Calenda, aggiungendo che «oggi ci sono soci disponibili a mettere nuovi soldi» mentre «l’obiettivo prioritario del governo è mettere meno soldi possibile». Il ministro ha anche avvertito che se al referendum tra i lavoratori sul pre-accordo sulla vertenza Alitalia prevalesse il no «gli investitori non investirebbero e si andrebbe in amministrazione controllata».

Gli altri dossier
Nel corso dell’intervista a Radio 24 il ministro Calenda ha poi affrontato altri temi, anche politici: «Con Renzi ho avuto sempre un rapporto molto franco e diretto - ha spiegato - Qualche volta ci siamo confrontati in modo duro. Penso che il suo governo, di cui io ho fatto parte, ha fatto tante cose buone, altre non le ho condivise e quando non le ho condivise gliel’ho detto sempre con grande chiarezza. E penso che questa sia la base per un rapporto di lealtà. Altra cosa è la fedeltà. La fedeltà, quando uno fa il ministro, la giura ai cittadini, alla costituzione e quindi lealtà sempre, fedeltà alla costituzione e ai cittadini». Per quanto riguarda invece le polemiche sorte per alcune indiscrezioni legate all’iter della legge sulla concorrenza, Calenda ha precisato: «Io non ho inventato questa leggesulla concorrenza, l’ho trovata. È una legge presentata da Guidi e da Renzi che prevedeva la fine della maggior tutela edella completa liberalizzazione del mercato elettrico e votatadal Pd». Questa del ministro è anche una risposta al presidente reggente del Partito democratico, Matteo Orfini, che in un’intervista a un quotidiano di oggi ha suggerito «di cambiare strada sulla concorrenza».

La legge sulla concorrenza
Calenda ha spiegato che il suo «obiettivo è quella diportarla a casa per una ragione di serietà. Questa doveva essere una legge annuale invece sta diventando un piano quinquennale e mi sembra poco serio». Poi sulla fine della maggior tutela nel mercato elettrico ha precisato: «Sono d’accordo, è una cosa da gestire con grandissima prudenza perché riguarda 23 milioni diconsumatori e proprio per questo ho fatto inserire una nuovadata di entrata in vigore che ci consente di avere ben due annidi transizione per costruire un apparato che eviti qualunquecomportamento collusivo dei distributori e dei produttori taleda far aumentare le bollette». Calenda quindi ha ricordato che «rispetto alla versione originale ho preso una maggiore cautela» nel portare avanti «una legge presentata dal presidente del Consiglio» Renzi.

La norma “anti-scorrerie”
Il ministro poi è tornato sulla vicenda della norma cosiddetta “anti-scorrerie”, che secondo alcuni sarebbe stata bloccata da Renzi perché interpretata come pro-Mediaset: «Non è una norma retroattiva e non potrebbe esserlo, quindi non è applicabile a Mediaset», ha spiegato Calenda, aggiungendo che «nessuno ha detto una parola contro questa norma, poi è uscito due sere fa un retroscena dell’Ansa che parlava di persone del Pd che avevano bloccato questa norma» e poi «ne ho parlato con Renzi e lui ha escluso di avere niente a che fare con questo». Infine Calenda ha smentito, a proposito di retroscena, qualunque ipotesi che lui possa guidare in futuro il centrodestra: «La mia esperienza politica è stata bellissima ma finisce qui».

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