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Avanti con il risanamento ma la priorità resta il debito

L'Analisi|le audizioni sul def

Avanti con il risanamento ma la priorità resta il debito

Avanti piano sulla strada del risanamento ma senza perdere di vista il barometro dei mercati, che nei prossimi mesi potrebbe diventare assai capriccioso. Con linguaggio e narrazione economica simile, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il vicedirettore della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, nel corso delle audizioni sul Def hanno detto che per la politica economica italiana c'è ancora un “narrow path”, un sentiero stretto da percorrere: si tratta infatti di riuscire a ricondurre lo stock del debito pubblico in direzione di discesa in rapporto al Pil, senza stroncare una ripresa che c'è, ma che ancora non può certo dirsi florida.

Dice Bankitalia: visto che la ripresa internazionale sta aiutando anche il nostro paese a crescere un po' di più (nelle stime del governo la crescita potrebbe nei prossimi mesi rivelarsi anche più robusta di quell'1,1 per cento stimato per l'anno in corso) cogliamo l’occasione per ridurre deficit e debito pubblico. Non bisogna, infatti, dimenticare che negli ultimi giorni lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi ha oscillato intorno ai 210 dieci punti. I motivi sono tanti e non dipendono necessariamente da noi: il ciclo elettorale europeo che torna a far balenare la prospettiva di uno euro break up, le tensioni geopolitiche in giro per il mondo, l'ombra del protezionismo come ideologia in ascesa. Un'indicazione di prudenza minima consiglia grande attenzione a non farsi trovare impreparati se investitori e mercati dovessero improvvisamente decidere di riprezzare il rischio.

Aggiunge il ministro dell’Economia che, certamente, nelle intenzioni del governo c'è quella di disinnescare l’aumento dell'Iva nel 2018, previsto dalle clausole di salvaguardia, attuando una manovra alternativa. Ma, spiega «una volta confermata la volontà del governo di proseguire nel percorso di progressiva riduzione della pressione fiscale, resta la necessità di finanziare tale riduzione in modo permanente, così che i tagli siano credibili ed esprimano integralmente il loro potenziale beneficio nel consolidare la crescita dell'economia». Nei prossimi mesi, insomma, c'è innanzitutto la necessità di adottare misure di politica economica credibili. Nasce di qui la raccomandazione Bankitalia a tenere nel debito conto tutto il ventaglio degli strumenti di politica economica che oggi sono a disposizione. Dunque, sostiene via Nazionale «una riconsiderazione dell'ampio ventaglio delle aliquote Iva, non dovrebbe a questo stadio essere esclusa, così come è opportuno valutare la possibilità di razionalizzare e contenere le tax expenditures».

Quanto al sostegno della crescita, il governo potrebbe forse tenere in debito conto una considerazione che è venuta dall'Istat: gli investimenti pubblici, ha rimarcato Roberto Monducci, hanno continuato a ridursi per sette anni consecutivi. Forse, almeno in questo campo, non siamo condannati a un'epoca perenne di “vacche magre”.

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