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La Polizia studia la telecamera che riconoscerà terroristi e banditi prima…

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La Polizia studia la telecamera che riconoscerà terroristi e banditi prima che agiscano

Oggi sono semplici telecamere in grado - se va bene - di far capire da dove è passato l’autore di un crimine prima di commetterlo e dove è fuggito dopo. Tra qualche anno, invece, le telecamere aiuteranno le forze di polizia a capire se un veicolo che stanno inquadrando si muove in modo sospetto e quindi potrebbe avere terroristi, rapinatori o comunque banditi che stanno facendo sopralluoghi o si stanno avvicinando a dove entreranno in azione. Così si potrebbe riuscire a bloccarli in tempo. In un futuro più lontano, si pensa addirittura di riuscire a fermare guidatori scorretti, drogati o ebbri, prima che provochino un incidente.

Sono scenari emersi nelle pieghe delle celebrazioni del 70esimo anniversario dalla fondazione della Polizia stradale, tenutesi al Palazzo Reale di Milano. Un modo per far capire, una volta di più, che la strada è il luogo da dove passa praticamente tutto, anche i criminali. Quindi, è qui che si creano molte tra le situazioni più pericolose, incidenti a parte. Non a caso, in questi 70 anni la Stradale ha avuto 369 caduti in servizio, che costituiscono la metà dei morti dell’intera Polizia nonostante gli «stradalini» ne siano appena il 10%.

70 anni di Polizia stradale

Così non è un caso se l’iniziativa per trovare un sistema che possa “predire” gli eventi criminosi sia stata affidata proprio alla Stradale. Che a giorni pubblicherà sul sito istituzionale della Polizia un invito alle università a partecipare a un concorso di idee. A quelle che aderiranno, verrà subito inviato un set di dati anonimi che riproducono il traffico reale dei veicoli transitati su un certo itinerario in un certo periodo. Le università avranno tempo fino alla fine di ottobre per studiarli e mettere a punto le loro proposte.

Potranno essere o software per individuare i veicoli sospetti o studi teorici che poi dovranno consentire di sviluppare software. La presentazione dei progetti avverrà in un convegno programmato appunto per fine ottobre. Poi tutto passerà a una commissione di esperti esterni scelti dalla Polizia.

Il principio-base è che chi percorre normalmente una strada, nella maggior parte dei casi, si sta recando da un punto a un altro. Chi invece sta preparando un crimine compie sopralluoghi e chi lo sta per commettere si muove comunque in un modo particolare. Sta alle università trovare il modo più efficace per selezionare nei flussi di traffico (con un’operazione tecnicamente chiamata data mining, cioè estrazione di dati come se fosse il minerale di una miniera) proprio quei veicoli che in teoria non sono guidati da cittadini impegnati nelle normali attività quotidiane. A regime, i mezzi sospetti verranno segnalati in tempo reale e i poliziotti in sala operativa analizzeranno subito le segnalazioni per capire se ci sono elementi per intervenire subito, prima che il crimine venga commesso.

Si può ipotizzare che le prime applicazioni pratiche possano essere messe in funzione nel giro di un paio di anni. Dopodiché i sistemi potrebbero evolversi per segnalare anche chi guida in modo pericoloso.

L’evoluzione della tecnologia insegna che questi, di per sé, non sono obiettivi impossibili da raggiungere. Bisognerà però garantire che i sistemi di rilevazione”intelligente” dei transiti si diffondano a sufficienza.

Nella situazione attuale, autostrade e superstrade a parte, la rilevazione avviene perlopiù con telecamere installate dai Comuni. E poche di queste sono “intelligenti”, perché solo di rado riescono a leggere i numeri di targa e a confrontarli in tempo reale con banche dati di veicoli in qualche modo sospetti. La dimostrazione di questo si ebbe all’inizio del 2016, quando una banda di criminali imperversò per una settimana in varie zone del Nord Italia su una potente e vistosa Audi gialla: alle tante telecamere che ormai punteggiano tutte le strade non poteva sfuggire, solo che l’analisi delle immagini spesso può avvenire solo in differita e senza sistemi che segnalino efficacemente le targhe sospette.

Dunque, la tecnologia poco potrà se la politica non risolverà i pluridecennali problemi di finanziamento delle iniziative e di coordinamento tra ministero dell’Interno e Comuni.

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