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Aumento dell’Iva, un rischio che incombe sui Governi (e sugli…

clausole di salvaguardia

Aumento dell’Iva, un rischio che incombe sui Governi (e sugli italiani) dal 2011

La partita delle clausole di salvaguardia si trascina dal 2011 e già sta diventando materia di confronto in vista della prossima legge di bilancio 2018 la cui partita entrerà nel vivo dopo l’estate. Misure che prevedono aumenti di imposte (Iva) che si accavallano fra loro, e che di fatto limitano la politica economica dei governi.

Il governo Berlusconi e la crisi dell’estate 2011
Nell’estate del 2011, con la crisi dei conti pubblici che avrebbe portato a novembre alla caduta del governo Berlusconi, il decreto legge 138/2011 dispone l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21% (che comporta un maggior gettito di 700 milioni nel 2011 e 4,2 miliardi annui dal 2012). Nella manovra è inserita anche una clausola di salvaguardia: se il governo non riesce a trovare, entro il 30 settembre 2012, 20 miliardi attraverso razionalizzazioni della spesa sociale, quelle risorse saranno reperite con un taglio delle agevolazioni fiscali o un aumento delle imposte indirette.

Monti e il Salva-Italia
Monti prende il posto di Berlusconi: con il decreto salva Italia di fine 2011, il governo guidato dal professore della Bocconi (per dare anche un segno ai mercati) decide di blindare la clausola di salvaguardia prevedendo un aumento dell’Iva di 2 punti percentuali: a partire da ottobre 2012 da 10 a 12 l’aliquota ridotta, e da 21 a 23 l’aliquota ordinaria; con un ulteriore aumento di 0,5 punti dal 2014 per arrivare a regime a 12,5 e 23,5%. Con il decreto sulla Spending Review dell’estate 2012 il governo decide però di posticipare l’aumento di due punti delle due aliquote al 1° luglio 2013 e fino al 31 dicembre 2013, con un effetto netto di 3,3 miliardi nel 2012, 6,6 nel 2013 e 9,8 per il 2014 e 2015. La misura è ulteriormente rafforzata con la legge di stabilità 2013 che dispone la sterilizzazione dell’incremento di un punto dell’Iva ordinaria per il 2013 e la completa sterilizzazione dell’aliquota ridotta a partire dallo stesso anno (con una diminuzione del gettito di 4,4 miliardi nel 2013 e 2,3 miliardi in ciascun anno del biennio successivo).

L’aumento dell’Iva di un punto con il governo Letta
Inizia la nuova legislatura nel 2013 e l’avvio travagliato si risolve con la nascita del Governo Letta, con l’appoggio, all’inizio, anche di Silvio Berlusconi. Il governo riesce a recuperare il miliardo necessario per posticipare dal 1° luglio al 1° ottobre l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, ma il venire meno dell’appoggio del Cavaliere al governo Letta porta con sé anche l’aumento dell’aliquota.

La sterilizzazione delle clausole con il governo Renzi
A febbraio 2014 entra in carica il governo Renzi. Il governo con la legge di stabilità per il 2015 riesce a sterilizzare l’aumento dell’Iva e delle accise. Tali misure avrebbero comportato un aumento del gettito di 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 miliardi nel 2017 e circa 22 nel 2018. A questi incrementi si aggiungono le maggiori entrate previste per le clausole di salvaguardia poste ancora prima, con la legge di stabilità 2014 (governo Letta), attraverso variazioni della aliquote e riduzioni delle agevolazioni e detrazioni vigenti, per 3,3 miliardi nel 2016 e 6,3 nel 2017. La manovra per il 2017 riesce a sterilizzare l’aumento Iva e accise che vale 15,3 miliardi per l’anno in corso, ma per il prossimo anno il governo Gentiloni (subentrato a Renzi proprio pochi giorni dopo l’ok definitivo alla legge di bilancio 2017) dovrà reperire 19,5 miliardi.



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