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Liberalizzazioni, nella «fase 2» i servizi locali

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Liberalizzazioni, nella «fase 2» i servizi locali

«Le azioni strategiche» indicate nel Programma nazionale di riforma (Pnr) 2017 sono 49, divise in sei capitoli: debito e finanza pubblica, tassazione/spesa/anti-evasione, credito, lavoro/welfare/produttività, investimenti/riequilibrio territoriale, competitività. Ma è un poker di riforme quello che - incrociando agenda di governo, richieste della Commissione europea e tempi parlamentari - è destinato a rappresentare la vera priorità da qui a fine anno, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la crescita. Concorrenza, cuneo fiscale, pubblica amministrazione e giustizia sono immediatamente sotto i riflettori, più defilati ma comunque di forte impatto ci sono il preannunciato decreto sull’energia e l’attuazione della delega per il contrasto alla povertà.

Concorrenza
È una delle debolezze sulle quali la Commissione europea ci ha più a lungo sferzato, anche nell’ultimo Rapporto-Paese. Dopo una serie di inenarrabili ostacoli, la legge annuale (la prima da quando esiste l’obbligo, istituito nel 2009) dovrebbe essere approvata al Senato alla fine di aprile con il ricorso al voto di fiducia. Entro giugno ci si attende il via libera definitivo alla Camera (fatte salve nuove “imboscate”). A stretto giro, già entro l’estate, il governo potrebbe tentare il rilancio con un secondo provvedimento, non più un Ddl ma un decreto legge. Vi potrebbero confluire la norma anti-scorrerie sulle scalate finanziarie e forse la riforma dei servizi pubblici locali già disegnata nella forma di un decreto legislativo della riforma Madia ma poi rimasta nel cassetto in seguito alla sentenza della Corte costituzionale dello scorso novembre. Nel testo potrebbero entrare anche un ritocco sul controllo delle farmacie da parte delle società di capitali e una clausola di garanzia in vista dell’abolizione del mercato tutelato dell’energia. La scelta definitiva di procedere per decreto dipenderà ovviamente anche dal clima politico e dalla possibilità per il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, di vincere le contrapposizioni del Pd targato Renzi sempre più forti nei confronti dei ministri “tecnici”. Ufficialmente, comunque, il governo ci crede, al punto che nelle stime sugli effetti macroeconomici delle riforme accoppia il Ddl attualmente al Senato al prossimo provvedimento: insieme determinerebbero un incremento del Pil dello 0,2% dopo cinque anni e dello 0,5% dopo 10 anni.

Cuneo fiscale
Il Pnr ufficializza l’obiettivo di intervenire con la manovra d’autunno per ridurre il cuneo fiscale, con un rafforzamento delle «misure strutturali di decontribuzione del costo del lavoro». Il riferimento è alle ipotesi di decontribuzione triennale per i neoassunti under 35. L’intenzione sarebbe quella di introdurre uno sgravio per tre anni a favore del primo impiego, che secondo prime simulazioni potrebbe portare a 50-60mila assunzioni aggiuntive di giovani. Solo sullo sfondo invece, almeno per ora, l’idea di arrivare successivamente a un taglio strutturale del cuneo, per tutti, vecchi e nuovi assunti, obiettivo massimo per tagliare il gap di competitività della nostra economia.

Pubblica amministrazione
Un capitolo nel quale la macchina legislativa è piuttosto avanti riguarda la riforma della Pubblica amministrazione, per il quale il Pnr registra un «tasso di implementazione» all’80% e un contributo potenziale alla crescita di cinque decimali in cinque anni. Sul punto, occorre distinguere il livello di «approvazione» da quello di effettiva «attuazione». Il primo vede 15 decreti legislativi in Gazzetta Ufficiale, uno in corso di pubblicazione e cinque in discussione, dai due su pubblico impiego e valutazione alle riforme di Aci/Pra, forze di polizia e vigili del fuoco, senza dimenticare i correttivi su partecipate e dirigenza sanitaria. Sul secondo livello, invece, si attendono ancora le prime scadenze chiave, da portare a casa comunque entro l’anno. Per esempio, ci sono da attuare i piani di razionalizzazione delle partecipate pubbliche e soprattutto l’avvio effettivo delle nuove prassi che spesso richiedono un complesso cambio di abitudini negli uffici pubblici.

Giustizia
I tempi parlamentari hanno fin qui spostato più volte in avanti le riforme della giustizia. Il 2017 potrebbe rivelarsi però l’anno giusto. La riforma del processo penale, con interventi su prescrizione e intercettazioni, è in ballo da due anni e ora è al Senato. Nel Pnr è fissato come obiettivo per l’approvazione il mese di giugno. Dovrebbe invece richiedere più tempo l’iter parlamentare di altre due riforme molto attese anche per gli impatti sulla produttività delle aziende: l’efficienza del processo civile, con le sezioni specializzate per l’impresa, e la nuova legge fallimentare, con l’introduzione di procedure come l’allerta e la revisione di istituti come il concordato e la ristrutturazione del debito. Il pacchetto giustizia, secondo le stime del Pnr, può valere un aumento di Pil dello 0,1% in cinque anni e dello 0,2% in dieci anni.

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