Italia

Voucher, presentato il ddl Sacconi sul lavoro breve

al Senato

Voucher, presentato il ddl Sacconi sul lavoro breve

È un disegno di legge trasversale, sottoscritto da esponenti di maggioranza e opposizione, quello presentato dal presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Energie per l'Italia), poche ore prima della definitiva abolizione dei voucher. Un ddl che vuole colmare il vuoto creato con l’abolizione dei voucher per disinnescare il referendum chiesto dalla Cgil.

«La nostra proposta - ha spiegato Sacconi - verte su due pilastri: il primo è il fatto che è trasversale. Assieme a me, lo hanno sottoscritto Giancarlo Serafini (Fi), Hans Berger (Svp), Roberto Formigoni (Ap) e Franco Panizza (Autonomista tirolese). Ciò dimostra quanto sia sentita, da tutte le aree politiche, l’esigenza di colmare il vuoto che il governo lascia abolendo lo strumento dei voucher. Il secondo riguarda nel merito il modo di disciplinare la materia in modo semplice e efficace».

Due vie: lavoro breve e lavoro intermittente “liberalizzato”
La proposta, ha spiegato l’ex ministro, su «due vie complementari, i due pedali, il lavoro breve e il lavoro intermittente 'liberalizzato', prevalendo il secondo nel caso di lavori saltuari ma ricorrenti con gli stessi prestatori, soprattutto se in misura maggiore a quella consentita per il lavoro breve». Il testo prevede la comunicazione telematica, almeno 60 minuti prima, su idonea piattaforma Inps, l’assenza di qualificazione specifica della prestazione, il pagamento diretto e tracciabile, la neutralità fiscale del compenso». Per lavoro breve s'intendono tutte le prestazioni che con un singolo committente danno luogo a compensi non superiori a 900 euro in un anno. Se il prestatore è beneficiario di sussidi pubblici non può superare con più committenti la soglia di 2.000 euro.

Semplificazione dei contratti intermittenti
Il ddl dispone inoltre la semplificazione dei contratti di lavoro intermittente che vengono sottratti alla preventiva definizione dei casi di impiego da parte della contrattazione collettiva e liberati dai vincoli delle fasce di età dei prestatori e dei settori indicati dal Regio Decreto del 1923. «Sappiamo che per il futuro abbiamo di fronte due vie, o l'iniziativa parlamentare che si potrebbe trasformare in un decreto, o direttamente il decreto del governo». Il testo sarà posto come base di discussione.

© Riproduzione riservata