Italia

Passo necessario per evitare abusi ma per il giudizio conta l’applicazione

L'Analisi|focus

Passo necessario per evitare abusi ma per il giudizio conta l’applicazione

La legge sul biotestamento (che in realtà riguarda in maniera più ampia la gestione del fine vita nei malati terminali) è passata alla Camera grazie all’intesa fra Pd, M5S e Mdp. Dovrà poi andare al Senato, ma se quell’intesa regge non dovrebbero esserci difficoltà. Valutarla naturalmente non è facile, perché si tratta, come è inevitabile per leggi di questo tipo, di un testo di compromesso che ha cercato di tenere insieme più sensibilità e di non superare il confine delicato dell’eutanasia attiva. Di qui un testo non privo di incertezze di formulazione che si chiariranno soltanto nel tempo alla prova dell’utilizzo che verrà fatto di queste norme.

Sul piatto temi delicatissimi

Come si sa il terreno è scivoloso perché tocca un problema delicatissimo come il rapporto dell’uomo con la morte (e dunque col suo mistero) e di conseguenza si presta a tutte le manipolazioni narrative. Troppo facile calcare sul diritto a non soffrire senza scopo in casi estremi o contrapporgli il rischio che con quella scusa si possa trovare il modo di mettere fine per interessi poco nobili (o magari per ignoranza) a delle vite che possono ancora essere degne di continuazione. Pensare di risolvere tutto dietro lo schermo della libera scelta dell’individuo è semplicistico, perché naturalmente si può trattare di scelte fatte in momenti lontani da quello terminale e senza rendersi conto di ciò che veramente può significare quel momento.

Con legge un orizzonte per evitare abusi

Tuttavia va riconosciuto che non avere una normativa che si ponga il problema di regolare un passaggio delicato in cui può succedere di tutto, come sappiamo bene dalle cronache, è cosa positiva. Certo bisogna evitare l’integralismo di pensare che questioni così delicate, che si presentano con casistiche continuamente diverse e ciascuna peculiare, possano essere risolte semplicemente in base ad astratte categorizzazioni giuridiche. La legge può dare un orizzonte di riferimento ed evitare gli abusi per cui si cada nelle mani di un soggetto terzo che decide secondo i suoi pregiudizi.

Scienza medica e coscienza sociale

Questo ci fa ripetere che la legge andrà giudicata alla luce del contesto che ne guiderà l’applicazione e l’interpretazione (leggi che non necessitino di interpretazione sono assai rare). Entreranno in gioco molti fattori. Innanzitutto la scienza medica nel suo rapporto con la gestione della fine della vita, qualcosa che non è fissato per sempre, non fosse altro che per gli effetti degli sviluppi della ricerca. Poi la coscienza sociale che deve recuperare la capacità di dare senso e significato a questo difficile passaggio nell’esperienza umana (ed, è banale dirlo, su questo la mente umana si affanna da secoli). Infine, visto che siamo in Italia, ci sarà il problema del sistema giudiziario che già è stato chiamato a fare supplenza in assenza di normative in questo campo, ma che sarà richiesto di interpretare quelle nuove (con quel che ciò significa nel nostro attuale sistema di fare giurisprudenza).

Una volta di più dunque sarà questione di gestire in modo appropriato il passo avanti che si è fatto. Sarà molto meglio che bruciare tempo ed energie in sterili battaglie su pseudo-principi derivati dai diversi integralismi in campo.

© Riproduzione riservata