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Borsellino: ergastolo ai boss, condannati falsi pentiti

a 25 anni dalla strage

Borsellino: ergastolo ai boss, condannati falsi pentiti

La Corte d'assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, ha condannato all'ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati della strage in cui il 19 luglio 1992 persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque uomini della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Condannati a 10 anni i “falsi” pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. I giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato di calunnia contestato a Vincenzo Scarantino.


Il palermitano Madonia (cosca di San Lorenzo) sarebbe stato tra i mandanti dell'attentato mentre Tutino avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage.
I pentiti sarebbero autori del depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato del verdetto emesso dalla Corte d'assise, verrà avviato il processo di revisione, già chiesto dalla procura generale di Caltanissetta. Le accuse dei falsi collaboratori di giustizia Pulci e Andriotta sono state fondamentali per le loro condanne: da qui la contestazione della calunnia. Stesso reato contestato a Scarantino al quale, però, i giudici della Corte hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare false accuse: la concessione dell'attenuante ha comportato la prescrizione del reato. Ai familiari delle parti civili (familiari del magistrato e degli uomini della scorta) sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.

Il Borsellino quater
I pm Nico Gozzo (ora alla Procura generale di Palermo), Stefano Luciani e Gabriele Paci coordinati dal capo della Procura nissena Amedeo Bertone sono dunque riusciti a dimostrare in questo processo denominato “Borsellino quater”, che lo Stato aveva condannato ingiustamente sette persone all'ergastolo e a chiedere la condanna per strage dei due boss e dei tre pentiti (con Scarantino graziato dalla prescrizione).
La Corte d'assise cha appena emesso la sentenza ha trasmesso alla Procura di Caltanissetta i verbali delle udienze affinché valuti se in alcune deposizioni si possano ravvisare profili di reato e se ci siano elementi per nuovi spunti di indagine.

La strage di 25 anni fa
A 25 anni dalla strage ecco duque l'ultimo (per ora) tassello di un domino giudiziario costruito sulle menzogne innanzitutto, secondo l'accusa, dei pentiti Scarantino e Andriotta.
Il “Borsellino quater” ha messo a nudo devianze, mistificazioni e depistaggi. Pentiti ritenuti attendibili come Salvatore Cancemi, Mario Santo Di Matteo e Gioacchino La Barbera dissero di non conoscere Scarantino. La moglie di Scarantino scrisse a mezzo mondo che il marito era un visionario. Gli avvocati dei sette imputati che sarebbero stati condannati all'ergastolo e un ventennio dopo scagionati, hanno fatto mille volte presente la mancanza di riscontri alle dichiarazioni dei falsi pentiti. Quando Scarantino ammise di essersi inventato tutto, la sua ritrattazione venne confusa come la prova provata che Cosa nostra voleva far tacere chi l'aveva mandata al tappeto.
A far gettare la maschera a Scarantino ci ha pensato un altro pentito, Gaspare Spatuzza. Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, applicata a Caltanissetta fra il '92 e il '94 per indagare sulle stragi, oltre a ribadirlo in aula, aveva messo tutti in guardia nero su bianco: «Con il collega Roberto Sajeva scrivemmo che si stava imboccando una pista pericolosa, lo dicemmo al procuratore Tinebra, ai colleghi Anna Palma e Nino Di Matteo, lo segnalammo in una nota inviata anche alla Procura di Palermo». «Nei primi interrogatori abbiamo ritenuto che le dichiarazioni di Scarantino fossero genuine. Solo dopo abbiamo intuito che fossero inquinate», disse Di Matteo, citato come testimone.

La difesa degli ergastolani scagionati: che ha sbagliato dovrebbe chiedere scusa

Gli avvocati Rosalba Di Gregorio e Giuseppe Scozzola, parte civile in difesa di due degli ergastolani scagionati, hanno affermato: «Abbiamo sentito in questo processo una sfilza di magistrati e poliziotti. Ma nessuno è venuto a dire 'scusateci, abbiamo sbagliato', hanno tutti difeso il loro operato ed è questa la cosa che dà più fastidio. Avrebbero dovuto chiedere scusa agli imputati che si sono fatti ingiustamente e inutilmente anni di galera al 41 bis. Avrebbero dovuto chiedere scusa ai familiari delle vittime, che fino a oggi non hanno ottenuto la verità reale sui fatti, e avrebbero dovuto chiedere scusa al popolo italiano».

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