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Boncompagni ha rivoluzionato la tv, prendendosi e prendendoci un po’…

lutto nello spettacolo

Boncompagni ha rivoluzionato la tv, prendendosi e prendendoci un po’ in giro

Gianni Boncompagni con Renzo Arbore, suo sodale di una vita (Ansa)
Gianni Boncompagni con Renzo Arbore, suo sodale di una vita (Ansa)

Conduttore, autore, regista, demiurgo. Innovatore, domatore, provocatore, distruttore. Se la televisione ha mai avuto regole, Gianni Boncompagni le ha sovvertite tutte. Divertendosi ad aprire nuove strade, diventando un grande maestro, se maestro si può dire di chi non ha avuto eredi - e come avrebbe potuto, ora che la tv è tutta format, agenti, case di produzione e superstar. Un grande maestro della tv prendendosi un po' in giro, prendendoci un po' in giro.

Prima, però, aveva sconvolto la radio con i suoi programmi di scoperte musicali, personaggi improbabili e tormentoni nonsense, Bandiera gialla e Alto gradimento. Metà anni 60: nessuno poteva immaginarlo, ma per la radio, ritenuta da tanti mezzo obsoleto, sarebbe stato un momento d’oro: la tv era sotto gli occhi di tutti, alla radio invece si poteva sperimentare con più libertà.

Intercettando i giovani, finalmente detentori di radioline (che negli anni 60, grazie alla diffusione del transistor, diventarono piccole e alla portata di tutti) e affamati di divertimento e musica nuova. Alla radio si poteva dire quello che in televisione non si immaginava nemmeno. E uno come Boncompagni, con un sodale come Renzo Arbore, non perdeva l’occasione.

Quando alla metà degli anni 70 arrivarono le radio libere, pirata prima private poi, l’intrattenimento “alla Boncompagni” era ormai cosa normale. Era ora di innovare la tv.
Lo aveva già fatto con Carosello, con una serie di réclame che facevano sorridere tutti ma non l’azienda: «naturalotto, se vesti Marzente», recitava assieme a Renzo all’unisono. E il nome storpiato della casa produttrice di confezioni maschili non faceva vendere vestiti. Cancellato dalla programmazione, incancellabile nella memoria.


La tv, dicevamo. Trasformata verso la fine dei 70 nella discoteca di Discoring, il “Top of the Pops” italiano. Lanciata nell’intrattenimento alternativo della Rete Due con Drim (i bambini dell’epoca si chiedevano come la figlia Barbara, all’esordio come conduttrice, potesse camminare a testa all’ingiù nella sigla...) o con Patatrac e le indimenticabili tre gemelle Trix, quelle di “C’est la vie”, una delle tantissime canzoncine stupidine ma irresistibili firmate con il fido Maestro Ormi. Ed erano già gli anni 80. C’erano altri tabù da spezzare: accendere la tv all’ora di pranzo (con la Carrà e la Bonaccorti, convincendo l’Italia ad affezionarsi a un barattolo di fagioli). Rivoluzionare il rito della domenica pomeriggio, portando «nelle case degli Italiani» l’ex regina sexy Edwige Fenech e centinaia di ragazzine di quell’età in bilico tra innocenza e malizia. Le sorelle maggiori di quelle destinate a segnare gli anni 90 con Non è la Rai, da Ambra con l’auricolare in poi. Un segno indelebile su tutta una generazione di ragazze che, ormai attorno ai 40, ancora conoscono a memoria la coreografia di “Please don't go”. Un terzo decennio di attività, una nuova rivoluzione.

Altri programmi arriveranno, altre provocazioni. Il divertimento di impersonare - per convinzione, per gusto dello scandalo o per diletto - il ruolo del burbero in tuta, pronto a rispondere sempre arguto e abrasivo a ogni domanda, ogni sollecitazione. Prendendosi un po' in giro, prendendoci un po' in giro. Come una volta, come sempre.

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